Gestire le emozioni

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Trattando di emozioni, parliamo di stati complessi, non della semplice reazione emotiva a un evento esterno, che svanisce alla stessa velocità con cui si è prodotta. Consideriamo, dunque, non solo l’emozione in sé, ma i pensieri che la generano, e che spesso sono sepolti nell’inconscio, finendo col condizionare la nostra condotta cosciente.
Per esempio, se da bambini, o anche dopo, ci siamo sentiti inadeguati in situazioni di conflitto, i pensieri che ci guideranno saranno di un genere preciso: non ce la farò, non sono adatto, non ho gli strumenti, la forza, la volontà per uscire da questa situazione. È l’identità del perdente, che pur avendo tutti i numeri per lottare ad armi pari, si dà per vinto in precedenza.
Cosa fare? Come sempre, fermarsi davanti a Gesù, in un momento di preghiera e di silenzio, lasciando emergere i pensieri negativi, che spesso sono tali da togliere anche la minima speranza. Diventarne consapevoli, ci aiuterà ad affrontare il conflitto con maggior fiducia e maggiori probabilità di successo.
C’è da aggiungere che, spesso, sentimenti come tristezza e depressione sono legati a un’esperienza di perdita: un lutto, oppure qualsiasi altra situazione in cui ci sembra di perdere qualcosa (un’amicizia, un lavoro, ecc). Solo mettendoci davanti al Cristo Risorto faremo esperienza della potenza della Pasqua, e vedremo la sofferenza sempre più trasfigurata, fino a produrre in noi quella vita che non muore.

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Informazioni su fabrizio centofanti

E’ laureato in Lettere moderne con una tesi su Italo Calvino. Prima della vocazione sacerdotale è stato collaboratore di Mario Petrucciani nella cattedra di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Numerosi suoi saggi e recensioni sono stati pubblicati in quegli anni su “Letteratura italiana contemporanea”, Rivista quadrimestrale di studi sul Novecento, diretta da Giorgio Petrocchi e Mario Petrucciani e “La Discussione”. Suo un saggio su Leopardi e Rebora inserito nella raccolta di Atti del convegno di Ancona sull’autore di Recanati, dal titolo Leopardi e noi. La vertigine cosmica. Edizioni Studium, a cura di A. Frattini, G. Galeazzi e S. Sconocchia. Ha partecipato a diversi convegni letterari fino al giorno in cui è entrato in seminario. E’ sacerdote diocesano a Roma dal 1996, parroco dal 2005. Ora opera al Santuario della Madonna del Divino Amore, nel campo della spiritualità e dell’approfondimento della sacra scrittura. Studioso dei vangeli, tiene da molti anni una Lectio divina settimanale. Ha pubblicato: - un volume su Calvino (Italo Calvino. Una trascendenza mancata. Istituto Propaganda Libraria, 1993. (Nel 25° anniversario della morte è uscito per i tipi della Clinamen.) - uno su Rebora (Il segreto del poeta. Clemente Rebora: la santità che compie il canto. L’immagine interiore dagli appunti sul messale, Milano, Istituto Propaganda Libraria, 1987) - numerosi saggi e articoli di natura letteraria. - Le parole della felicità, edito dalla Laurus Robuffo, 2005. - il libro di racconti Guida pratica all’eternità, Effatà editrice, Torino, 2008. - Pret(re) à portér, Effatà, 2010. - Non superare le dosi consigliate, Effatà, 2011. Nel 2011, la casa editrice Effatà ha pubblicato il primo romanzo, Ecco l’uomo. Il secondo, del 2012, Nessuno è più importante di te, è uscito con Amazon. Un saggio su Rebora si trova in Marino Magliani, Il magazzino delle alghe, Eumeswil 2010. Ha pubblicato, nel 2012, il volume di poesie Nomen omen. Con Clinamen ha pubblicato, nel 2012, il romanzo E’ la scrittura, bellezza! Per Effatà, nel 2012, il romanzo Stelle. Per Clinamen, nel 2013, il romanzo Yehoshua. Per Effatà pubblica ancora, nel 2013, Salva L'anima e Il Vangelo come non l'avete mai letto. E’ tra i fondatori della rivista “L’Attenzione”. E’ fondatore, insieme con Franz Krauspenhaar, del blog collettivo La poesia e lo spirito (http://lapoesiaelospirito.wordpress.com), dove attualmente scrive. Le omelie sono raccolte nel blog Gesù per atei.
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2 risposte a Gestire le emozioni

  1. marilena7 ha detto:

    Non dire “non ce la faccio” nemmeno per scherzo, perché l’inconscio non ha senso dell’umorismo, lo prenderà sul serio e te lo ricordera’ ogni volta che ci proverai.
    Facundo Cabral

  2. ema ha detto:

    La sofferenza, questa è l’unica causa della consapevolezza.
    Fëdor Dostoevskij

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