Discorsi dell’altro mondo, ma anche di questo (Lc 20, 27-38)

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Discorsi dell’altro mondo

Omelia di don Fabrizio Centofanti

Domenica 6 novembre 2016 (XXXII Domenica del Tempo ordinario)

Dal vangelo di Luca capitolo 20 versetti 27-38
In quel tempo 27si avvicinarono a Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: 28″Maestro, Mosè ci ha prescritto: Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello . 29C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. 30Allora la prese il secondo 31e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. 32Da ultimo morì anche la donna.
33La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie”. 34Gesù rispose loro: “I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; 35ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: 36infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio.
37Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe . 38Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui”.

❶ Qui è in gioco LA FEDE NELLA RESURREZIONE.
È un punto molto delicato, perché SI ESPONE ALLE CRITICHE, ALLE OBIEZIONI, PERSINO AL RIDICOLO, come ci ricordano gli Atti degli Apostoli.
S. Paolo, dopo aver parlato agli ateniesi nell’Areopago di Atene, viene deriso: “Appena sentirono l’accenno alla risurrezione di morti, alcuni lo deridevano, altri dissero: Ti sentiremo su questo un’ altra volta. Così Paolo uscì da quella riunione” (Atti 17,32-33).
Ma S. Paolo non si scoraggia perché rifiuta di annunciare un messaggio addomesticato, alla ricerca del consenso.
Anche noi DOBBIAMO AVERE QUESTO CORAGGIO DELLA LA VERITÀ.
Viviamo nel tempo della piaga del “politicamente corretto”, per cui nessuno ha il coraggio di dire la verità e quando qualcuno ci prova viene emarginato.
Per questo dobbiamo avere il coraggio di annunciarla anche se c’è sempre un “Pilato” che ci chiede in modo beffardo: “che cos’è la verità?”.

❷ Gesù dice: “quelli che sono degni della resurrezione…”.
Gesù STA DUNQUE PARLANDO DI DESTINI DIVERSI.
Si potrebbe obiettare che sta facendo delle discriminazioni, ma ciò che egli dice è la pura verità.
Oggi si parla solo del Gesù misericordioso, ma C’È ANCHE UN GESÙ ESIGENTE, come ci ricorda l’evangelista Luca: “Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo” (Lc 14, 26-27).
Allo stesso modo si mostra esigente con il giovane ricco: “Se vuoi essere perfetto va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi” (Lc 18,18-30, Mt 19,16-30). E allora come si concilia il Gesù amorevole che si china teneramente sulle sofferenze umane, con il Gesù che pretende che ci apriamo senza riserve al suo amore?
C’è solo un modo per conciliare questi due aspetti diversi: GESÙ SA, SOLO LUI CONOSCE LA VITA E LE SUE TRAPPOLE MORTALI DA EVITARE. Lui conosce i pericoli e le asperità della vita e sa come guidarci per superarli.
E allora noi DOBBIAMO SCEGLIERE: FIDARCI DI LUI O NON FIDARCI DI LUI.
Ma se non ci fidiamo di Gesù le conseguenze possono essere molto gravi.

❸ Qualcuno cerca, in questa pagina, notizie sull’aldilà, come se Gesù ci avesse rivelato particolari della condizione di vita dopo la morte.
Ma Gesù va all’essenziale perché ci sta dicendo che, NELLA MORTE, DOBBIAMO AVERE UNA SOLA CERTEZZA: CI DOBBIAMO AGGRAPPARE ALLE ALI DI DIO, come dice il canto ispirato al salmo 90: “E ti rialzerò, ti solleverò su ali d’aquila, ti reggerò, sulla brezza dell’alba ti farò brillar come il sole, così nelle mie mani vivrai”. Dio ci solleva con le sue ali donandoci la sua stessa vita divina e ci protegge all’ombra delle sue ali, perché la vita di Dio è un rifugio sicuro.
IL NOSTRO È IL DIO DEI VIVI E LA NOSTRA È LA FEDE DEI VIVI e ai viventi il Padre comunica la sua stessa vita capace di superare la morte.

❹ Gesù dice: “e tutti vivono per lui”.
È un verbo al presente; non dice: “tutti vivranno per lui”.
Vuol dire che NOI APPARTENIAMO GIÀ ADESSO A QUESTO DIO VIVO, fin da ora possiamo vivere in comunione con il Padre. Infatti la morte non si supera attraverso i figli che ci danno la discendenza, ma vivendo come figli di Dio.
Per questo è così importante metterci in preghiera DAVANTI A GESÙ PER FARCI DARE LA VITA DA LUI che, sconfiggendo la morte, ci ha mostrato che la nuova vita promessa diventa una realtà anche per noi.

❺ Gesù ci dice una solo cosa sull’aldilà: “non prenderanno più moglie o marito”.
Nella vita dopo la morte tutte le parentele e le relazioni umane saranno sostituite da una sola cosa: SAREMO TUTTI FIGLI.
Siamo figli dello stesso Padre, fratelli che – con Gesù e come Gesù – sono chiamati a costruire il suo Regno.
SOLO SE NOI RICONOSCIAMO DI ESSERE FIGLI, SPERIMENTEREMO L’UMILTÀ DI RICONOSCERE CHE DIPENDIAMO DA DIO.
E solo se riconosciamo di dipendere da Dio come figli dal Padre, FINALMENTE IL DIO VIVO CI DARÀ QUESTA PIENEZZA DI VITA CHE HA PREPARATO DALL’ETERNITÀ PER I SUOI FIGLI: “Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! “(1 Gv 3,1).

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Informazioni su fabrizio centofanti

E’ laureato in Lettere moderne con una tesi su Italo Calvino. Prima della vocazione sacerdotale è stato collaboratore di Mario Petrucciani nella cattedra di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Numerosi suoi saggi e recensioni sono stati pubblicati in quegli anni su “Letteratura italiana contemporanea”, Rivista quadrimestrale di studi sul Novecento, diretta da Giorgio Petrocchi e Mario Petrucciani e “La Discussione”. Suo un saggio su Leopardi e Rebora inserito nella raccolta di Atti del convegno di Ancona sull’autore di Recanati, dal titolo Leopardi e noi. La vertigine cosmica. Edizioni Studium, a cura di A. Frattini, G. Galeazzi e S. Sconocchia. Ha partecipato a diversi convegni letterari fino al giorno in cui è entrato in seminario. E’ sacerdote diocesano a Roma dal 1996, parroco dal 2005. Ora opera al Santuario della Madonna del Divino Amore, nel campo della spiritualità e dell’approfondimento della sacra scrittura. Studioso dei vangeli, tiene da molti anni una Lectio divina settimanale. Ha pubblicato: - un volume su Calvino (Italo Calvino. Una trascendenza mancata. Istituto Propaganda Libraria, 1993. (Nel 25° anniversario della morte è uscito per i tipi della Clinamen.) - uno su Rebora (Il segreto del poeta. Clemente Rebora: la santità che compie il canto. L’immagine interiore dagli appunti sul messale, Milano, Istituto Propaganda Libraria, 1987) - numerosi saggi e articoli di natura letteraria. - Le parole della felicità, edito dalla Laurus Robuffo, 2005. - il libro di racconti Guida pratica all’eternità, Effatà editrice, Torino, 2008. - Pret(re) à portér, Effatà, 2010. - Non superare le dosi consigliate, Effatà, 2011. Nel 2011, la casa editrice Effatà ha pubblicato il primo romanzo, Ecco l’uomo. Il secondo, del 2012, Nessuno è più importante di te, è uscito con Amazon. Un saggio su Rebora si trova in Marino Magliani, Il magazzino delle alghe, Eumeswil 2010. Ha pubblicato, nel 2012, il volume di poesie Nomen omen. Con Clinamen ha pubblicato, nel 2012, il romanzo E’ la scrittura, bellezza! Per Effatà, nel 2012, il romanzo Stelle. Per Clinamen, nel 2013, il romanzo Yehoshua. Per Effatà pubblica ancora, nel 2013, Salva L'anima e Il Vangelo come non l'avete mai letto. E’ tra i fondatori della rivista “L’Attenzione”. E’ fondatore, insieme con Franz Krauspenhaar, del blog collettivo La poesia e lo spirito (http://lapoesiaelospirito.wordpress.com), dove attualmente scrive. Le omelie sono raccolte nel blog Gesù per atei.
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