Capitano, mio capitano (Lc 7,11-17)

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Capitano, mio capitano

Omelia di don Fabrizio Centofanti

Domenica 5 giugno 2016 (X Domenica del Tempo Ordinario – anno C)

Dal vangelo di Luca capitolo 7, versetti 11-17
11In quel tempo Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla.
12Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.
13Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: “Non piangere!”. 14Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: “Ragazzo, dico a te, àlzati!”. 15Il morto si mise seduto e cominciò a parlare.
Ed egli lo restituì a sua madre. 16Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: “Un grande profeta è sorto tra noi”, e: “Dio ha visitato il suo popolo”.
17Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.

❶ Gesù dice alla vedova: “Non piangere”.
Questa è l’unica cosa che non bisognerebbe mai dire ad un funerale, dal momento che il dolore si deve sfogare nelle lacrime che possono liberarci dalle emozioni negative e darci un po’ di sollievo.
Ma Gesù è l’unico che può dirlo perché in quella situazione lui sa quel che dice e che cosa sta per fare. Gesù si rivolge alla madre che con la morte di questo figlio ha perso ogni speranza di vita e che dunque
vive la morte con angoscia perché non ha capito qual è il senso della vita.
ANCHE NOI POTREMO DIRE: “NON PIANGERE”, NEL MOMENTO IN CUI SAREMO TESTIMONI AUTENTICI DELLA RISURREZIONE, cioè solo nel momento in cui ci sarà dentro di noi un amore che dà vita al punto di superare quella soglia che consideriamo invalicabile.
Infatti Gesù dice: “Chi crede in me, anche se muore, vivrà” (Gv, 11, 25).
Questa è la certezza che abbiamo nel cuore.

❷ Il brano dice: “La fama di Gesù si diffuse”.
Questa è una pubblicità, proprio la pubblicità che ci assilla ogni giorno e di cui noi siamo tutti allergici.
Tuttavia C’È UNA PUBBLICITÀ SANA CHE BISOGNA FARE: È LA PUBBLICITÀ DI UNA VITA PIÙ FORTE DELLA MORTE, che Giovanni chiama vita eterna, cioè “definitiva”: “Chi crede ha la vita eterna”- (Gv 6, 47).
Dobbiamo fare pubblicità di questa vita. DOBBIAMO DIRE CHE ESISTE QUESTA VITA CHE VA OLTRE LA MORTE.
Non c’è un momento della propria esistenza in cui c’è la fine di tutto: LA MORTE NON È UNA FINE, MA È UNA NASCITA ALLA VITA DEFINITIVA.
Questa è la buona notizia portata da Gesù: lui non libera dalla paura della morte, ma dalla morte stessa.
Ma per avere questa qualità di vita bisogna aver fatto l’esperienza della risurrezione, cioè aver orientato la propria vita verso il bene degli altri.

❸ Gesù restituisce il ragazzo alla madre.
Nella parabola del padre misericordioso, il padre dice: “…questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato” (Lc 15,32).
L’amore di Dio non si rassegna a perdere nessuno perché ama tutti e tutti cerca, sempre.
NELL’AMORE NULLA SI PERDE. Chi ama riesce a vincere il mondo, non ha paura di perdere nulla.
Una bellissima canzone di Francesco de Gregori, “Sempre per sempre” dice: “il vero amore può
nascondersi, confondersi, ma non può perdersi mai”.

❹ In questa scena ci sono due cortei: Gesù con i suoi discepoli e la folla si avvia verso la città, ma dalla
città esce un altro corteo, un corteo di morte. Quindi c’è il corteo funebre che accompagna il ragazzo morto e poi c’è un corteo di vita: è il corteo di Gesù, il profeta di salvezza.
GESÙ È CAPACE DI CAMBIARE IL CORTEO DI MORTE IN UN CORTEO DI VITA.
Nella poesia citata dal film “L’attimo fuggente” di Walt Whitman, intitolata “O Capitano, mio Capitano!”, dedicata a Lincoln, il poeta dice: “O Capitano! Mio Capitano! Risorgi!”.
E il nostro capitano è risorto veramente.
Solo Gesù è capace di invertire la rotta di un corteo funebre in un corteo di gioia e di vita.

❺ Gesù dice a questo ragazzo: “Ragazzo, dico a te, alzati!”.
Noi possiamo risorgere solo se Gesù ci chiama personalmente, uno per uno.
Quando Maria Maddalena cerca nel giardino il corpo di Gesù senza trovarlo, vede un uomo che scambia col giardiniere e gli dice: “Se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo” (Gv 20, 15). Ma questi la chiama per nome: “Maria!”. E solo allora lei riconosce Gesù.
SOLO SE GESÙ CI CHIAMA PERSONALMENTE, SOLO SE CI DICE: “DICO PROPRIO A TE”, NOI POSSIAMO RISORGERE DA OGNI MORTE.
E allora la vita ricomincia.
Nella vita ci sono sempre due cortei: uno triste di chi vive nell’egoismo e uno gioioso di chi vive nell’amore.
Chiediamo a Gesù di vivere nel corteo giusto e chiediamo al Padre di cambiare la rotta se ci troviamo in quello sbagliato.

Preghiamo il Signore che ci faccia risorgere da ogni morte e faccia trionfare la vita e l’amore.

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Informazioni su fabrizio centofanti

E’ laureato in Lettere moderne con una tesi su Italo Calvino. Prima della vocazione sacerdotale è stato collaboratore di Mario Petrucciani nella cattedra di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Numerosi suoi saggi e recensioni sono stati pubblicati in quegli anni su “Letteratura italiana contemporanea”, Rivista quadrimestrale di studi sul Novecento, diretta da Giorgio Petrocchi e Mario Petrucciani e “La Discussione”. Suo un saggio su Leopardi e Rebora inserito nella raccolta di Atti del convegno di Ancona sull’autore di Recanati, dal titolo Leopardi e noi. La vertigine cosmica. Edizioni Studium, a cura di A. Frattini, G. Galeazzi e S. Sconocchia. Ha partecipato a diversi convegni letterari fino al giorno in cui è entrato in seminario. E’ sacerdote diocesano a Roma dal 1996, parroco dal 2005. Ora opera al Santuario della Madonna del Divino Amore, nel campo della spiritualità e dell’approfondimento della sacra scrittura. Studioso dei vangeli, tiene da molti anni una Lectio divina settimanale. Ha pubblicato: - un volume su Calvino (Italo Calvino. Una trascendenza mancata. Istituto Propaganda Libraria, 1993. (Nel 25° anniversario della morte è uscito per i tipi della Clinamen.) - uno su Rebora (Il segreto del poeta. Clemente Rebora: la santità che compie il canto. L’immagine interiore dagli appunti sul messale, Milano, Istituto Propaganda Libraria, 1987) - numerosi saggi e articoli di natura letteraria. - Le parole della felicità, edito dalla Laurus Robuffo, 2005. - il libro di racconti Guida pratica all’eternità, Effatà editrice, Torino, 2008. - Pret(re) à portér, Effatà, 2010. - Non superare le dosi consigliate, Effatà, 2011. Nel 2011, la casa editrice Effatà ha pubblicato il primo romanzo, Ecco l’uomo. Il secondo, del 2012, Nessuno è più importante di te, è uscito con Amazon. Un saggio su Rebora si trova in Marino Magliani, Il magazzino delle alghe, Eumeswil 2010. Ha pubblicato, nel 2012, il volume di poesie Nomen omen. Con Clinamen ha pubblicato, nel 2012, il romanzo E’ la scrittura, bellezza! Per Effatà, nel 2012, il romanzo Stelle. Per Clinamen, nel 2013, il romanzo Yehoshua. Per Effatà pubblica ancora, nel 2013, Salva L'anima e Il Vangelo come non l'avete mai letto. E’ tra i fondatori della rivista “L’Attenzione”. E’ fondatore, insieme con Franz Krauspenhaar, del blog collettivo La poesia e lo spirito (http://lapoesiaelospirito.wordpress.com), dove attualmente scrive. Le omelie sono raccolte nel blog Gesù per atei.
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