5 passaggi per superare la solitudine

1. La solitudine può essere un problema, soprattutto quando la avvertiamo come un’ingiustizia, un’offesa da parte degli altri, un abbandono. Ci sentiamo rifiutati, e non ci diamo pace. Perché cercano gli altri e non me? Cosa ho di cosi respingente?
2. Quando ragioniamo così, vuol dire che ci diamo troppa importanza: gli altri non perdono tempo a elaborare una raccolta di motivi per cui dovrebbero evitarci. Se mi considero il centro del mondo, mi basta che qualcuno non mi saluti come voglio per sentirmi ferito.
3. Un buon esercizio, quando crediamo di essere evitati, è osservare gli altri: non mi capiscono? Provo a capirli io. Non mi valorizzano? Cercherò di farlo io. In questo modo, crescerà in me  l’interesse per il prossimo, che me lo farà sentire più vicino.
4. L’essere umano vuole essere ascoltato. Se lo faccio, avrà verso di me un atteggiamento positivo, cercherà in me una compagnia. Tante solitudini dipendono dal fatto che non vogliamo essere i primi a porgere l’orecchio, ci aspettiamo che comincino gli altri.
5. Stiamo per comprendere che la solitudine non dipende dagli altri, ma da noi. Più siamo disposti a dare, più riceviamo. È una legge che caratterizza tutti gli aspetti della vita. Non vuoi soffrire la solitudine? Alzati e vai a fare compagnia a qualcuno. Siamo 7,7 miliardi, sulla terra.

Informazioni su fabrizio centofanti

E’ laureato in Lettere moderne con una tesi su Italo Calvino. Prima della vocazione sacerdotale è stato collaboratore di Mario Petrucciani nella cattedra di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Numerosi suoi saggi e recensioni sono stati pubblicati in quegli anni su “Letteratura italiana contemporanea”, Rivista quadrimestrale di studi sul Novecento, diretta da Giorgio Petrocchi e Mario Petrucciani e “La Discussione”. Suo un saggio su Leopardi e Rebora inserito nella raccolta di Atti del convegno di Ancona sull’autore di Recanati, dal titolo Leopardi e noi. La vertigine cosmica. Edizioni Studium, a cura di A. Frattini, G. Galeazzi e S. Sconocchia. Ha partecipato a diversi convegni letterari fino al giorno in cui è entrato in seminario. E’ sacerdote diocesano a Roma dal 1996, parroco dal 2005. Ora opera al Santuario della Madonna del Divino Amore, nel campo della spiritualità e dell’approfondimento della sacra scrittura. Studioso dei vangeli, tiene da molti anni una Lectio divina settimanale. Ha pubblicato: - un volume su Calvino (Italo Calvino. Una trascendenza mancata. Istituto Propaganda Libraria, 1993. (Nel 25° anniversario della morte è uscito per i tipi della Clinamen.) - uno su Rebora (Il segreto del poeta. Clemente Rebora: la santità che compie il canto. L’immagine interiore dagli appunti sul messale, Milano, Istituto Propaganda Libraria, 1987) - numerosi saggi e articoli di natura letteraria. - Le parole della felicità, edito dalla Laurus Robuffo, 2005. - il libro di racconti Guida pratica all’eternità, Effatà editrice, Torino, 2008. - Pret(re) à portér, Effatà, 2010. - Non superare le dosi consigliate, Effatà, 2011. Nel 2011, la casa editrice Effatà ha pubblicato il primo romanzo, Ecco l’uomo. Il secondo, del 2012, Nessuno è più importante di te, è uscito con Amazon. Un saggio su Rebora si trova in Marino Magliani, Il magazzino delle alghe, Eumeswil 2010. Ha pubblicato, nel 2012, il volume di poesie Nomen omen. Con Clinamen ha pubblicato, nel 2012, il romanzo E’ la scrittura, bellezza! Per Effatà, nel 2012, il romanzo Stelle. Per Clinamen, nel 2013, il romanzo Yehoshua. Per Effatà pubblica ancora, nel 2013, Salva L'anima e Il Vangelo come non l'avete mai letto. E’ tra i fondatori della rivista “L’Attenzione”. E’ fondatore, insieme con Franz Krauspenhaar, del blog collettivo La poesia e lo spirito (http://lapoesiaelospirito.wordpress.com), dove attualmente scrive. Le omelie sono raccolte nel blog Gesù per atei.
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2 risposte a 5 passaggi per superare la solitudine

  1. S&R ha detto:

    “Oh! Maestro, fa che io non cerchi tanto:
    Ad essere compreso, quanto a comprendere.
    Ad essere amato, quanto ad amare
    Poichè:
    È dando, che si riceve:
    Perdonando che si è perdonati;
    Morendo che si risuscita a Vita Eterna.”

    S. Francesco d’Assisi

  2. Anna Maria Travaini ha detto:

    AM T ore 12,24 pm. Caro Don quando parli di solitudine, penso che tu parli di quella dell’anima perche’ si puo ‘ essere soli anche tra mille persone..Quando mori’ Alberto le persone non capivano:per consolarmi dicevano: tu sei fortunata perche’ hai 4 figli e 1 nipote. Si e’ vero ,ma la solitudine e’ un’altra, non puoi piu condividere niente con il tuo uomo, sei sola nella tua camera.Diciamo poi che in quel periodo ero molto distaccata da Dio. Alberto morendo mi aveva pregato dioccuparmi di tutto, specialmente dei figl.io.cosi’ ho fatto, poi a un certo punto.ho preso a fare il mese Mariano al DA. Tu sai benissimo come e’ finita, la.mia solitudine e’ del tutto passata. Grazie

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