Controllare l’olio (Mt 25, 1-13)

da qui

Controllare l’olio

Domenica 12 NOVEMBRE 2017
XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO- anno A Continua a leggere

Annunci
Pubblicato in Omelie | Lascia un commento

Imitazioni


“L’imitazione di Cristo” è il titolo di un libro. In che senso va inteso? È possibile imitare Gesù? Di che genere di imitazione può trattarsi?
Un genio, in questo campo, fu Alighiero Noschese, che si metteva in modo straordinario nei panni degli altri, al punto, forse, di perdere se stesso (morì suicida). Nel suo caso, si parla di imitazione parodistica, il cui obiettivo è far ridere la gente.
Un altro tipo è quello motivato da un sentimento di profonda ammirazione, che dà luogo a comportamenti emulativi: pensiamo a tutti i fenomeni di “scuola”, in arte, musica, letteratura.
Entrambe le modalità si confanno al nostro tema.
Ci riduciamo, a volte, a parodia di Gesù: vorremmo ricalcarne le caratteristiche e facciamo solo ridere. Ipocrisia, affettazione, senso di superiorità, sono alcune della sbavature che tradiscono una distanza abissale dal modello.
L’imitazione-ammirazione finisce ugualmente in un vicolo cieco: con le nostre forze non arriveremo mai a riprodurre lo stile di vita del Maestro.
Come uscire da questa aporia?
Gesù sa che se cerchiamo di imitarlo, diventiamo velleitari o ridicoli, per questo ci indica una strada alternativa. È come se dicesse: guardami negli occhi, parlami; vuoi che non risponda a una persona che amo?
Proviamo a seguire questa via: incrociando il suo sguardo, sentendo la sua voce nel profondo, sarà impossibile non essergli discepoli.

Pubblicato in Short stories | Lascia un commento

Trova l’intrusa

Immagine | Pubblicato il di | Contrassegnato | Lascia un commento

Un piede in paradiso


Capita d’essere preoccupati della propria immagine, di tenerci ad apparire in una certa maniera, e guai se qualcosa incrina questo schema.
Sappiamo che ciò dipende dai meccanismi di difesa messi in opera per gestire i problemi: traumi, fallimenti, mancanza d’amore reale o percepita.
Vivere, così, diventa faticoso, logorante, per la paura che qualcuno o qualcosa smentisca la falsa perfezione.
Nella preghiera, giorno dopo giorno, si fa strada una modalità diversa, alternativa: davanti a Gesù, sperimentiamo la bellezza di essere noi stessi, nella miseria dei limiti, ma anche nei pregi che vengono da Lui. Non abbiamo più bisogno di nasconderci.
È allora che di fronte agli altri troviamo la vera consistenza: non più nei maldestri tentativi di difenderci o apparire, ma nell’aprirci alle virtù che fanno spazio all’Essere: la fede, l’amore, l’umiltà, la speranza, la pazienza, la mitezza, la sobrietà, la sapienza, la purezza, l’adesione alla vera identità.
Queste chiavi spalancano la porta del tesoro che, com’è noto dagli aneddoti rabbinici, non si trova chissà dove, in capo al mondo, ma sotto la stufa della nostra cucina. È qualcosa che ricorda di Dio. E quando accade, siamo già con un piede in paradiso.

Pubblicato in Short stories | Lascia un commento

La sora maritata


Abbiamo spesso occasione di manipolare testi: sostituire, aggiungere o sottrarre parole a ciò che ci capita di leggere o sentire. A volte si tratta di semplice ignoranza. In chiesa c’è un catalogo curioso di sfondoni biblici: la lettera ai gelati o ai tessalocinesi, che san Paolo non ha mai scritto; il dialogo di Gesù con la sora maritata (i bambini, col dialetto romanesco, sono una fonte inesauribile di neologismi); fino a sfociare in versetti salmici degni di un libro a luci rosse: la preghiera del povero penetra le nubili.
Ma le alterazioni più insidiose sono quelle apparentemente nobili e sottili, dettate, per esempio, dal punto di vista dell’esegeta o dell’assiduo frequentatore della Bibbia.
Prima della seconda conversione, sono stato modernista. Spezzavo le parabole in due parti: una proveniva da Gesù – la più ottimista e generosa -, l’altra era frutto della Chiesa, che bastonava senza tanti complimenti, minacciando l’uditore.
Oggi non dico che i biblisti abbiano preso abbagli ad ogni passo, ma mi convince sempre meno l’idea che il Cristo sia stato il dolce cantore di una salvezza garantita e che solo più tardi si sia cominciato a propinare una visione rigorosa del giudizio finale.
Le voci che ci arrivano, in questo tempo di grande confusione, ci lasciano sempre più basiti: ai tempi di Gesù non c’erano registratori, quindi non sappiamo cos’abbia detto veramente; Cristo non è morto per i nostri peccati, ma per motivi economici; la colpa originale è un’invenzione di menti pervertite e sado-masochiste; l’inferno non esiste; la Pasqua non è fondativa, ma dimostrativa dell’effetto del bene.
Se Gesù non fosse risorto, si rivolterebbe nella tomba.
Morale della favola: la Scrittura è Sacra perché trascende le manomissioni. Rispettiamola, e persino una sora maritata potrà indicarci il cammino da seguire.

Pubblicato in Short stories | Lascia un commento

Parto


Dio soffre. Eh eh, non mi fregate. Con questa storia che è perfetto, che può ssere solo felice, che bla bla e bla, vorreste farmi credere che se ne sta là beato, incurante dei drammi dei suoi figli, di quelli a cui ha pensato da sempre e di cui, da quando li ha portati all’esistenza, non può fare a meno.
Mi direte: quello che soffre, dei Tre, è Gesù. Vi rispondete da soli: se soffre il Figlio, soffre pure il Padre.
Domani – domenica – a quest’ora, starò tornando da Torino. Sarò stanco del viaggio, anche se ci saremo dati il cambio con Raimondo, o con uno dei fratelli. Mi chiederò se mio cugino Paolo, mia zia, abbiano avuto qualche specie di conforto da questa nostra breve vicinanza. Avrò negli occhi la bara di Nino, i fiori, la gente che dirà poche parole: si stringeranno mani, si abbracceranno parenti, amici e conoscenti con cui da anni non ci s’incontrava. Penserò ancora a cosa deve essere passato nella testa di Nino, per spingerlo a finirla contro un treno in arrivo. Penso al sobbalzo, in quel momento, di Gesù il sofferente.
Non mi venite a dire che Dio può solo essere felice, che un istante prima che Nino saltasse non abbia avuto una fitta insostenibile nel suo cuore di madre.
C’è un pensiero che si affaccia, che torna e ritorna; e si sa che i pensieri che ritornano, che non smettono di bussare alla porta, sono quelli che scendono dall’alto. Il pensiero che tutta la preghiera, mia, dei miei, delle persone che ci amano, e in noi amano Nino, abbiano reso quell’urto simile a un abbraccio, quell’impatto terribile un incontro col dolore del Dio in croce. Del Dio che soffre e partorisce, proprio come una madre, la salvezza.

Pubblicato in Short stories | 1 commento

Il tocco


Quello che hai fatto è eterno. È questo che ci frega. Circoscriviamo le vicende nel tempo che fu, le idealizziamo in immagini dai contorni logori, come foto antiche a cui lanciamo, al massimo, uno sguardo distratto, un pensiero più superstizioso che profondo.
Così ci sfuggi, non sei mai un corpo vivente che ci guarda, si avvicina, si rende disponibile per una confidenza, uno sfogo, parole in libertà.
L’eterno non rientra nei nostri parametri: è un’idea che fatica a farsi strada, troppo lontana dagli interessi contingenti. Siamo tesi a reagire all’immediato, a difenderci dagli altri, ad attaccarli; la legge della giungla è entrata nelle case, negli uffici, persino nelle chiese e nei locali di comunità cosiddette religiose.
Ma tu sei eterno: oggi hai predicato oggi, stamattina sei stato schernito e flagellato, sei morto in croce adesso e sei risorto qui, davanti a me, con un corpo trafitto di luce, che mi accarezza e mi unifica all’istante, rimette insieme i cocci della mia carcassa d’uomo.
Devo avvertire gli altri, farglielo capire, in qualche modo.
Intanto lo scrivo qui, su questo schermo che si sta riempendo della tua presenza viva.

Pubblicato in Short stories | Lascia un commento

Nei panni degli altri


Proviamo, ogni tanto, a mescolare le carte, a metterci nei panni degli altri.
Siamo il barista che ha aperto da un pezzo, mentre io scrivo qui, parcheggiato in attesa che la porta dello studio dentistico si apra. Siamo l’operaio che si prepara a uscire – è già partito, forse –, per lavorare al palazzo alla mia destra, seminascosto dalle impalcature allestite da tempo immemorabile. Siamo il passante che sfiora la mia auto e getta uno sguardo verso il tipo strano che scrive sull’iPad. Siamo l’assassino che ripassa il piano criminale con cui vuole perpetrare un furto, una vendetta, un delitto commissione da qualcuno. Siamo il bambino che fa colazione, incassa distratto le raccomandazioni della madre e si avvia verso l’incognita dell’incontro con gli altri, delle preoccupazioni di non essere all’altezza. Siamo la donna delle pulizie che già si vede alle prese con letti da rifare, bagni da rendere brillanti, mamme o manager che le danno istruzioni sincopate. Siamo il barbone che barcolla, già ubriaco, sul ciglio della strada, con la barba ispida, unta da secoli. Siamo il malato che si sveglia ancora con il suo dolore, dopo il sogno effimero d’essere guarito. Siamo il medico che organizza il funerale per il fratello suicida, lanciatosi un mattino contro il treno. Contatterà, a Torino, un prete come me, concorderà un orario compatibile col viaggio di andata e ritorno, da concludere in giornata, gli chiederà se posso celebrare, o sarà il parroco stesso a suggerirlo, per evitare una messa complicata.
Siamo me, che sto pensando a cosa dire, a come mettermi nei panni di chi ha perso una parte di se stesso.

Pubblicato in Short stories | Lascia un commento

Nino


In questo libro ci sono tante cose che uno neanche s‘immagina. Alcune vorrei cancellarle, come la morte di mio cugino, che ha deciso di togliersi la vita. Eravamo lontani e non ci sentivamo, ma ora che è morto mi sembra di sentirlo qui, vicino a me, come un amico ritrovato. La morte è una sorella che, invece di dividere, ci unisce.
Siamo molto presi dalla vita. Ci impegniamo allo spasimo per rispondere agli appelli, per essere all’altezza del compito affidato, vigilare sulle perdite di tempo, la dispersione di energie, l’uscire dai binari.
Ma qualcosa ci sfugge. Mio cugino è morto proprio sui binari: un binario vivo diventato morto, all’improvviso.
Si è svegliato in una stazione misteriosa, dove i treni sono stelle o nuvole, e hanno la forma incerta dei sogni. Chiederà al capostazione dove si trovi e se ci sia una corsa che porti nella direzione opposta alla tristezza, che a volte ci prende senza lasciarci il tempo di reagire, di organizzare una difesa. Anzi, ci suggerisce di mettere un punto a questa lunga frase che è la vita, in cui si annida il timore e il desiderio del silenzio.
Vedrai, Nino, che le nostre preghiere accenderanno il tabellone, e tu salterai, felicemente, su un treno che ha la Luce come ultima fermata.

Pubblicato in Short stories | 3 commenti

Sorgente


Ci vediamo ogni tanto, con regolarità. Loro hanno perso un figlio ma non ne parliamo, perché ne parla il cuore, con la sua voce bassa, impercettibile, lasciando tracce nei gesti e nello sguardo. Da quella volta, ogni abbraccio è un segno di consolazione, come se la ferita richiedesse cure, controlli, il rinnovo di disinfettanti, garze, cerotti, le informazioni sulla sensibilità dell’area, l’entità del dolore, i progressi nella mobilità dell’arto.
Tutto in silenzio. O meglio, parlando d’altro, lasciando che la realtà sollevi, almeno un poco, il velo di tristezza che è un vestito a lutto, liso e stinto dal tempo.
Ma sarebbe un errore pensare che tutto rimanga come prima: ogni volta, dagli occhi, traspare un guizzo in più, la sensazione che un angolo dell’antica ferita sia guarito, la pelle riformata, la normalità meno lontana. Il vuoto si riempie lentamente, come la goccia che cadeva nel secchio dal tetto della chiesa, che neanche la ditta più agguerrita riusciva a riparare: come se la pioggia fosse, in realtà, una visita di Dio, una sorgente zampillante dal deserto della nostra povertà, che può solo mendicare una speranza d’altri mondi, di un Cuore esperto di risurrezioni.

Pubblicato in Short stories | Lascia un commento