Il falso e il vero Sé

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L’amore vero guarisce, dunque, se noi desideriamo davvero essere guariti. Non sono le nostre resistenze, in se stesse, a fermare lo Spirito, ma dei “no” volontari, anche se non li diciamo spesso in modo esplicito.
Ognuno di noi ha bisogno di essere guarito da ferite che sempre e comunque, in ultima analisi, sono ferite d’amore.
Noi tutti nasciamo in un modo che è traumatico, anche nel parto più naturale e indolore possibile, perché la nascita rappresenta la rottura di una simbiosi, cioè di una situazione di completo avvolgimento, cura e protezione. Tutte le funzioni sono ben regolate, senza necessità di alcuno sforzo da parte del feto.
Con la nascita, tutto cambia: restiamo totalmente dipendenti, ma non tutto è perfettamente regolato come nell’ambiente intrauterino. I bisogni e le aspettative del neonato sono assoluti: la sua vita dipende totalmente da chi si prende cura di lui, e non soltanto la vita fisica, ma anche quella psichica e affettiva.
Lo sviluppo della nostra coscienza è strettamente legato alla qualità delle relazioni: ecco che tutti gli studi psicologici, clinici e sperimentali, dimostrano in modo scientifico il fatto che l’amore dà vita e salute, e tutte le problematiche sono legate a questa realtà. L’aspettativa e il bisogno, perciò, di essere accolti, di sentirsi protetti e sicuri nella relazione, di sentirsi visti per ciò che realmente siamo (al di là delle apparenze), e di essere accettati e valorizzati, tutto questo ci caratterizza quando veniamo al mondo, nel percorso di crescita e, in fondo, continua a caratterizzarci sempre, almeno inconsciamente.
Ma una completa soddisfazione di queste nostre aspettative, nella realtà, è impossibile. Un certo grado di frustrazione è dunque normale e sano, perché ci mette in grado di confrontarci con una realtà che non assomiglia al paradiso terrestre.
Ma quando la frustrazione ricevuta supera la capacità di assorbirla, ecco che nasce la ferita. Nessuno di noi ne è esente, in un modo o nell’altro. Durante la crescita, queste ferite si accumulano e si stratificano e, contemporaneamente, si ergono in modo inconscio e spontaneo meccanismi di difesa che, se hanno il vantaggio di permetterci l’adattamento a una realtà che non è per noi favorevole, hanno però un costo molto alto: ci allontanano dal nostro vero, autentico e naturale modo di essere, col quale smettiamo di essere in contatto, e ci costruiamo un’idea di noi stessi, e un modo di comportarci, che è più accettabile per chi ci sta intorno, quello che gli psicanalisti chiamano il “falso Sé”. Chi più chi meno, nessuno di noi sfugge a questa dinamica.
Ecco perché poi il cammino della nostra vita consiste nel ritrovare la fonte più vitale, più autentica che è in noi, lasciando andare le maschere che abbiamo assunto, e con le quali ci siamo identificati.
Pindaro, poeta dell’antica Grecia, diceva: “Diventa ciò che sei!”, e più volte abbiamo fatto riferimento alla traduzione fedele della chiamata di Abramo da parte di Dio: “Vai verso te stesso!”. Cosa c’entra tutto questo con l’amore?Questo: che la nostra vita dimostra come l’amore e la verità, la verità dell’identità nostra e altrui, siano indubbiamente legati. L’amore che costruisce, che guarisce, che dona vita, è quello che è capace di accogliere, vedere e riconoscere la peculiarità di sé e dell’altro, e di accettarlo/accettarci così come siamo, nel rispetto della libertà.
Ma questo per noi è difficilissimo, proprio perché abbiamo aspettative, bisogni, idee che si sovrappongono alla realtà dell’altro così com’è, e anche di noi stessi.
L’unico amore veramente incondizionato, e che nello stesso tempo ci mette a nudo senza umiliarci, ma per promuovere la nostra crescita, è quello di Dio. Così è, a mio parere, molto importante ripetere che guardare un volto, un’immagine di Gesù che ci comunichi effettivamente queste emozioni di accettazione e tenerezza, edificare ogni giorno un tempo a lasciarsi guardare, e instaurare un dialogo autentico e profondo con Cristo, è la base necessaria per poter intraprendere un cammino di guarigione, e per sentirsi amati e imparare ad amare con quell’amore vero che solo Lui, attraverso il suo spirito, può insegnarci e donarci.

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Informazioni su fabrizio centofanti

E’ laureato in Lettere moderne con una tesi su Italo Calvino. Prima della vocazione sacerdotale è stato collaboratore di Mario Petrucciani nella cattedra di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Numerosi suoi saggi e recensioni sono stati pubblicati in quegli anni su “Letteratura italiana contemporanea”, Rivista quadrimestrale di studi sul Novecento, diretta da Giorgio Petrocchi e Mario Petrucciani e “La Discussione”. Suo un saggio su Leopardi e Rebora inserito nella raccolta di Atti del convegno di Ancona sull’autore di Recanati, dal titolo Leopardi e noi. La vertigine cosmica. Edizioni Studium, a cura di A. Frattini, G. Galeazzi e S. Sconocchia. Ha partecipato a diversi convegni letterari fino al giorno in cui è entrato in seminario. E’ sacerdote diocesano a Roma dal 1996, parroco dal 2005. Ora opera al Santuario della Madonna del Divino Amore, nel campo della spiritualità e dell’approfondimento della sacra scrittura. Studioso dei vangeli, tiene da molti anni una Lectio divina settimanale. Ha pubblicato: - un volume su Calvino (Italo Calvino. Una trascendenza mancata. Istituto Propaganda Libraria, 1993. (Nel 25° anniversario della morte è uscito per i tipi della Clinamen.) - uno su Rebora (Il segreto del poeta. Clemente Rebora: la santità che compie il canto. L’immagine interiore dagli appunti sul messale, Milano, Istituto Propaganda Libraria, 1987) - numerosi saggi e articoli di natura letteraria. - Le parole della felicità, edito dalla Laurus Robuffo, 2005. - il libro di racconti Guida pratica all’eternità, Effatà editrice, Torino, 2008. - Pret(re) à portér, Effatà, 2010. - Non superare le dosi consigliate, Effatà, 2011. Nel 2011, la casa editrice Effatà ha pubblicato il primo romanzo, Ecco l’uomo. Il secondo, del 2012, Nessuno è più importante di te, è uscito con Amazon. Un saggio su Rebora si trova in Marino Magliani, Il magazzino delle alghe, Eumeswil 2010. Ha pubblicato, nel 2012, il volume di poesie Nomen omen. Con Clinamen ha pubblicato, nel 2012, il romanzo E’ la scrittura, bellezza! Per Effatà, nel 2012, il romanzo Stelle. Per Clinamen, nel 2013, il romanzo Yehoshua. Per Effatà pubblica ancora, nel 2013, Salva L'anima e Il Vangelo come non l'avete mai letto. E’ tra i fondatori della rivista “L’Attenzione”. E’ fondatore, insieme con Franz Krauspenhaar, del blog collettivo La poesia e lo spirito (http://lapoesiaelospirito.wordpress.com), dove attualmente scrive. Le omelie sono raccolte nel blog Gesù per atei.
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2 risposte a Il falso e il vero Sé

  1. ema ha detto:

    Abramo non vede Dio ma ascolta la Sua voce, sperimenta il Suo amore perché si fida.
    Dio fa esperienza di Abramo e della sua fede. Vorrebbe ripetere questa esperienza con ognuno di noi.

  2. la funambola ha detto:

    Si conferma dunque l’importanza di mettersi, in silenzio, davanti a un Volto di Gesù
    “a un volto di Gesù”,

    è l’unica strada
    “abbracciamo” un volto e sarà Amore
    abbraccio
    la funambola

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