Sì, lo voglio! (Mc 1, 40-45)

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Sì, lo voglio!

Domenica 11 FEBBRAIO 2018
VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)​ Continua a leggere

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La verità


Vogliamo vedere Dio, ma la verità ci disturba. Strati di contraddizioni impediscono di lasciar fluire la forza vitale che ci abita. E, come diceva Agostino, la verità abita nell’uomo interiore. È uno strano condominio: da lei pretendiamo, ma le neghiamo ciò di cui ha diritto. Le chiediamo di pagare la manutenzione, ma ignoriamo i lavori che andrebbero avviati con urgenza. La verità è paziente, ma presenta il conto, prima o poi. Conviene versare da subito il nostro contributo.
Vogliamo vedere Dio; ma Lui si presenta se la verità non è soltanto una scomoda inquilina.

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La vera bellezza


Cos’è la bellezza? È difficile rispondere. Ci siamo fatti incantare tante volte. Alcune erano solo deviazioni, profanazioni volgari o velenose. La vita è un viaggio tortuoso verso una meta che sfugge di continuo, come se, su questa terra, l’oggetto del desiderio più profondo fosse inafferrabile. Solo, ogni tanto, c’è un guizzo, un flash, un‘illuminazione che mette sulla buona strada.
Da quando ho intravisto la bellezza vera non posso più scordarla: l’ho tradita, infangata, offesa, ma non l’ho dimenticata. Resta là, esperienza insuperabile, gioia della mia vita, respiro dell’anima. Non lasciarmi, non mi abbandonare. Io voglio Te, del resto non m’importa.

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La celebrazione eucaristica di domenica 11 febbraio sarà alle ore 16.00 al Santuario nuovo. Alla S.A.C.R.I. sarà alle ore 11.15.

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De-sidera


Il peggio è smettere di desiderare. Qualcuno, tuttavia, lo propone, anche nelle filosofie più note, anche in un certo modo di intendere la religione. Non desiderare per non soffrire, per non trasgredire, per non essere legati al proprio io.
Non c’è niente di più falso e nocivo. La vita è desiderio: se voglio ricevere il dono che mi arriva da lontano, dal Cielo, devo desiderare ardentemente.
Non facciamoci ingannare su una questione così decisiva. Impariamo, piuttosto, a dirigere il nostro desiderio, ad aprire il cuore a ciò che costruisce, e non a ciò che distrugge.
E, come per miracolo, cominceremo a vivere.

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Brindisi


Dio ne deve avere di pazienza. Lui è perfetto, mentre noi facciamo acqua da tutte le parti. Né vale dire: ci ha creati così. Siamo noi che guastiamo il suo lavoro.
Eppure, non tutto è perduto. Proprio niente, anzi. Basta alzarsi la mattina e cominciare da capo, prendere la vita che viene da lontano, passando nei secoli dei secoli, attraverso le generazioni precedenti, fino ai nostri genitori, che magari non ci hanno voluto. Che importa?
Ciò che conta è la vita che arriva: in origine è pura, invecchiata a dovere, pronta per essere servita.
Dài, brindiamo alla pazienza di Dio che non smette mai di sostenerci, anche quando diventiamo insopportabili.

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Cos’è


Cos’è che salva? Dove comincia un atto che strappa dal male e dove, invece, siamo ancora nei preamboli?
A volte pensiamo che le azioni salvifiche siano solo quelle indicate da dottrine e catechismi: la preghiera, i sacramenti, le opere di bene.
Ma chi ha detto che a salvare non sia anche il radersi la barba, un saluto al primo che si incontra, un parcheggio fatto tra le strisce?
Gesù ha vissuto tre decenni nella bottega del padre: ogni colpo di martello, ogni piallata o lucidata di legno erano un tocco, una spinta, un passo in più verso il nostro ingresso in paradiso.

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Siamo proprio sicuri?


Il Cristianesimo pretende troppo? Chiede di amare un Dio senza vederlo; di rispettare gente che non piace, al punto che gira la battuta: se questo non va bene, amerai il prossimo.
La fede è esigente, ci catapulta fuori di noi stessi: esci dalla tua terra, dice Dio ad Abramo, e in lui lo dice a noi, come fossimo un popolo chiamato a uscire dall’Egitto della propria volontà, la filautia dei Padri.
Sì, è difficile credere: sono pochi i profeti, i giusti del Primo Testamento, i santi del Nuovo.
Ma poi, un momento: siamo propri sicuri che il nostro sia un Dio che non si vede? Che il rapporto col Creatore cominci di là, in un regno che, detto fra noi, è così lontano?
No, Gesù è venuto qui, si è lasciato conoscere, guardare, toccare. Ha portato il paradiso sulla terra, un’anticipazione del futuro. Ma noi non ce ne siamo accorti.

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Sapevatelo. 14

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Il pane senza Dio (Mc 1, 29-39)

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Il pane senza Dio

Domenica 4 FEBBRAIO 2018
V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)​ Continua a leggere

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