Una risata


Meglio prenderla a ridere, si dice.
Siamo tentati, a volte, di ridere su tutto: sulle promesse del governo, le imprecazioni degli automobilisti, gli incidenti domestici di poco conto, i personaggi propinatici nelle pagine dei giornali o nei talk show. Ridere della prosopopea di chi si crede qualcuno, di noi stessi, quando siamo incapaci di comprendere e di amare. Ridere di tutto, fuorché delle disgrazie: come quando sorpresero quei due a ridacchiare dopo il terremoto, perché fiutavano l’affare. Impossibile ridere del male che tormenta il mondo, che schiaccia le persone, un male per cui è lecito soltanto piangere, patire, condividere.
Qual è il confine tra ciò che giustifica una risata liberante e ciò che chiede silenzio perché l’altro è me stesso, ed è mia quella carne sofferente, impossibile da consolare?
Mi ricordo di Zaccheo: cosa ha provato Gesù, scorgendo l’uomo di bassa statura appollaiato sull’albero in attesa di vederlo, e impegnato a nascondersi, nello stesso tempo, agli occhi della gente? Secondo me, ha riso. E ridendo di Zaccheo, ha riso di noi tutti, commedianti goffi sul palcoscenico del mondo, consunto e sgangherato.
Potesse raggiungerci il sorriso di Cristo, donandoci il senso delle proporzioni, affidandoci a un destino più consono alla nostra dignità di esseri creati a immagine e somiglianza dell’Altissimo. Solo così una risata non potrebbe seppellirci, ma ci farebbe risorgere, rinascere dall’alto. Solo così vivremmo all’altezza di noi stessi, e non saremmo il solito circo di nani e ballerine.

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Informazioni su fabrizio centofanti

E’ laureato in Lettere moderne con una tesi su Italo Calvino. Prima della vocazione sacerdotale è stato collaboratore di Mario Petrucciani nella cattedra di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Numerosi suoi saggi e recensioni sono stati pubblicati in quegli anni su “Letteratura italiana contemporanea”, Rivista quadrimestrale di studi sul Novecento, diretta da Giorgio Petrocchi e Mario Petrucciani e “La Discussione”. Suo un saggio su Leopardi e Rebora inserito nella raccolta di Atti del convegno di Ancona sull’autore di Recanati, dal titolo Leopardi e noi. La vertigine cosmica. Edizioni Studium, a cura di A. Frattini, G. Galeazzi e S. Sconocchia. Ha partecipato a diversi convegni letterari fino al giorno in cui è entrato in seminario. E’ sacerdote diocesano a Roma dal 1996, parroco dal 2005. Ora opera al Santuario della Madonna del Divino Amore, nel campo della spiritualità e dell’approfondimento della sacra scrittura. Studioso dei vangeli, tiene da molti anni una Lectio divina settimanale. Ha pubblicato: - un volume su Calvino (Italo Calvino. Una trascendenza mancata. Istituto Propaganda Libraria, 1993. (Nel 25° anniversario della morte è uscito per i tipi della Clinamen.) - uno su Rebora (Il segreto del poeta. Clemente Rebora: la santità che compie il canto. L’immagine interiore dagli appunti sul messale, Milano, Istituto Propaganda Libraria, 1987) - numerosi saggi e articoli di natura letteraria. - Le parole della felicità, edito dalla Laurus Robuffo, 2005. - il libro di racconti Guida pratica all’eternità, Effatà editrice, Torino, 2008. - Pret(re) à portér, Effatà, 2010. - Non superare le dosi consigliate, Effatà, 2011. Nel 2011, la casa editrice Effatà ha pubblicato il primo romanzo, Ecco l’uomo. Il secondo, del 2012, Nessuno è più importante di te, è uscito con Amazon. Un saggio su Rebora si trova in Marino Magliani, Il magazzino delle alghe, Eumeswil 2010. Ha pubblicato, nel 2012, il volume di poesie Nomen omen. Con Clinamen ha pubblicato, nel 2012, il romanzo E’ la scrittura, bellezza! Per Effatà, nel 2012, il romanzo Stelle. Per Clinamen, nel 2013, il romanzo Yehoshua. Per Effatà pubblica ancora, nel 2013, Salva L'anima e Il Vangelo come non l'avete mai letto. E’ tra i fondatori della rivista “L’Attenzione”. E’ fondatore, insieme con Franz Krauspenhaar, del blog collettivo La poesia e lo spirito (http://lapoesiaelospirito.wordpress.com), dove attualmente scrive. Le omelie sono raccolte nel blog Gesù per atei.
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3 risposte a Una risata

  1. marilena7 ha detto:

    Qualunque sia la motivazione che fa sorridere Gesù, e’ straordinario soltanto immaginare il Suo Volto sorridente, anche se provocato dalla nostra goffaggine e dai nostri inciampi, il sorriso più bello e illuminante, perfettamente esteso sul Suo viso, Gesù deve averlo quando incontra la nostra anima che smette di nascondersi, e fa di tutto per piacergli, quanta gioia deve provare per il dono riconosciuto e corrisposto della Sua vita!

  2. “Il sorriso di Dio che fa risorgere”. Bella espressione che diventa certezza per chi in mezzo alla tempesta della propria vita ha incontrato nel sorriso di Dio un’ancora di salvezza. E se, come scriveva François Rabelais “rire est le propre de l’homme” Dio, che si è fatto uomo ne ha assunto anche questa caratteristica umana, arricchita però dalla sua Divinità.
    Il sorriso di Dio va oltre la nostra umanità perché ricco di amore e di misericordia per condurci su pascoli erbosi ed acque tranquille (salmo 23) perché il sorriso di Dio non può che essere un

    • “Il sorriso di Dio che fa risorgere”. Bella espressione che diventa certezza per chi in mezzo alla tempesta della propria vita ha incontrato nel sorriso di Dio un’ancora di salvezza. E se, come scriveva François Rabelais “rire est le propre de l’homme” Dio, che si è fatto uomo ne ha assunto anche questa caratteristica umana, arricchita però dalla sua Divinità.
      Il sorriso di Dio va oltre la nostra umanità perché ricco di amore e di misericordia per condurci su pascoli erbosi ed acque tranquille (salmo 23) perché il sorriso di Dio non può che essere un sorriso di pace, di serenità, di quiete: quell’ancora di Salvezza nella nostra vita tempestosa.

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