Quello che la chiesa ha capito in 2000 anni di storia

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Quello che la Chiesa ha capito in 2000 anni di storia

Domenica 7 MAGGIO 2017
IV DOMENICA DI PASQUA – anno A

Dal vangelo di Giovanni cap. 10, vv. 1-10
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: 1″In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante.
2Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. 3Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. 4E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce.
5Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei”.
6Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
7Allora Gesù disse loro di nuovo: “In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. 8Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati.
9Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo.
10Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.

❶ Il buon Pastore chiama tutte le pecore per nome.
Don Mario Torregrossa diceva che DIO FA PER OGNUNO DI NOI UN ABITO SU MISURA.
Una delle 6 tappe del “Cammino dell’uomo” di Martin Buber, consiste proprio nel “CAMMINO PARTICOLARE” (“È compito di ogni uomo CONOSCERE BENE VERSO QUALE CAMMINO LO ATTRAE IL PROPRIO CUORE e poi scegliere quello con tutte le forze…perché con OGNI UOMO VIENE AL MONDO QUALCOSA DI NUOVO che non è mai esistito, qualcosa di primo e unico”).
È un pensiero molto provocatorio e stimolante, in una società di massa come la nostra, che fa di noi una “marmellata” indistinta, che elimina differenze e peculiarità originali e irripetibili.
Questo è molto bello, perché vuol dire che DIO VUOLE CHE OGNUNO DI NOI SIA SE STESSO, che ognuno sia vero, autentico, consapevole dei talenti che gli sono stati affidati per farli fruttare (Mt 25, 14-30).
Il cammino da compiere, allora, è TORNARE A ESSERE SE STESSI, secondo l’ordine di Dio ad Abramo: “Va’ verso te stesso”.
E CIÒ CHE CONSENTE DI RITROVARCI CON NOI STESSI È L’AMORE DI DIO.

❷ Gesù dice: “Sono venuto perché abbiano la vita, e l’abbiano in abbondanza”.
Noi magari pensiamo ad un criterio quantitativo, ma CON DIO IL CRITERIO È QUALITATIVO: LA VITA AL PIÙ ALTO LIVELLO.
Nella vita di un cristiano qual è questa vita, qual è la cosa più importante?
Gesù risorto, va dai suoi discepoli e ripete la stessa cosa: “pace a voi!”.
VUOL DIRE CHE LA “PACE” È LA COSA PIÙ IMPORTANTE, ma non la pace come la intendiamo noi, come assenza di conflitti, ma lo “shalom” (nei vangeli il termine greco è “eirênê”) che esprime l’idea di un benessere integrale, di una completezza di gioia: la nostra “felicità”.
È UNA GIOIA CHE VIENE SOLO DALL’UNIONE CON DIO, cioè dall’accogliere l’amore del Padre e riversarlo ai fratelli, come ci ha assicurato Gesù stesso: “Si è più felici nel dare che nel ricevere!” (Atti 20, 35).
LA FELICITÀ PUÒ VENIRE SOLO DALL’UNIONE CON DIO, da quel rapporto che ci fa assomigliare al Padre praticando un amore simile al suo, come ci ha assicurato Gesù: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14, 23). L’unione con Dio si attua quando accogliamo Dio, che entra nella nostra vita per aumentare la nostra capacità di amare. Quindi la felicità non consiste in ciò che possediamo o in quello che gli altri possono fare per noi, ma in ciò che noi facciamo per gli altri, nella misura con cui ci doniamo agli altri, forti dell’amore ricevuto dal Padre.

❸ Gesù dice: “Io sono la porta delle pecore”.
Il tempio di Gerusalemme aveva molte porte, e una di queste si chiamava “la porta delle pecore”.
SE VOGLIAMO ENTRARE IN CONTATTO CON DIO, non basta entrare in una chiesa, ma DOBBIAMO ENTRARE ATTRAVERSO GESÙ, il Dio che si fa uomo per mostrarci il vero volto di Dio.
La donna malata di emorragie dice: “Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò salvata. Gesù si voltò, la vide e disse: “Coraggio, figlia, la tua fede ti ha salvata”. E da quell’istante la donna fu salvata. ” (Mt 9, 21-22). Trasgredendo la legge, tocca il lembo del mantello e viene guarita.
Lo stesso testimonia Marco: “E dovunque giungeva, in villaggi o città o campagne, ponevano i malati nelle piazze e lo pregavano di potergli toccare almeno la frangia del mantello; e quanti lo toccavano guarivano” (Mc 6, 56).
Hanno capito che accogliere Gesù, dona loro la guarigione, restituisce loro la vita.
L’ultima domanda del “Cammino dell’uomo” è: “DOVE ABITA DIO?” E la risposta è: “DIO ABITA DOVE LO SI LASCIA ENTRARE. Ma lo si può lasciar entrare solo là dove ci si trova realmente, dove si vive, e dove si vive una vita autentica”.
Lo dice anche l’Apocalisse: “Ecco: STO ALLA PORTA E BUSSO. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap 3, 20).
Il Signore non forza mai la porta: non ci obbliga, ma rispetta la nostra libertà e anche Lui chiede il permesso di entrare. STA A NOI APRIRE LA PORTA A GESÙ.

❹ “Chi non entra per la porta è un ladro e un brigante”.
Dio è colui che dà: può solo dare per amore.
Il contrario di Dio è chi prende, chi si appropria, chi si impossessa, chi si impadronisce, chi sottrae.
Noi CI TROVIAMO DI FRONTE AD UN BIVIO: POSSIAMO DECIDERE DI ESSERE FIGLI DI DIO, E ALLORA SAREMO PERSONE CHE DANNO; ALTRIMENTI SAREMO GENTE CHE PRENDE, CHE PRETENDE, CHE ESIGE, che si aspetta dagli altri.
LA NOSTRA VITA È SEGNATA O DA UN ORIENTAMENTO ALL’AMORE O DA UN ORIENTAMENTO ALL’EGOISMO.
Questo è il dilemma: rubare o condividere.
È lo stesso dilemma posto da Gesù: “Nessuno può servire due padroni… Non potete servire Dio e la ricchezza” (Lc 16, 13). O mettiamo la nostra sicurezza in Dio impegnandoci a condividere quello che siamo e quello che abbiamo con chi non ha, perché ci fidiamo del Padre, oppure ci affidiamo ad accumulare denaro, a come prenderlo, a come fare soldi.

❺ Dice Gesù: “Un estraneo non lo seguiranno”.
Dobbiamo sapere chi seguire.
Nel colloquio di Gesù con Pilato, Gesù dice a Pilato: “chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce”. (Gv 18, 37): solo chi è dalla parte della verità, chi è disposto ad aprirsi alla verità, che è Gesù stesso (“Via, verità e vita” Gv 14, 6), può accogliere il suo messaggio.
Questa verità che è Gesù, deve essere annunciata e formulata nelle verità di fede.
IL CATECHISMO È TUTTO QUANTO LA CHIESA HA CAPITO IN 2.000 ANNI DI STORIA, GRAZIE ALLO SPIRITO SANTO.
Allora dobbiamo evitare tutte le scorciatoie del buonismo, degli inganni teologici, dei giochi di prestigio pastorali: la nostra identità ci è donata dal Signore e dalla Chiesa che gli rimane fedele, che si lascia guidare dalla sua voce, che resta intatta nei millenni, perché “Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre” (Eb 13, 8).

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Informazioni su fabrizio centofanti

E’ laureato in Lettere moderne con una tesi su Italo Calvino. Prima della vocazione sacerdotale è stato collaboratore di Mario Petrucciani nella cattedra di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Numerosi suoi saggi e recensioni sono stati pubblicati in quegli anni su “Letteratura italiana contemporanea”, Rivista quadrimestrale di studi sul Novecento, diretta da Giorgio Petrocchi e Mario Petrucciani e “La Discussione”. Suo un saggio su Leopardi e Rebora inserito nella raccolta di Atti del convegno di Ancona sull’autore di Recanati, dal titolo Leopardi e noi. La vertigine cosmica. Edizioni Studium, a cura di A. Frattini, G. Galeazzi e S. Sconocchia. Ha partecipato a diversi convegni letterari fino al giorno in cui è entrato in seminario. E’ sacerdote diocesano a Roma dal 1996, parroco dal 2005. Ora opera al Santuario della Madonna del Divino Amore, nel campo della spiritualità e dell’approfondimento della sacra scrittura. Studioso dei vangeli, tiene da molti anni una Lectio divina settimanale. Ha pubblicato: - un volume su Calvino (Italo Calvino. Una trascendenza mancata. Istituto Propaganda Libraria, 1993. (Nel 25° anniversario della morte è uscito per i tipi della Clinamen.) - uno su Rebora (Il segreto del poeta. Clemente Rebora: la santità che compie il canto. L’immagine interiore dagli appunti sul messale, Milano, Istituto Propaganda Libraria, 1987) - numerosi saggi e articoli di natura letteraria. - Le parole della felicità, edito dalla Laurus Robuffo, 2005. - il libro di racconti Guida pratica all’eternità, Effatà editrice, Torino, 2008. - Pret(re) à portér, Effatà, 2010. - Non superare le dosi consigliate, Effatà, 2011. Nel 2011, la casa editrice Effatà ha pubblicato il primo romanzo, Ecco l’uomo. Il secondo, del 2012, Nessuno è più importante di te, è uscito con Amazon. Un saggio su Rebora si trova in Marino Magliani, Il magazzino delle alghe, Eumeswil 2010. Ha pubblicato, nel 2012, il volume di poesie Nomen omen. Con Clinamen ha pubblicato, nel 2012, il romanzo E’ la scrittura, bellezza! Per Effatà, nel 2012, il romanzo Stelle. Per Clinamen, nel 2013, il romanzo Yehoshua. Per Effatà pubblica ancora, nel 2013, Salva L'anima e Il Vangelo come non l'avete mai letto. E’ tra i fondatori della rivista “L’Attenzione”. E’ fondatore, insieme con Franz Krauspenhaar, del blog collettivo La poesia e lo spirito (http://lapoesiaelospirito.wordpress.com), dove attualmente scrive. Le omelie sono raccolte nel blog Gesù per atei.
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