I vangeli della liturgia (gennaio-marzo 2017)

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Chi ben comincia è a metà dell’opera, si dice. La liturgia dell’anno nuovo non potrebbe presentarsi meglio, visto che è posta sotto il manto di Maria santissima, Madre di Dio. Paradossalmente, in primo piano emergono i pastori, ossia la gente semplice, che incarna un contatto senza filtri con il Dio presente nella storia. È questo che il Signore chiede: smetterla di complicarci la vita, e aprirci a Lui sinceramente; come Maria, che non a caso è collocata come Porta dell’anno che comincia. È Lei la Porta Santa, sempre aperta, anche dopo la chiusura ufficiale dell’Anno della Misericordia. L’amore di Dio per noi è spalancato giorno e notte, senza interruzioni.

Nell’Epifania, altri personaggi ben disposti vengono a cercare Gesù, i cosiddetti Magi, arrivati dall’Oriente: Dio si vede meglio “da lontano” che dalla falsa vicinanza di abitudini ripetitive, buone solo a farci perdere il bisogno di adorare. Con la fede non si timbra il cartellino, ma si parte insieme per un’avventura straordinaria. Vogliamo fare anche noi l’esperienza dei pellegrini venuti dall’Oriente?

Il Battesimo di Gesù ci ricorda l’essenziale: sentire lo Spirito Santo che scende su noi. È una legge di attrazione cui spesso non facciamo caso: Dio ci viene incontro con amore e noi lo accogliamo. Cosa conta più di questo? Se lasciassimo agire questa legge presente nel profondo, attireremmo tutto il bene possibile. Altro che superstizione, altro che sfortuna. La fortuna è essere amati da chi è l’Amore stesso fatto Persona.

Il tempo ordinario comincia con un avvertimento: Cristo è l’Agnello di Dio che toglie IL PECCATO del mondo. Dicono i Padri della Chiesa che il peccato, infatti, è uno solo,  la “filautia”, la propria volontà; da questa derivano tutte le altre trasgressioni. Per questo il segreto della vita, il criterio della santità, è fare la volontà di Dio, aprirsi a Lui, che è il nostro vero Bene. Come un agnello, Gesù non si impone, ma chiede di accoglierlo e di amarlo, di lasciarsi conquistare dalla sua infinita tenerezza.

Il Vangelo di Matteo ci ricorda poi che Gesù va a Cafarnao per compiere la parola del profeta: l’importanza capitale della tradizione, che qualcuno vorrebbe rottamare, è qui chiaramente proclamata. Il deposito della fede va difeso: Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre, come avverte la Lettera agli Ebrei. Duemila anni di vita cristiana non sono cestinabili. Chi ama Dio, ama anche la storia in cui ha deciso di incarnarsi, senza perderne neanche un iota o un apice, come Cristo insegna.

Alla fine di gennaio troviamo il manifesto della felicità cristiana, le cosiddette Beatitudini. È il mondo rovesciato del Vangelo, che ci mostra la faccia più vera della vita, l’unica chiave in grado di decifrarla veramente: la profondità. In questa prospettiva, il pianto si trasforma in riso, la sofferenza in gioia, la legge della Pasqua – morire per risorgere – diventa carne dell’esistenza quotidiana. Secondo la Parola di Dio, la vita va presa e capovolta: allora finalmente la capisci.

Il discorso della montagna continua ricordandoci che non siamo tenebra, ma luce. Se non ce lo dicesse il Vangelo, ci riterremmo vittime di pensieri negativi, di tendenze autodistruttive o desideri di rivalsa. Ma Gesù ci rivela che siamo un campo di battaglia in cui si affrontano il bene e il male, e che con Lui il bene vince sempre, il buio diventa luce, se solo ci fidiamo della sua Parola. Dobbiamo scegliere se essere sudditi del signore delle tenebre, che finge di regnare su di noi, o abbracciare il Signore della luce, che illumina e risana anche gli angoli più oscuri.

La sorpresa sta nel “ma io vi dico” del discorso del monte: uno si aspetterebbe che Gesù allentasse la morsa, ci rendesse la vita un po’ più facile, e invece diventa più esigente, mostrando che l’amore non è santificare l’egoismo, ma andare oltre se stessi, “passare all’altra riva”, raggiungere a fatica la Terra Promessa del Tu, che esige di saper morire al proprio Io. È la legge della Pasqua, che richiede d’essere scoperta a poco a poco, insegnandoci a integrare qualsiasi sofferenza nell’unione col Cristo crocifisso e risorto.

Il vero apice, però, è nella VII domenica del Tempo ordinario: “amate i vostri nemici“. Qui l’uomo si ferma, è costretto a inginocchiarsi davanti a un Dio che sa amare più di lui. Solo il Signore può aprire il nostro cuore, fino a farci rientrare anche il nemico. E il nemico a volte più insidioso – udite, udite – siamo noi. Siamo noi lo Straniero che si incontra sulla strada per Emmaus, e che possiamo riconoscere solo se si spezza il pane misterioso del Vangelo.

L’ “arringa” di Gesù continua invitando a non preoccuparci del domani: impresa disperata, nel tempo delle Assicurazioni che coprono ogni rischio, tranne l’insicurezza di fondo della vita. Non siamo padroni, ma amministratori: dovremmo ricordare che il Presidente della Ditta risponde di tutto, ci protegge da ogni fallimento e soprattutto dal rischio della morte eterna. Impariamo dagli uccelli del cielo e dai fiori del campo a non crederci migliori del Creatore. Loro hanno capito che la vita è lasciarsi portare, assecondare il flusso continuo dello Spirito.

Il Mercoledì delle Ceneri mostra che la vita cristiana non ama esibirsi sul palcoscenico delle vanità. C’è sempre il rischio di mettersi davanti agli altri, in primo piano, alla ricerca dell’approvazione. C’è anche la perenne tentazione del do ut des, della carità pelosa, del dono finto che in realtà cerca solo il contraccambio. Contro ogni mercificazione del dare si propongono le parole di Gesù: il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. È l’interiorità la chiave, quella che Teresa di Gesù chiamava “la settima stanza”, dove il Re ha la sua dimora, e dove troviamo non soltanto Lui, ma anche la nostra identità. La Quaresima ci mette di fronte a questo viaggio, all’esigenza di un cammino necessario, di una discesa coraggiosa nelle radici profonde della vita.

Un percorso difficile, visto che la prima stazione è quella delle tentazioni nel deserto. Se ci si mette in cammino verso Dio, subito si affaccia l’avversario, che vuole incatenarci senza scampo ai nostri egoismi intramontabili, a quell’amor proprio che muore un quarto d’ora dopo di noi, come ha detto qualcuno (san Francesco di Sales, a quanto pare). Ma Gesù sa come fare per rintuzzare gli assalti dell’Io: perdersi nell’abbraccio del Padre, cercare in Lui il cibo necessario, le soddisfazioni, il vero potere, che è quello dell’amore.

Proprio per questo, Gesù si apre nell’intimo all’amore del Padre, che lo trasfigura davanti ai suoi discepoli: la seconda domenica di Quaresima è un’esplosione di luce che ci prepara a reggere l’urto terribile della Passione, dal Getsemani al Calvario. Solo se Dio illumina il cuore col bagliore della speranza possiamo attraversare le sofferenze che la vita ci riserva. Le tentazioni fanno leva sull’orgoglio ferito, sul vuoto scavato da rabbie e delusioni. Per respingerle, basta lasciarsi toccare dall’amore che guarisce.

La sfida è sempre quella: non lasciare che il male inaridisca la fonte della Vita. Ecco perché il Vangelo seguente è quello in cui Gesù racconta, alla samaritana di Sicar, di una sorgente che zampilla per la vita eterna. La presenza di Dio è un flusso che ha bisogno di scorrere libero, per muovere e vivificare intenzioni, azioni ed emozioni. Se arriviamo a capirlo, chiederemo anche noi, al Messia giudeo, l’acqua viva che disseta per sempre.

Solo allora saremo in grado di vedere: il vangelo del cieco nato è la buona notizia che nessuna cecità è talmente grave da impedire al Signore di ridare luce al nostro sguardo. Siamo nel buio? In un inferno senza uscita? Non disperiamo: Dio toccherà gli occhi fino a renderli di nuovo disponibili a contemplare il Bene, che non è altro che Lui. Mostraci il tuo volto, Signore: è l’invocazione antica del credente, il desiderio insopprimibile dell’anima umana. Per questo pregare è fermarsi davanti al Volto di Gesù, lasciarci dire chi siamo da Colui che ci ha creati.

La quinta domenica di Quaresima è l’apice di tutto il cammino: neanche la morte può fermare Dio. Alle soglie della Settimana Santa, veniamo a sapere che la tomba non può essere l’ultima parola. Il nome LazzaroEl azar – significa “Dio aiuta”: anche quando tutto sembra perduto, agli occhi ottenebrati del mondo. La risurrezione di Lazzaro è l’anticipazione della Pasqua di Gesù. Ora sappiamo che nemmeno la morte può spegnere la fiamma viva dell’amore di Dio, privarci per sempre della sua presenza.

***

Proposta di percorso spirituale

In questi tre mesi si può coltivare la convinzione che le vie del Signore non sono le nostre vie, allenarsi all’indipendenza psicologica e spirituale dalla mentalità del mondo e alla vigilanza sui pensieri. Siamo un campo di battaglia conteso tra pensieri buoni e pensieri cattivi. L’atmosfera in cui viviamo dipende da noi: produciamo la realtà scegliendo cosa e come pensare. I pensieri cattivi si ripetono: ripetiamo anche noi un pensiero buono, unendolo al sentimento che ne nasce. Con la grazia di Cristo, cominceremo a cambiare l’angolo di mondo in cui abitiamo.

***

Proposta di preghiera

Signore Gesù,
aiutami a essere come Tu mi vuoi.
Non farmi cadere vittima del tentatore,
ma dammi l’umiltà necessaria per seguire le tue orme di Maestro.
Crea in me la realtà che Tu desideri,
perché zampilli dal mio cuore
una sorgente di vita.
Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli
Amen

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Informazioni su fabrizio centofanti

E’ laureato in Lettere moderne con una tesi su Italo Calvino. Prima della vocazione sacerdotale è stato collaboratore di Mario Petrucciani nella cattedra di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Numerosi suoi saggi e recensioni sono stati pubblicati in quegli anni su “Letteratura italiana contemporanea”, Rivista quadrimestrale di studi sul Novecento, diretta da Giorgio Petrocchi e Mario Petrucciani e “La Discussione”. Suo un saggio su Leopardi e Rebora inserito nella raccolta di Atti del convegno di Ancona sull’autore di Recanati, dal titolo Leopardi e noi. La vertigine cosmica. Edizioni Studium, a cura di A. Frattini, G. Galeazzi e S. Sconocchia. Ha partecipato a diversi convegni letterari fino al giorno in cui è entrato in seminario. E’ sacerdote diocesano a Roma dal 1996, parroco dal 2005. Ora opera al Santuario della Madonna del Divino Amore, nel campo della spiritualità e dell’approfondimento della sacra scrittura. Studioso dei vangeli, tiene da molti anni una Lectio divina settimanale. Ha pubblicato: - un volume su Calvino (Italo Calvino. Una trascendenza mancata. Istituto Propaganda Libraria, 1993. (Nel 25° anniversario della morte è uscito per i tipi della Clinamen.) - uno su Rebora (Il segreto del poeta. Clemente Rebora: la santità che compie il canto. L’immagine interiore dagli appunti sul messale, Milano, Istituto Propaganda Libraria, 1987) - numerosi saggi e articoli di natura letteraria. - Le parole della felicità, edito dalla Laurus Robuffo, 2005. - il libro di racconti Guida pratica all’eternità, Effatà editrice, Torino, 2008. - Pret(re) à portér, Effatà, 2010. - Non superare le dosi consigliate, Effatà, 2011. Nel 2011, la casa editrice Effatà ha pubblicato il primo romanzo, Ecco l’uomo. Il secondo, del 2012, Nessuno è più importante di te, è uscito con Amazon. Un saggio su Rebora si trova in Marino Magliani, Il magazzino delle alghe, Eumeswil 2010. Ha pubblicato, nel 2012, il volume di poesie Nomen omen. Con Clinamen ha pubblicato, nel 2012, il romanzo E’ la scrittura, bellezza! Per Effatà, nel 2012, il romanzo Stelle. Per Clinamen, nel 2013, il romanzo Yehoshua. Per Effatà pubblica ancora, nel 2013, Salva L'anima e Il Vangelo come non l'avete mai letto. E’ tra i fondatori della rivista “L’Attenzione”. E’ fondatore, insieme con Franz Krauspenhaar, del blog collettivo La poesia e lo spirito (http://lapoesiaelospirito.wordpress.com), dove attualmente scrive. Le omelie sono raccolte nel blog Gesù per atei.
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2 risposte a I vangeli della liturgia (gennaio-marzo 2017)

  1. sabryt ha detto:

    Bellissimo articolo! Vedo per la prima volta con tanta chiarezza il filo d’oro che lega i vangeli della domenica, in un cammino progressivo alla sequela di Gesù…il potere della liturgia! e delle parole di chi la sa porgere e spiegare, mostrandone la profondità e toccando il cuore. GRAZIE!

  2. Eliana ha detto:

    Grazie Don Fabrizio

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