Cinque passaggi per ritrovare la propria identità

1) Riconoscere di vivere superficialmente
Il corpo, la psiche hanno un carattere d’immediatezza. I bisogni corporali e fisici richiederebbero, di per sé, una soddisfazione subitanea e spesso, in effetti, ci sorprendiamo ad essere impazienti, frenetici, ansiosi di espletare al più presto necessità e desideri. Questa tendenza, nell’ambito del nostro credo, è un campo fertile di peccati e trasgressioni: basti pensare, al riguardo, a vizi come la gola o la lussuria. Ammettere che tutto ciò coincide con una dimensione superficiale e insufficiente dell’essere umano è un primo passo verso la scoperta del proprio vero io.
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2) Chi si ferma è salvato
La vita ci costringe spesso a ritmi frenetici; inseguiamo gli obbiettivi più diversi: il successo, il benessere, la conquista di amicizie più o meno interessate, e spesso virtuali. Alcune espressioni proverbiali esprimono bene questa corsa affannata verso mete o beni spesso presunti: “il tempo è denaro”, “chi si ferma è perduto”. Se vogliamo interrompere gli effetti di questo ingranaggio perverso, dobbiamo credere nell’esatto contrario: chi si ferma è salvato. Solo se ho il coraggio di arrestare la corsa pazza e insensata, scendendo più in profondità, posso progredire nella mia ricerca.
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3) Prendere coscienza degli ostacoli
Fermandomi, mi rendo conto che la vita profonda è ingombra di ostacoli: paure, desideri devianti, complessi e sensi di colpa, tendenze pessimistiche o idealistiche, pressioni di una società sempre più condizionante. La presa di coscienza di tali impedimenti è un passo essenziale per procedere verso la propria verità.
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4) Scegliere di liberarsene
È a questo punto che è richiesta una scelta esplicita e definitiva: la presa di coscienza non è sufficiente per cambiare. Quando il cieco si presenta a Gesù, Lui gli domanda: cosa vuoi che ti faccia? Sembra un dettaglio inopportuno: cosa può volere quel povero cieco, se non essere liberato dal suo handicap? Ma il Signore sa che la richiesta deve partire dal profondo, che non sempre vogliamo essere guariti veramente. Per questo fa appello a tutta la persona, perché si orienti a una scelta irrevocabile.
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5) Scoprire e vivere l’Archetipo
Siamo giunti, così, all’ultima tappa del percorso: riconosciuta l’esistenza di una dimensione più profonda, scoperti e affrontati – nella preghiera, la meditazione ed il silenzio – gli ostacoli che si frappongono alla crescita, operata la scelta di guarire, siamo pronti per accedere all’archetipo, la nostra identità profonda, quella che non può essere violata da niente e da nessuno, nemmeno da noi stessi. Jung ha identificato con Cristo l’Archetipo del Sé. Per questo San Paolo può dire: “non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me”. Dal profondo emerge la realtà che ci identifica e ci supera nello stesso tempo. È lì che siamo noi stessi, veramente.
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Informazioni su fabrizio centofanti

E’ laureato in Lettere moderne con una tesi su Italo Calvino. Prima della vocazione sacerdotale è stato collaboratore di Mario Petrucciani nella cattedra di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Numerosi suoi saggi e recensioni sono stati pubblicati in quegli anni su “Letteratura italiana contemporanea”, Rivista quadrimestrale di studi sul Novecento, diretta da Giorgio Petrocchi e Mario Petrucciani e “La Discussione”. Suo un saggio su Leopardi e Rebora inserito nella raccolta di Atti del convegno di Ancona sull’autore di Recanati, dal titolo Leopardi e noi. La vertigine cosmica. Edizioni Studium, a cura di A. Frattini, G. Galeazzi e S. Sconocchia. Ha partecipato a diversi convegni letterari fino al giorno in cui è entrato in seminario. E’ sacerdote diocesano a Roma dal 1996, parroco dal 2005. Ora opera al Santuario della Madonna del Divino Amore, nel campo della spiritualità e dell’approfondimento della sacra scrittura. Studioso dei vangeli, tiene da molti anni una Lectio divina settimanale. Ha pubblicato: - un volume su Calvino (Italo Calvino. Una trascendenza mancata. Istituto Propaganda Libraria, 1993. (Nel 25° anniversario della morte è uscito per i tipi della Clinamen.) - uno su Rebora (Il segreto del poeta. Clemente Rebora: la santità che compie il canto. L’immagine interiore dagli appunti sul messale, Milano, Istituto Propaganda Libraria, 1987) - numerosi saggi e articoli di natura letteraria. - Le parole della felicità, edito dalla Laurus Robuffo, 2005. - il libro di racconti Guida pratica all’eternità, Effatà editrice, Torino, 2008. - Pret(re) à portér, Effatà, 2010. - Non superare le dosi consigliate, Effatà, 2011. Nel 2011, la casa editrice Effatà ha pubblicato il primo romanzo, Ecco l’uomo. Il secondo, del 2012, Nessuno è più importante di te, è uscito con Amazon. Un saggio su Rebora si trova in Marino Magliani, Il magazzino delle alghe, Eumeswil 2010. Ha pubblicato, nel 2012, il volume di poesie Nomen omen. Con Clinamen ha pubblicato, nel 2012, il romanzo E’ la scrittura, bellezza! Per Effatà, nel 2012, il romanzo Stelle. Per Clinamen, nel 2013, il romanzo Yehoshua. Per Effatà pubblica ancora, nel 2013, Salva L'anima e Il Vangelo come non l'avete mai letto. E’ tra i fondatori della rivista “L’Attenzione”. E’ fondatore, insieme con Franz Krauspenhaar, del blog collettivo La poesia e lo spirito (http://lapoesiaelospirito.wordpress.com), dove attualmente scrive. Le omelie sono raccolte nel blog Gesù per atei.
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4 risposte a Cinque passaggi per ritrovare la propria identità

  1. elena ha detto:

    Bello leggere e sottoscrivere queste tappe di un percorso impegnativo ma granitico come solo l’apertura a un significato profondo e veritiero può dare. Grazie!

  2. marilena7 ha detto:

    Tutto si gioca sulla messa in opera di questi cinque preziosi doni. Prima si parte e meglio è, perche’ i tempi per accedere all’archetipo possono essere lunghi, ma e’ necessario comunque iniziare il percorso. Che bello sarebbe se questi passaggi fossero compresi e trasmessi da genitori a figli perché possano compredere da subito l’identità profonda del Se che si palesa in Cristo. Grazie per questa eredità.

  3. ema ha detto:

    “Ciò che importa nella vita è stare insieme a chi si ama. Questa è la più grande verità del mondo.”
    C. Lispector

  4. rossella71 ha detto:

    Chi si ferma è salvato, mi piace questa affermazione. Vivere e assaporare più intensamente il presente mantenendo una pacata progettualità è il modo migliore e più consapevole per giungere alla meta.

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