La borsa


È difficile che stiano dentro un ordine le cose della vita. Le vedi tracimare qua o là, t’impegni a infilarcele di nuovo, ma senza risultato: è come uno borsa piena fino all’orlo, che rifiuta ogni carico ulteriore. È una questione da risolvere, perché occorrono criteri efficaci per dirigere il flusso vitale verso il bene. Scegli norme più elastiche, e almeno in apparenza più capienti: allarghi la borsa, per restare nella metafora iniziale. Ma incombe il momento in cui vedrai apparire di nuovo un bitorzolo, un pennacchio, uno spuntone.
Probabilmente, il problema non è stipare tutto lo stipabile, ma accumulare con maggiore oculatezza, discernere tra ciò che è degno di restare e ciò che invece può essere perduto.
La vita è togliere: il monachesimo insegna che si può essere felici quando avanzano una cella, un tavolo, il tempo per pregare e lavorare. Allora, miracolosamente, la borsa diventa sufficiente, anzi, c’è spazio per un libro, un ombrello portatile, una custodia per gli occhiali.
Nell’era dei centri commerciali, quello che occorre è presto detto: vai, vendi quello che hai e dallo ai poveri; poi vieni e seguimi.
Ma di fronte al Vangelo, siamo presi da una frenesia di fuga, infiliamo ansiosamente roba su roba in una borsa che comincia a creparsi, a sfilacciarsi, a esplodere…
Rimangono, alla fine, due sole prospettive: la borsa o la vita, la quantità o la qualità, il superfluo o l’essenziale.

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Informazioni su fabrizio centofanti

E’ laureato in Lettere moderne con una tesi su Italo Calvino. Prima della vocazione sacerdotale è stato collaboratore di Mario Petrucciani nella cattedra di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Numerosi suoi saggi e recensioni sono stati pubblicati in quegli anni su “Letteratura italiana contemporanea”, Rivista quadrimestrale di studi sul Novecento, diretta da Giorgio Petrocchi e Mario Petrucciani e “La Discussione”. Suo un saggio su Leopardi e Rebora inserito nella raccolta di Atti del convegno di Ancona sull’autore di Recanati, dal titolo Leopardi e noi. La vertigine cosmica. Edizioni Studium, a cura di A. Frattini, G. Galeazzi e S. Sconocchia. Ha partecipato a diversi convegni letterari fino al giorno in cui è entrato in seminario. E’ sacerdote diocesano a Roma dal 1996, parroco dal 2005. Ora opera al Santuario della Madonna del Divino Amore, nel campo della spiritualità e dell’approfondimento della sacra scrittura. Studioso dei vangeli, tiene da molti anni una Lectio divina settimanale. Ha pubblicato: - un volume su Calvino (Italo Calvino. Una trascendenza mancata. Istituto Propaganda Libraria, 1993. (Nel 25° anniversario della morte è uscito per i tipi della Clinamen.) - uno su Rebora (Il segreto del poeta. Clemente Rebora: la santità che compie il canto. L’immagine interiore dagli appunti sul messale, Milano, Istituto Propaganda Libraria, 1987) - numerosi saggi e articoli di natura letteraria. - Le parole della felicità, edito dalla Laurus Robuffo, 2005. - il libro di racconti Guida pratica all’eternità, Effatà editrice, Torino, 2008. - Pret(re) à portér, Effatà, 2010. - Non superare le dosi consigliate, Effatà, 2011. Nel 2011, la casa editrice Effatà ha pubblicato il primo romanzo, Ecco l’uomo. Il secondo, del 2012, Nessuno è più importante di te, è uscito con Amazon. Un saggio su Rebora si trova in Marino Magliani, Il magazzino delle alghe, Eumeswil 2010. Ha pubblicato, nel 2012, il volume di poesie Nomen omen. Con Clinamen ha pubblicato, nel 2012, il romanzo E’ la scrittura, bellezza! Per Effatà, nel 2012, il romanzo Stelle. Per Clinamen, nel 2013, il romanzo Yehoshua. Per Effatà pubblica ancora, nel 2013, Salva L'anima e Il Vangelo come non l'avete mai letto. E’ tra i fondatori della rivista “L’Attenzione”. E’ fondatore, insieme con Franz Krauspenhaar, del blog collettivo La poesia e lo spirito (http://lapoesiaelospirito.wordpress.com), dove attualmente scrive. Le omelie sono raccolte nel blog Gesù per atei.
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Una risposta a La borsa

  1. Raimondo ha detto:

    Sì deve tornare alla semplicità. Via il superfluo, via le cose inutili soprattutto se non si usano.
    Svuotare il cuore da tutta l’immondizia inutilmente accumulata. Fa male…ma quanto spazio lascia all’amore che il Signore vuole travasare !

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