Anebe/Katebe (Mt 5, 1-12)

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Anèbe/katèbe
Giovedì 1 NOVEMBRE 2018

TUTTI I SANTI (ANNO B)

Dal vangelo di MATTEO cap.5, vv.1-12
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

❶ GESÙ, VEDENDO LE FOLLE.
L’AMORE VEDE.
È l’amore che apre gli occhi e permette di vedere oltre le apparenze.
Tra i molti episodi nella Bibbia che confermano questa verità, quello dei discepoli di Emmaus è forse il più chiaro di tutti. Gesù entra con loro nella casa, prende il pane, lo spezza, e l’evangelista dice: “si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero” (Lc 24, 31).
GESÙ COMPIE IL GESTO DELLA CONDIVISIONE, CHE È IL GESTO PER ECCELLENZA DELL’AMORE, E GLI OCCHI SI APRONO, PERCHÉ SOLO L’AMORE APRE GLI OCCHI.
Anche il cieco di Gerico guarisce perché per la prima volta è stato avvicinato con amore.

❷ SALÌ SUL MONTE.
ABBIAMO BISOGNO DI UN’ALTRA PROSPETTIVA.
Con una prospettiva “terra-terra” che si appiattisce sulla superficie delle cose, non capiamo niente della vita.
LA VITA SI CAPISCE SOLO GUARDANDO LE COSE DAL CIELO.
Infatti Gesù, quando ci insegna la preghiera dice: “Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra”.
Lo ribadisce solennemente a Nicodemo: “In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio”. (Gv 3, 3).
DOBBIAMO GUARDARE LA VITA CON GLI OCCHI DI GESÙ.
E per fare questo, dobbiamo “tenere lo sguardo fisso su Gesù” (Eb 12, 2).

❸ SI POSE A SEDERE.
Gli ebrei sanno bene che si mette a sedere colui che insegna.
DOBBIAMO FERMARCI PER CAPIRE.
È una verità che viene annunciata nell’episodio di Marta e Maria di Betania. Mentre Maria, seduta ai piedi del Signore, ascolta la sua parola, Marta non sa fermarsi e Gesù le dice: “Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno” (Lc 10, 41).
NON DOBBIAMO MOLTIPLICARE LE COSE DA FARE, MA DOBBIAMO APRIRE L’ORECCHIO E INTENSIFICARE L’ASCOLTO DEL MAESTRO: QUESTO È CIÒ CHE CONTA.

❹ SI AVVICINARONO A LUI.
Se vogliamo ricevere qualcosa nella vita, dobbiamo avvicinarci a Gesù.
I Padri dicevano che l’uomo è fatto di tre dimensioni: corpo, anima e spirito.
LA NOSTRA VITA È UN VIAGGIO DAL CORPO ALLO SPIRITO.
Se viviamo solo dei sensi esterni, non capiremo LA VITA, CHE SI COMPRENDE SOLO DALL’INTERNO.
La parola battesimo significa “immersione”.
SOLO SE CI IMMERGIAMO NEL PROFONDO POSSIAMO CAPIRE LA VITA PERCHÉ DIO È NEL PROFONDO, nella settima stanza del “Castello Interiore” di S. Teresa.

❺ SI MISE A PARLARE.
LA PAROLA DI DIO CI SPIEGA LA VITA.
La radice della parola “santità”, vuol dire “separazione”: DOBBIAMO SEPARARCI DALLA MENTALITÀ SUPERFICIALE DEL MONDO E ANDARE PIÙ NEL PROFONDO.
Nell’episodio di Zaccheo, si dice che Zaccheo salì sull’albero; in greco “salì” si dice: “anèbe”. Gesù gli dice: “scendi subito”, e Zaccheo scese, in greco: “katèbe”.
Ebbene, ANÈBE E KATÈBE È LA FORMULA MAGICA DELLA VITA: noi ci arrampichiamo sugli specchi per capire la vita, ma non la capiamo, perché dobbiamo scendere nel profondo. 
I SANTI SONO COLORO CHE NON SI SONO ACCONTENTATI DELLA SUPERFICIALITÀ DEL MONDO MA SONO SCESI NEL PROFONDO.
Chiediamo allora l’intercessione dei nostri amici, perché possiamo finalmente GUARDARCI DENTRO, DOVE LA SOCIETÀ NON VUOLE CHE GUARDIAMO, perché se ci guardiamo dentro diventiamo noi stessi, liberi dai condizionamenti culturali e consumistici, e dalla mentalità di appiattimento sociale.
LIBERI DI CERCARE LA FELICITÀ NEL PROFONDO, IN DIO.

Informazioni su fabrizio centofanti

E’ laureato in Lettere moderne con una tesi su Italo Calvino. Prima della vocazione sacerdotale è stato collaboratore di Mario Petrucciani nella cattedra di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Numerosi suoi saggi e recensioni sono stati pubblicati in quegli anni su “Letteratura italiana contemporanea”, Rivista quadrimestrale di studi sul Novecento, diretta da Giorgio Petrocchi e Mario Petrucciani e “La Discussione”. Suo un saggio su Leopardi e Rebora inserito nella raccolta di Atti del convegno di Ancona sull’autore di Recanati, dal titolo Leopardi e noi. La vertigine cosmica. Edizioni Studium, a cura di A. Frattini, G. Galeazzi e S. Sconocchia. Ha partecipato a diversi convegni letterari fino al giorno in cui è entrato in seminario. E’ sacerdote diocesano a Roma dal 1996, parroco dal 2005. Ora opera al Santuario della Madonna del Divino Amore, nel campo della spiritualità e dell’approfondimento della sacra scrittura. Studioso dei vangeli, tiene da molti anni una Lectio divina settimanale. Ha pubblicato: - un volume su Calvino (Italo Calvino. Una trascendenza mancata. Istituto Propaganda Libraria, 1993. (Nel 25° anniversario della morte è uscito per i tipi della Clinamen.) - uno su Rebora (Il segreto del poeta. Clemente Rebora: la santità che compie il canto. L’immagine interiore dagli appunti sul messale, Milano, Istituto Propaganda Libraria, 1987) - numerosi saggi e articoli di natura letteraria. - Le parole della felicità, edito dalla Laurus Robuffo, 2005. - il libro di racconti Guida pratica all’eternità, Effatà editrice, Torino, 2008. - Pret(re) à portér, Effatà, 2010. - Non superare le dosi consigliate, Effatà, 2011. Nel 2011, la casa editrice Effatà ha pubblicato il primo romanzo, Ecco l’uomo. Il secondo, del 2012, Nessuno è più importante di te, è uscito con Amazon. Un saggio su Rebora si trova in Marino Magliani, Il magazzino delle alghe, Eumeswil 2010. Ha pubblicato, nel 2012, il volume di poesie Nomen omen. Con Clinamen ha pubblicato, nel 2012, il romanzo E’ la scrittura, bellezza! Per Effatà, nel 2012, il romanzo Stelle. Per Clinamen, nel 2013, il romanzo Yehoshua. Per Effatà pubblica ancora, nel 2013, Salva L'anima e Il Vangelo come non l'avete mai letto. E’ tra i fondatori della rivista “L’Attenzione”. E’ fondatore, insieme con Franz Krauspenhaar, del blog collettivo La poesia e lo spirito (http://lapoesiaelospirito.wordpress.com), dove attualmente scrive. Le omelie sono raccolte nel blog Gesù per atei.
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