Ci sono sensi e sensi (Mt 4, 1-11)

da qui

DOMENICA 3 MARZO 2017
(I DOMENICA DI QUARESIMA – anno A)

Dal vangelo di Matteo cap. 4, vv. 1-11
In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. 2Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. 3Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: “Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane”. 4Ma egli rispose: “Sta scritto:
Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio “.
5Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio 6e gli disse: “Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti:
Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo
ed essi ti porteranno sulle loro mani
perché il tuo piede non inciampi in una pietra “.
7Gesù gli rispose: “Sta scritto anche:
Non metterai alla prova il Signore Dio tuo “.
8Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria 9e gli disse: “Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai”. 10Allora Gesù gli rispose: “Vattene, Satana! Sta scritto infatti:
Il Signore, Dio tuo, adorerai:
a lui solo renderai culto “.
11Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

❶ LA TENTAZIONE VIENE DALL’ESTERNO.
La tentazione, come dimostra il brano di Vangelo appena letto, viene dall’esterno, QUINDI DOBBIAMO CUSTODIRE L’INTERNO.
I Padri della Chiesa dicevano che il nostro cuore è come il Paradiso terrestre, fatto per la pace, per la gioia. Ma in questo Paradiso terrestre si può insinuare il serpente, il pensiero cattivo.
Per questo DOBBIAMO CUSTODIRE IL NOSTRO CUORE, mantenendolo libero dalle passioni negative e in pace. Dobbiamo avere la stessa cura che si ha per la “settima stanza” (la zona più intima della nostra coscienza, dove abita Gesù) del “Castello interiore” di S. Teresa d’Avila, perché, come diceva S. Agostino: “Dio è più intimo a noi di noi stessi”.

❷ GESÙ RIFIUTA IL MIRACOLISMO.
Di fronte all’invito a gettarsi dal pinnacolo del tempio per farsi sorreggere dagli angeli (il diavolo cita il SALMO 91), e dunque all’invito ad esibire la propria divinità, Gesù oppone un rifiuto. GESÙ COMPIE MIRACOLI SOLO QUANDO SERVONO AL BENE DELL’ALTRO. Quindi rifiuta il successo mondano, l’ansia di ricevere approvazione, che è una tentazione alla quale la Chiesa è sempre esposta.
Matteo ci ricorda il monito di Gesù, perché quanti sono alla ricerca dei miracoli, di segni prodigiosi, sono esposti alla seduzione dei falsi profeti e cadono facilmente in inganno: “sorgeranno infatti falsi messia e falsi profeti e daranno segni e prodigi per ingannare, se possibile, gli eletti” (Mt 24, 24).
Ma LA CHIESA NON DEVE PIACERE AL MONDO, anzi Gesù a questo proposito dice: “Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti” (Lc 6, 26).
Una Chiesa che piace al mondo non gli fa alcun bene, perché non abbiamo bisogno di una Chiesa che si muova col mondo, ma di una Chiesa che muova il mondo.

❸ Confrontando il vangelo con la prima lettura, emerge la differenza tra la mentalità di Dio e quella del demonio.
Nel libro del Genesi, IL DEMONIO dice ad Adamo ed Eva: “Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste (del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino) si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male”(Gen 3, 5); quindi FA LEVA SUL PECCATO PIÙ PERICOLOSO: LA SUPERBIA.
La superbia è infatti il più pericoloso dei vizi, perché porta a disprezzare gli altri e a ritenersi superiori. Svalutare gli altri e sopravvalutare se stessi tende a mettere in primo piano la propria persona e interferisce nella capacità di amare Dio e gli altri.
Invece GESÙ, IL FIGLIO DI DIO, DIVENTA UOMO, PASSANDO PER LA VIA DELL’UMILTÀ.
Questo significa che PER TORNARE AD ESSERE QUELL’IMMAGINE DI DIO CHE NOI SIAMO, DOBBIAMO PASSARE ATTRAVERSO L’UMILTÀ, la regina di tutte le virtù.​
Secondo Gesù, SENZA UMILTÀ NON SI VA DA NESSUNA PARTE.
Infatti l’unica volta che lui si propone come modello, si definisce proprio in questo modo: “imparate da me, che sono mite e umile di cuore” (Mt 11, 29).
Quindi Gesù ci fa riscoprire quell’immagine di Dio che noi siamo attraverso la forza di un amore che si mette a servizio degli altri.

❹ Questa pagina ci dice chiaramente che NON POSSIAMO UTILIZZARE DIO PER I NOSTRI SCOPI.
Spesso noi preghiamo per ottenere ciò che ci interessa.
Ma Gesù dice: “Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!”(Lc 11, 13).
QUANDO PREGHIAMO DOBBIAMO CHIEDERE NON “LE COSE”, MA LO SPIRITO SANTO.
La sua azione, dal momento che Dio è amore, andrà in direzione dell’amore, porterà vita, aprendoci sempre di più al Progetto che Dio ha per ognuno di noi.
LA NOSTRA FEDE SI PUÒ CAPIRE SOLO A PARTIRE DALLA PERSONA, non dalle cose che vogliamo possedere.
LA NOSTRA FEDE È UN INCONTRO TRA PERSONE, non consiste in cose da chiedere: un cammino che è frutto di una sinergia tra noi e Dio, un incontro del nostro impegno con l’opera dello Spirito Santo.

❺ Gesù ha fame.
Ma oltre alla voce della carne C’È UNA FAME PIÙ DECISIVA: “Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”. ​
Dobbiamo avere fame della Parola di Dio perché è questa parola che ci dice chi siamo, dove andiamo, che senso ha la nostra vita. E questa fame ce la può dare l’amore, perché l’amore ha sempre fame.
Il motivo per cui la Parola di Dio è indispensabile sta nel fatto che la nostra meta sono i pensieri e i sentimenti di Gesù, incarnati nella nostra personalità e nella nostra storia.
Noi dobbiamo LASCIARE CHE GESÙ COMPIA UNA PURIFICAZIONE DEI NOSTRI DESIDERI.
Noi spesso abbiamo desideri carnali, ma dobbiamo PASSARE DAI SENSI CARNALI AI SENSI SPIRITUALI, perché è lì che possiamo trovare noi stessi.
Infatti spesso desideriamo cose sbagliate, ciò che non è capace di soddisfarci pienamente, di farci crescere.
La nostra mente, se è frammentata in tanti desideri effimeri, diventa come un fiume che si disperde in mille rivoli perdendo la sua identità e il suo scopo.
Allora fuggire la trappola dei falsi desideri, magari lì per lì più comodi e appaganti, significa tendere alla sola cosa che può riempire il nostro vuoto: l’amore di Dio, come diceva S. Agostino: “il nostro cuore è inquieto, Signore, finché non riposa in te”.
Avremmo bisogno di una scuola del desiderio, perché è importante desiderare le cose giuste: il bello, il buono, il vero, in modo che i nostri desideri procedano nella direzione contraria alle nostre ossessioni, in modo da trovare la nostra autentica identità, che corrisponde all’immagine che da sempre Dio si è fatto di ciascuno di noi.

Questo è il cammino di quaresima: passare dai sensi carnali ai sensi spirituali, per vincere la tentazione del maligno.

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Informazioni su fabrizio centofanti

E’ laureato in Lettere moderne con una tesi su Italo Calvino. Prima della vocazione sacerdotale è stato collaboratore di Mario Petrucciani nella cattedra di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Numerosi suoi saggi e recensioni sono stati pubblicati in quegli anni su “Letteratura italiana contemporanea”, Rivista quadrimestrale di studi sul Novecento, diretta da Giorgio Petrocchi e Mario Petrucciani e “La Discussione”. Suo un saggio su Leopardi e Rebora inserito nella raccolta di Atti del convegno di Ancona sull’autore di Recanati, dal titolo Leopardi e noi. La vertigine cosmica. Edizioni Studium, a cura di A. Frattini, G. Galeazzi e S. Sconocchia. Ha partecipato a diversi convegni letterari fino al giorno in cui è entrato in seminario. E’ sacerdote diocesano a Roma dal 1996, parroco dal 2005. Ora opera al Santuario della Madonna del Divino Amore, nel campo della spiritualità e dell’approfondimento della sacra scrittura. Studioso dei vangeli, tiene da molti anni una Lectio divina settimanale. Ha pubblicato: - un volume su Calvino (Italo Calvino. Una trascendenza mancata. Istituto Propaganda Libraria, 1993. (Nel 25° anniversario della morte è uscito per i tipi della Clinamen.) - uno su Rebora (Il segreto del poeta. Clemente Rebora: la santità che compie il canto. L’immagine interiore dagli appunti sul messale, Milano, Istituto Propaganda Libraria, 1987) - numerosi saggi e articoli di natura letteraria. - Le parole della felicità, edito dalla Laurus Robuffo, 2005. - il libro di racconti Guida pratica all’eternità, Effatà editrice, Torino, 2008. - Pret(re) à portér, Effatà, 2010. - Non superare le dosi consigliate, Effatà, 2011. Nel 2011, la casa editrice Effatà ha pubblicato il primo romanzo, Ecco l’uomo. Il secondo, del 2012, Nessuno è più importante di te, è uscito con Amazon. Un saggio su Rebora si trova in Marino Magliani, Il magazzino delle alghe, Eumeswil 2010. Ha pubblicato, nel 2012, il volume di poesie Nomen omen. Con Clinamen ha pubblicato, nel 2012, il romanzo E’ la scrittura, bellezza! Per Effatà, nel 2012, il romanzo Stelle. Per Clinamen, nel 2013, il romanzo Yehoshua. Per Effatà pubblica ancora, nel 2013, Salva L'anima e Il Vangelo come non l'avete mai letto. E’ tra i fondatori della rivista “L’Attenzione”. E’ fondatore, insieme con Franz Krauspenhaar, del blog collettivo La poesia e lo spirito (http://lapoesiaelospirito.wordpress.com), dove attualmente scrive. Le omelie sono raccolte nel blog Gesù per atei.
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