Una questione di profumi (Lc 7,36-8,3)

da qui

Una questione di profumi

Omelia di don Fabrizio Centofanti

Domenica 12 giugno 2016 (XI Domenica del Tempo Ordinario – anno C)

Dal vangelo di Luca capitolo 7, versetti 36-50; capitolo 8, versetti 1-3
In quel tempo 36Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. 37Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; 38stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo. 39Vedendo questo , il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: “Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!”.
40Gesù allora gli disse: “Simone, ho da dirti qualcosa”. Ed egli rispose: “Di’ pure, maestro”. 41″Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. 42Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?”. 43Simone rispose: “Suppongo sia colui al quale ha condonato di più”. Gli disse Gesù: “Hai giudicato bene”. 44E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: “Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. 45Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. 46Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. 47Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco”. 48Poi disse a lei: “I tuoi peccati sono perdonati”. 49Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: “Chi è costui che perdona anche i peccati?”. 50Ma egli disse alla donna: “La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!”.

1 In seguito egli se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio. C’erano con lui i Dodici 2e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; 3Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni.

❶ Questo brano fa riflettere sul rapporto di Gesù con le donne.
IL RAPPORTO DI GESÙ CON LE DONNE descritto nei vangeli È UN RAPPORTO DI DELICATEZZA, DI ATTENZIONE, DI VALORIZZAZIONE.
Non si può certo dire che la Chiesa abbia fatto proprio questo modo di Gesù di trattare le donne. La storia della Chiesa ci parla spesso di tratti di maschilismo che hanno segnato il suo rapporto con il mondo femminile.
A questo proposito dovremmo rifarci alle origini, cioè tenere presente una parola importante che si trova nel libro della Genesi: “E il Signore Dio disse: “Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli sia simile”. (Gen 2, 18). Ma l’espressione in ebraico significa: “voglio fargli un aiuto che gli corrisponda”, cioè “uno di fronte all’altro,” “occhi negli occhi”. Una corrispondenza che esprime uguaglianza, pari dignità.
QUESTO È IL RAPPORTO TRA UOMO E DONNA SECONDO DIO: UN RAPPORTO DI PARITÀ, PERCHÉ SOLO LA PARITÀ SALVA.
E su questo aspetto la Chiesa, sia come istituzione che come comunità cristiane, deve ancora compiere un lungo cammino.

❷ In questo brano non si capisce bene se viene prima il perdono o se viene prima l’amore.
Infatti la parabola indicherebbe il perdono (“lo amerà di più colui al quale ha perdonato di più”), ma il commento di Gesù sembra optare per l’amore (“sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato”).
Da un lato CHI È PERDONATO AMA. La donna mostra a Gesù il suo amore a causa del perdono che sa di avere già ricevuto.
I Padri dicevano che L’INIZIO DELLA FEDE COINCIDE COL MOMENTO IN CUI UNO SI SENTE VERAMENTE PERDONATO.
D’altra parte È ANCHE VERO CHE CHI AMA RENDE POSSIBILE IL PERDONO, perché da persone libere possiamo rifiutare il perdono, così come a volte possiamo rifiutare un dono, per superbia o per orgoglio.
Allora vuol dire che PERDONO E AMORE SONO INESTRICABILMENTE INTRECCIATI e non è possibile separarli.

❸ Gesù dice alla donna: “Va’ in pace”.
Potremmo chiederci: “Ma dove può andare in pace?” Lei è una prostituta e – in quel contesto sociale e culturale del tempo – non può che tornare al suo mestiere. Gesù la perdona, ma non la invita a cambiare mestiere, visto che non ha altra speranza di vita.
Questo è un tema molto scottante: è il tema della schiavitù economica e sociale.
Ci sono persone che fanno dei mestieri condannati dalla società, perché sono costrette dalle necessità: devono sopravvivere, devono provvedere ai figli.
Eppure non dovrebbe essere così. Il mondo è una casa per tutti e non solo per alcuni. Nessuno dovrebbe essere costretto dalla necessità a rinunciare alla propria dignità.
Allora QUESTA DONNA PUÒ ANDARE IN PACE SOLO SE C’È UNA CONDIVISIONE, cioè se c’è una comunità che l’accoglie e che condivide.

❹ Gesù mangia con un fariseo.
Questo ci può sorprendere un po’ dal momento che siamo abituati a vedere Gesù che sta con gli ultimi, con i pubblicani, con i peccatori e saremmo portati a ritenere che non debba mangiare con i farisei, quella “razza di vipere” (Mt 23, 33).
Ma questo nostro giudizio esprime il criterio della divisione in classi, in fazioni, in buoni e cattivi, in “noi” e “loro”.
Dovremmo allora superare queste barriere che S. Paolo chiama “le opere della carne” (Gal 5, 19).
IL FRUTTO DELLO SPIRITO È INVECE LA BENEVOLENZA, L’ABBATTIMENTO DEI MURI, mentre oggi nel mondo e nella nostra Europa vediamo chi vorrebbe alzare muri e barriere di difesa, contro l’accoglienza, esasperando le contrapposizioni che finiscono per fomentare le guerre.
Dobbiamo invece vivere secondo lo Spirito e non secondo la carne.

❺ Questo brano è attraversato da un profumo: il profumo che ha portato questa donna.
S. Paolo parla del profumo di Cristo e dice “Noi siamo infatti dinanzi a Dio il profumo di Cristo fra quelli che si salvano e fra quelli che si perdono; per gli uni odore di morte per la morte e per gli altri odore di vita per la vita.”. (2Cor 2, 15-16).
Quindi Cristo è odore di morte per chi lo rinnega e odore di vita per chi lo accoglie.
Nella scena della risurrezione di Lazzaro, Marta dice: “Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni” (Gv 11, 39).
Questo è il cattivo odore di quando ci rinchiudiamo nella tomba del nostro egoismo. Ma Gesù dice di togliere la pietra, perché il vangelo è proprio questa apertura alla vita.
Gesù ce lo ripete ancora oggi, a noi: “Levate la pietra!”.
Solo se usciamo dalla logica del nostro gretto tornaconto e ci apriamo al perdono e all’amore, solo allora possiamo sentire il profumo di Cristo, il profumo buono della vita definitiva.

Chiediamo a Gesù di aprirci adesso a questo amore.

Informazioni su fabrizio centofanti

E’ laureato in Lettere moderne con una tesi su Italo Calvino. Prima della vocazione sacerdotale è stato collaboratore di Mario Petrucciani nella cattedra di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Numerosi suoi saggi e recensioni sono stati pubblicati in quegli anni su “Letteratura italiana contemporanea”, Rivista quadrimestrale di studi sul Novecento, diretta da Giorgio Petrocchi e Mario Petrucciani e “La Discussione”. Suo un saggio su Leopardi e Rebora inserito nella raccolta di Atti del convegno di Ancona sull’autore di Recanati, dal titolo Leopardi e noi. La vertigine cosmica. Edizioni Studium, a cura di A. Frattini, G. Galeazzi e S. Sconocchia. Ha partecipato a diversi convegni letterari fino al giorno in cui è entrato in seminario. E’ sacerdote diocesano a Roma dal 1996, parroco dal 2005. Ora opera al Santuario della Madonna del Divino Amore, nel campo della spiritualità e dell’approfondimento della sacra scrittura. Studioso dei vangeli, tiene da molti anni una Lectio divina settimanale. Ha pubblicato: - un volume su Calvino (Italo Calvino. Una trascendenza mancata. Istituto Propaganda Libraria, 1993. (Nel 25° anniversario della morte è uscito per i tipi della Clinamen.) - uno su Rebora (Il segreto del poeta. Clemente Rebora: la santità che compie il canto. L’immagine interiore dagli appunti sul messale, Milano, Istituto Propaganda Libraria, 1987) - numerosi saggi e articoli di natura letteraria. - Le parole della felicità, edito dalla Laurus Robuffo, 2005. - il libro di racconti Guida pratica all’eternità, Effatà editrice, Torino, 2008. - Pret(re) à portér, Effatà, 2010. - Non superare le dosi consigliate, Effatà, 2011. Nel 2011, la casa editrice Effatà ha pubblicato il primo romanzo, Ecco l’uomo. Il secondo, del 2012, Nessuno è più importante di te, è uscito con Amazon. Un saggio su Rebora si trova in Marino Magliani, Il magazzino delle alghe, Eumeswil 2010. Ha pubblicato, nel 2012, il volume di poesie Nomen omen. Con Clinamen ha pubblicato, nel 2012, il romanzo E’ la scrittura, bellezza! Per Effatà, nel 2012, il romanzo Stelle. Per Clinamen, nel 2013, il romanzo Yehoshua. Per Effatà pubblica ancora, nel 2013, Salva L'anima e Il Vangelo come non l'avete mai letto. E’ tra i fondatori della rivista “L’Attenzione”. E’ fondatore, insieme con Franz Krauspenhaar, del blog collettivo La poesia e lo spirito (http://lapoesiaelospirito.wordpress.com), dove attualmente scrive. Le omelie sono raccolte nel blog Gesù per atei.
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