Spiritualità al Santuario

Questo è il fine che mi sono prefisso a Lourdes nel 1930, quando scrissi e lasciai ai piedi della Madonna la mia lettera: il Santuario di Castel di Leva sarà un centro di profonda e alta spiritualità”. (don Umberto Terenzi, 25 marzo 1958).

Queste parole di don Umberto Terenzi, fondatore del Santuario del Divino Amore, mostrano il cammino da compiere e la meta da raggiungere.

Un centro spirituale è lo sbocco necessario di una realtà sorta per attirare le persone alla fede e rafforzarle in essa.

La venerazione di Maria, qui, si fonda su un’attrazione radicata nel popolo romano, riconoscente per la salvezza della città al tempo della seconda guerra mondiale: la Madonna intervenne perché Roma non fosse distrutta dai nazisti in fuga. 

La tradizione dei pellegrinaggi registrò un nuovo impulso, così come il moltiplicarsi delle messe, delle confessioni e delle benedizioni.

Questo nucleo originario indica la via per il sorgere di un centro spirituale. Vediamo, punto per punto, le sue possibili caratteristiche.

  1. Ringraziare

La parola Eucaristia deriva da un verbo greco che significa ringraziare: in paradiso ringrazieremo, dunque sarà questa la nostra identità definitiva. Non si fa in eterno qualcosa per cui non si è stati creati. Nel momento in cui ringraziamo, ci accorgiamo di quello che abbiamo ricevuto. La vita si comprende in questa prospettiva: al di fuori del dono, chi siamo? Proviamo angoscia quando non riconosciamo questo dato di fatto: la vita diventa un cercare significati che sfuggono, perché non fondati sulla verità.

L’Eucaristia è una memoria continua di ciò che siamo veramente. Essere se stessi significa ricordarsi di avere a che fare con un dono: il pellegrino comincia un cammino che, dall’egoismo di una natura ferita dal peccato, lo conduce all’amore, frutto della grazia.

Una parte essenziale della celebrazione eucaristica è la predicazione, che orienta alla via che è Cristo, ossia alla pace, alla gioia, all’umiltà, alla fede, alla speranza e alla carità.

Il grazie è una terapia: guarisce dalle patologie del non essere, sempre presenti in una società segnata dall’eliminazione di ogni riferimento spirituale. È questo che bisogna predicare e vivere.

Che fare?

Scuola di ringraziamento 

Scuola di predicazione

  • 2. Riconciliarsi

Il Santuario del Divino Amore è uno dei pochi luoghi di Roma dove più sacerdoti sono contemporaneamente disponibili per la confessione, che permette di riconciliarsi con Dio, con gli altri e con se stessi. La vita è segnata da conflitti, innanzitutto interiori. Il combattimento fra la carne e lo spirito, di cui parla san Paolo, è un dato inevitabile della nostra esistenza. Alcune parole di Gesù fanno riflettere, in questo senso: “Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario”. È facile constatare come quell’avversario spesso siamo noi, chiamati a trovare un accordo tra forze che si contrastano, a scoprire equilibri che solo la grazia garantisce.

Se l’Eucaristia è sorgente di ringraziamento, la confessione è fonte di pace. Chiunque passi per il Santuario del Divino Amore nota un clima di pace che favorisce l’accesso all’esperienza del perdono. I verbi della carne sono tre: pretendere, possedere, giudicare. Orientarsi verso lo spirito vuol dire procedere nella direzione opposta, quella dell’accoglienza, del dono e del perdono. Solo così si scopre la verità del testamento di Gesù: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace”.

Che fare?

Scuola del perdono

Vie di riconciliazione (psicologica e spirituale)

La pace del cuore

  • 3. Camminare

Il pellegrinaggio non è solo un’esperienza fisica, ma anche spirituale: significa passare all’altra riva, per dirla con Gesù, avviare un percorso che porta dalla carne allo spirito, dall’egoismo all’amore, dall’io al Tu. In questo senso, rimane un punto di riferimento essenziale il libro dell’ebreo Martin Buber, Il cammino dell’uomo, anche per il rimando a quel tesoro che cerchiamo chissà dove e che si trova, invece, sotto la stufa della nostra cucina, ossia in noi stessi. Da sempre la devozione popolare ha intuito questa verità, sintetizzata nella vocazione di Abramo: “Esci dalla tua terra  e va’ verso te stesso (lech lecha)”. Solo mettendoci in cammino verso l’Altro, solo superandoci, possiamo ritrovarci. Il pellegrinaggio ha questo senso.

Che fare?

Il pellegrinaggio: realtà e simbolo 

La vita come cammino

Scuola di relazione 

L’arte della Pasqua

Aprire sentieri (l’abito su misura)

  • 4. Adorare

Il santuario garantisce per tutta la giornata l’adorazione eucaristica. Che cos’è, questa, se non il riconoscimento che il nostro centro non si trova in noi stessi, ma nell’Altro? Fermarsi davanti al Santissimo è fare memoria di un Dio che si cura di noi, e lo dimostra con la Sua azione nell’esistenza quotidiana. La memoria dell’amore, ricordano i Padri, è il fondamento della vita spirituale. Se voglio essere me stesso, non posso dimenticare di esserci perché Qualcuno mi ha voluto e si occupa di me. 

L’adorazione mi permette di trovare l’eterno nel tempo, di superare lo stress e la nevrosi degli obiettivi materiali e di aprirmi a una dimensione più vicina alla mia vera identità.

Praticare l’adorazione significa riconoscere che la vita cristiana non è solo impegno, ma anche accoglienza di una Presenza necessaria.

Che fare?

Scuola di adorazione 

Contemplazione nell’azione

Iniziazione al silenzio 

La preghiera come dialogo personale

  • 5. Benedire

Dio dice bene di noi: è questo il fondamento della serenità e della gioia. Possiamo rispettarci e amarci solo se Qualcuno ci rispetta e ci ama. Questo Qualcuno è Dio. La benedizione ci ricorda che non dobbiamo scoraggiarci per i giudizi degli altri, perché c’è Uno che ci ama senza condizioni, che dice bene di noi anche quando tutti sono contro. È facile trovare conferme nel Vangelo: dalla chiamata di Levi all’incontro con Zaccheo, via via fino al capolavoro di accoglienza che è la parabola del Padre misericordioso. Se Dio dice bene di me, la mia vita può cominciare di nuovo ogni momento, anche quello finale, come dimostra l’episodio del cosiddetto buon ladrone. Le persone, spesso, capiscono più dei sacerdoti l’importanza della benedizione: prendono da essa la forza e il coraggio di proseguire nel cammino della vita. Il senso della fede del popolo di Dio va in modo istintivo verso il dire bene del Padre.

Che fare?

Imparare a dire bene

  • 6. Guardare a Maria

Maria è l’anima del Centro spirituale del Santuario del Divino Amore: è Lei il canale della grazia, ricevuta da Dio. La sua unione con lo Spirito Santo ne fa la maestra e la custode della fede.

Il Santuario del Divino Amore può diventare, grazie a Lei, luce che illumina, oltre la città di Roma, il mondo intero.

Che fare?

Santuario come luogo di evangelizzazione e formazione per giovani e adulti. 

Ritiri, esercizi spirituali, convegni e iniziative che favoriscano la crescita nel dialogo.

Accompagnamento spirituale per singoli, coppie e famiglie. 

Sbocchi di volontariato.

Conclusione

È difficile realizzare tutto questo? Certamente. Il principio dev’essere quello della gradualità. Un passo alla volta si arriva lontano. E nulla è impossibile a Dio, come l’angelo ricorda a Maria.

Di fabrizio centofanti

https://gesuperatei.wordpress.com https://lapoesiaelospirito.wordpress.com https://youtu.be/wnH1GlOPZk0

3 commenti

  1. Un sogno, quello di don Umberto, che non muore ma continua a vivere e palpitare nei cuori, scintilla di un disegno più alto, di un progetto che si realizzerà, prima o poi.

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