I cinque segreti dell’omelia

1) Pregare
Niente di ciò che è cristiano può esistere senza la preghiera. Appartenere a Cristo vuol dire invocarlo, lasciarsi raggiungere da Lui, farsi plasmare dal suo Spirito. L’omelia non sfugge a questa legge: senza preghiera sarà un discorso puramente umano, non cambierà la vita alla radice.
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2) Studiare
Occorre guardarsi dalla trappola dello spontaneismo. La Bibbia è un’opera complessa, scritta in un contesto storico, inserita in una temperie sociale, culturale, religiosa, che risente dei criteri dell’epoca. Studiare seriamente la Scrittura significa dare ad ogni brano la sua collocazione storica e teologica, accedendo progressivamente a una comprensione più corretta.
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3) Ruminare
Prima di arrivare a predicare, è necessario un percorso di assimilazione: masticare, ruminare la Parola, come suggeivano i monaci, nella loro sapienza secolare. A quel punto i contenuti saranno calati nel profondo, attingeranno al centro della persona, dove dimora Dio.
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4) Comunicare
Fin qui si tratta del lavoro su se stessi. Tutto ciò che si è pregato, studiato, ruminato, va rivolto all’altro. L’omileta non parla a se stesso, in quello che spesso appare, purtroppo, come un soliloquio, ma si rivolge a persone concrete, da guardare negli occhi, a cui porgere qualcosa di autentico e di vivo.
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5) Vivere
Ecco, appunto: la vita. L’omelia ha un senso solo se chi la annuncia ne fa un appello alla realizzazione personale, ubbidendo all’invito di Gesù, l’unico vero maestro di predicazione: beato chi ascolta la parola di Dio e la mette in pratica.
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Informazioni su fabrizio centofanti

E’ laureato in Lettere moderne con una tesi su Italo Calvino. Prima della vocazione sacerdotale è stato collaboratore di Mario Petrucciani nella cattedra di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Numerosi suoi saggi e recensioni sono stati pubblicati in quegli anni su “Letteratura italiana contemporanea”, Rivista quadrimestrale di studi sul Novecento, diretta da Giorgio Petrocchi e Mario Petrucciani e “La Discussione”. Suo un saggio su Leopardi e Rebora inserito nella raccolta di Atti del convegno di Ancona sull’autore di Recanati, dal titolo Leopardi e noi. La vertigine cosmica. Edizioni Studium, a cura di A. Frattini, G. Galeazzi e S. Sconocchia. Ha partecipato a diversi convegni letterari fino al giorno in cui è entrato in seminario. E’ sacerdote diocesano a Roma dal 1996, parroco dal 2005. Ora opera al Santuario della Madonna del Divino Amore, nel campo della spiritualità e dell’approfondimento della sacra scrittura. Studioso dei vangeli, tiene da molti anni una Lectio divina settimanale. Ha pubblicato: - un volume su Calvino (Italo Calvino. Una trascendenza mancata. Istituto Propaganda Libraria, 1993. (Nel 25° anniversario della morte è uscito per i tipi della Clinamen.) - uno su Rebora (Il segreto del poeta. Clemente Rebora: la santità che compie il canto. L’immagine interiore dagli appunti sul messale, Milano, Istituto Propaganda Libraria, 1987) - numerosi saggi e articoli di natura letteraria. - Le parole della felicità, edito dalla Laurus Robuffo, 2005. - il libro di racconti Guida pratica all’eternità, Effatà editrice, Torino, 2008. - Pret(re) à portér, Effatà, 2010. - Non superare le dosi consigliate, Effatà, 2011. Nel 2011, la casa editrice Effatà ha pubblicato il primo romanzo, Ecco l’uomo. Il secondo, del 2012, Nessuno è più importante di te, è uscito con Amazon. Un saggio su Rebora si trova in Marino Magliani, Il magazzino delle alghe, Eumeswil 2010. Ha pubblicato, nel 2012, il volume di poesie Nomen omen. Con Clinamen ha pubblicato, nel 2012, il romanzo E’ la scrittura, bellezza! Per Effatà, nel 2012, il romanzo Stelle. Per Clinamen, nel 2013, il romanzo Yehoshua. Per Effatà pubblica ancora, nel 2013, Salva L'anima e Il Vangelo come non l'avete mai letto. E’ tra i fondatori della rivista “L’Attenzione”. E’ fondatore, insieme con Franz Krauspenhaar, del blog collettivo La poesia e lo spirito (http://lapoesiaelospirito.wordpress.com), dove attualmente scrive. Le omelie sono raccolte nel blog Gesù per atei.
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5 risposte a I cinque segreti dell’omelia

  1. ema ha detto:

    Ruminare per comprendere meglio e rendere assimilabile. Appropriatissimo, sopratutto perché da l’idea di un gesto meccanico che non lascia spazio ad alcun inquinamento di significato da parte del ruminante.

  2. robysda ha detto:

    Dici a me?
    Solo quando senti proiettate quelle parole nel tuo cuore ,ti senti coinvolto, allora sì, qualcosa sta cambiando nella tua vita. La messa non è più una “funzione”, bensì incontro, e occasione necessaria attraverso cui fare incetta di energie cariche d’amore.

    Quanto impegno e amore ci sono in quei 10 minuti! Grazie sempre.

  3. elena ha detto:

    è un processo alchemico e profondo ma il solo capace di favorire una trasformazione autentica, lenta, ma autentica.E nella coscienza mette radici.Grazie

  4. Alfonso ha detto:

    Parla RABBUNI,
    io mi metto all’ascolto…
    IN PRINCIPIO ERA IL LOGOS.

  5. marilena7 ha detto:

    Per questo i Talenti non andrebbero nascosti, per molti fedeli l’Omelia è l’unico momento di incontro esplicativo con Gesù, quanti attraverso la spiegazione della Parola di Dio, ne vengono illuminati e cambiano la loro vita.
    E ci vuole talento, per tenere alta l’attenzione sulla Parola e riuscire a trasmetterla come se ogni volta fosse la prima. Grazie Don Fabrizio del tuo incessante lavoro.

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