La paura e la gioia del giudizio

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[su Aleteia]

La svolta, nella conversione, corrisponde al giudizio sul proprio peccato. Quel giudizio di cui, prima o poi, tutti quanti abbiamo avuto paura. Pensiamo alla cappella Sistina, all’immagine imponente del Cristo giudice. Non provoca – fosse anche inconsciamente – un sentimento di inquietudine? Non ci appare minaccioso il gesto della mano alzata, come a dire: “ora facciamo i conti, sapete quello che vi aspetta?”. Eppure, in quel gesto, c’è un simbolo di efficacia straordinaria: solo comprendendo di doverci giudicare senza sconti, e che a causa del nostro peccato meritiamo la morte, tocchiamo la verità del nostro essere. E solo allora siamo pronti a recepire la libertà dello spirito, la guarigione da quelle che San Paolo, nel capitolo 5 della lettera ai Galati, chiama “le opere della carne“.
Soprattutto, solo allora scopriremo il segreto del Cristo giudice e della sua mano alzata. Gli studiosi hanno dedotto, dall’analisi dell’opera, che il braccio di Gesù è stato corretto ben due volte, portandolo più in alto. E questo perché fosse visibile il palmo della mano. Il motivo è evidente: in quel palmo c’è la piaga di Gesù, giustiziato sulla croce. Il Cristo del giudizio universale non sta minacciando un castigo, ma ci dice, con un gesto simbolico: “guarda quanto ti amo”.
Se sono io a giudicare i miei peccati, a condannarli senza appello, a ricordare che “il salario del peccato è la morte” (Romani 6,23), vale anche per me l’intuizione di Pascal, racchiusa in questo aneddoto:
“Se tu conoscessi i tuoi peccati, ti dispereresti, dice Dio all’uomo. Allora mi dispererò, Signore. No, perché i tuoi peccati ti saranno rivelati nel momento in cui ti saranno perdonati”.
Il Cristo giudice, che punisce il peccato con la morte, è nello stesso tempo il Cristo morto per salvarci dal peccato. “Guarda quanto ti amo”: è questa la parola da ascoltare, sulla soglia dell’eternità. Solo così la paura del giudizio si trasforma in gioia.

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Informazioni su fabrizio centofanti

E’ laureato in Lettere moderne con una tesi su Italo Calvino. Prima della vocazione sacerdotale è stato collaboratore di Mario Petrucciani nella cattedra di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Numerosi suoi saggi e recensioni sono stati pubblicati in quegli anni su “Letteratura italiana contemporanea”, Rivista quadrimestrale di studi sul Novecento, diretta da Giorgio Petrocchi e Mario Petrucciani e “La Discussione”. Suo un saggio su Leopardi e Rebora inserito nella raccolta di Atti del convegno di Ancona sull’autore di Recanati, dal titolo Leopardi e noi. La vertigine cosmica. Edizioni Studium, a cura di A. Frattini, G. Galeazzi e S. Sconocchia. Ha partecipato a diversi convegni letterari fino al giorno in cui è entrato in seminario. E’ sacerdote diocesano a Roma dal 1996, parroco dal 2005. Ora opera al Santuario della Madonna del Divino Amore, nel campo della spiritualità e dell’approfondimento della sacra scrittura. Studioso dei vangeli, tiene da molti anni una Lectio divina settimanale. Ha pubblicato: - un volume su Calvino (Italo Calvino. Una trascendenza mancata. Istituto Propaganda Libraria, 1993. (Nel 25° anniversario della morte è uscito per i tipi della Clinamen.) - uno su Rebora (Il segreto del poeta. Clemente Rebora: la santità che compie il canto. L’immagine interiore dagli appunti sul messale, Milano, Istituto Propaganda Libraria, 1987) - numerosi saggi e articoli di natura letteraria. - Le parole della felicità, edito dalla Laurus Robuffo, 2005. - il libro di racconti Guida pratica all’eternità, Effatà editrice, Torino, 2008. - Pret(re) à portér, Effatà, 2010. - Non superare le dosi consigliate, Effatà, 2011. Nel 2011, la casa editrice Effatà ha pubblicato il primo romanzo, Ecco l’uomo. Il secondo, del 2012, Nessuno è più importante di te, è uscito con Amazon. Un saggio su Rebora si trova in Marino Magliani, Il magazzino delle alghe, Eumeswil 2010. Ha pubblicato, nel 2012, il volume di poesie Nomen omen. Con Clinamen ha pubblicato, nel 2012, il romanzo E’ la scrittura, bellezza! Per Effatà, nel 2012, il romanzo Stelle. Per Clinamen, nel 2013, il romanzo Yehoshua. Per Effatà pubblica ancora, nel 2013, Salva L'anima e Il Vangelo come non l'avete mai letto. E’ tra i fondatori della rivista “L’Attenzione”. E’ fondatore, insieme con Franz Krauspenhaar, del blog collettivo La poesia e lo spirito (http://lapoesiaelospirito.wordpress.com), dove attualmente scrive. Le omelie sono raccolte nel blog Gesù per atei.
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6 risposte a La paura e la gioia del giudizio

  1. Giacomo (Gianni) Saverino ha detto:

    Lo “stupore” della verità, sta tutta in queste splendide “riflessioni” che il nostro unico impagabile Don Fabrizio ci dona. Con semplicità si può tradurre nel quotidiano tutto il nostro essere, tutto il nostro “vagare” alla ricerca della felicità. Capire dove e come si è peccato, affrangersi, quasi augurarsi la morte (ma chiedendo contemporaneamente ancora “perdono” a nostro Signore, perché comunque la vita è Sacra ed appartiene soltanto a Lui), è il più grande segno d’amore che nella contrizione profonda ci fa vicini a Dio ed al Suo perdono. E’ l’umiltà profonda a darci la giusta direzione verso la serenità. Grazie Fabrizio.

  2. Eliana ha detto:

    Come al solito grazie Don Fabrizio.

  3. sabryt ha detto:

    Queste parole ci donano una chiave importante: aiutano a comprendere meglio i due aspetti della giustizia e della misericordia, entrambi presenti nella Scrittura, ma che spesso si fatica a tenere insieme e ad integrare in un unico Volto. E ci ricordano quanto il tema del peccato personale sia serio, perché la misericordia, senza la coscienza di questa realtà, perderebbe il suo senso più autentico. Grazie!

  4. Alberto ha detto:

    Le tue riflessioni, caro Fabrizio, sono vitamine per lo spirito: ti rivitalizzano nel difficile cammino della vita. Grazie!

  5. marilena7 ha detto:

    Che forza lo Spirito Santo, tradotto da Don Fabrizio! Che il Signore ci possa davvero concedere questa corrente di Grazia che è la nostra consapevolezza del peccato e la risoluzione di esso nell’immediato, tenendo presente Gesù che ci dice “Guarda quanto ti amo”, soprattutto quando saremo nel momento della prova. Grazie.

  6. ema ha detto:

    “i tuoi peccati ti saranno rivelati nel momento in cui ti saranno perdonati”.

    Solo in quel momento riusciamo a vedere quanto è brutto il peccato, quanto misera la nostra idea dell’amore.

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