Essere o Essere (Lc 9,11-17)

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Essere o Essere

Omelia di don Fabrizio Centofanti

Domenica 29 maggio 2016 (Corpus Domini – anno C)

Dal vangelo di Luca capitolo 9, versetti 11-17
11In quel tempo Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.
12Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: “Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta”. 13Gesù disse loro: “Voi stessi date loro da mangiare”.
Ma essi risposero: “Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente”. 14C’erano infatti circa cinquemila uomini.
Egli disse ai suoi discepoli: “Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa”. 15Fecero così e li fecero sedere tutti quanti.
16Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla.
17Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.

❶ Gesù prende in grande considerazione i cinque pani e i due pesci, benché rappresentassero un po’ poco per sfamare cinquemila persone. Ma lui non li considera cosa da poco.
Con questo simbolo Gesù vuole dirci che IL POCO PUÒ FARE MIRACOLI.
Invece noi facciamo fatica a metterci in gioco profondamente perché abbiamo paura di sbagliare, anche perché viviamo in una società dell’immagine che fa coltivare la paura di fare brutte figure e che ci fa essere superbi e presuntuosi (ad esempio, dare a un profumo il nome “Arrogance” indica che è molto diffusa la mentalità per cui l’arroganza è un valore seduttivo).
Allora ci vuole un antidoto a tutto questo: e l’antidoto più efficace è quello che i Padri chiamavano la regina delle virtù: l’umiltà.
SOLO L’UMILTÀ MI PERMETTE DI METTERMI IN GIOCO, CON IL POCO CHE HO.

❷ I discepoli dicono di mandare la folla a comprare da mangiare.
Questo è diventato il nostro verbo più importante: tutto è diventato mercato, tutto si può mercanteggiare, tutto si può comprare, tutto ha un prezzo.
Ma Gesù usa un altro verbo: “date loro”, cioè condividete.
È IL VERBO “CONDIVIDERE” CHE PUÒ ACCENDERE UNA SPERANZA IN QUESTO NOSTRO MONDO: la speranza per i poveri che non hanno niente e che possono essere salvati solo dalla condivisione di chi ha il superfluo.
Il prodigio di questo brano evangelico non è una “moltiplicazione”, ma una “con-divisione” dei pani.
È PROPRIO QUESTA CONDIVISIONE CHE FA IL MIRACOLO.
Non è forse vero che se in questo mondo si condividesse ci sarebbe pane per tutti e la fame sarebbe sconfitta?
Quindi dobbiamo cominciare a condividere soprattutto con chi ha più bisogno, a partire anche dai piccoli ma concreti gesti della vita quotidiana.

❸ Gesù fa molta attenzione a questo pasto necessario.
La Messa è l’ultima cena, ma ci sono tante “ultime cene” nella Bibbia, come l’ultima cena della vedova di Sarepta, la quale, benché avesse olio e farina solo per preparare l’ultimo pasto per sé e per suo figlio prima di morire, accettò generosamente di sfamare il profeta Elia e fu ricompensata con la moltiplicazione delle sue magre provviste, che così bastarono al sostentamento del profeta, della donna e di suo figlio finché non finì la siccità.
Gesù è molto attento a questo “ultime cene”, tanto che il criterio del giudizio universale sarà proprio questo: “avevo fame e mi avete dato da mangiare”.(Mt 25, 35).

❹ Insensibilmente noi STIAMO PASSANDO DALLA QUOTIDIANITÀ ALLA LITURGIA.
Questo è facilitato dai verbi che usa l’evangelista: Gesù prende il pane, lo benedice, lo spezza, lo distribuisce: sono proprio i gesti della liturgia eucaristica che celebriamo ogni domenica.
Che la quotidianità dovesse diventare liturgia lo aveva compreso un grande filosofo e paleontologo, il gesuita Teilhard de Chardin, che diceva che tutto il creato deve essere “cristificato”, cioè che il futuro dell’universo consiste nel convergere verso un centro, che lui chiama il “Cristo-Omega”: il Cristo risorto esercita dunque un influsso universale, un influsso d’amore sopra tutte le cose del mondo.
Anche S. Paolo esprime un concetto analogo: “tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi.” (Romani 8, 22).
Ci deve essere dunque un parto, noi DOBBIAMO PARTORIRE CRISTO NEI NOSTRI LUOGHI, NELLE NOSTRE RELAZIONI, DOBBIAMO “CRISTIFICARE” IL MONDO, rendere presente Gesù dovunque ci troviamo, attraverso la nostra testimonianza di amore e di servizio ai fratelli.

❺ L’evangelista dice: “Tutti mangiarono a sazietà”.
Vuol dire che il Messia porta la pienezza, che DIO RIEMPIE I VUOTI NELLE NOSTRE ESISTENZE.
Nel vangelo di Marco, all’inizio della sua predicazione, Gesù dice: “Il tempo è compiuto”; ma andrebbe tradotto meglio con “il tempo è riempito” (la parola usata dall’evangelista è “peplèrotai” che deriva dal verbo greco “pleròo”, che significa “rendere pieno, riempire”), perché è Dio che riempie i nostri vuoti.
Il famoso dilemma dell’ “Amleto” di Shakespeare: “essere o non essere” viene superato da Dio che è l’Essere, è l’ ”Io sono”: in Dio tutto viene alla luce e diventa corpo e sangue di una vita definitiva.
UNA VITA CHE NON PUÒ MORIRE PERCHÉ VIENE CONDIVISA, E TUTTO CIÒ CHE È CONDIVISO, TUTTO CIÒ CHE È AMORE, RESTA PER SEMPRE.

C’è un segreto in questo prodigio di Gesù: GESÙ PRENDE IL PANE E RENDE GRAZIE.
SE NOI IMPARASSIMO A RINGRAZIARE IL SIGNORE per tutto ciò che siamo e che abbiamo, se con la fiducia dei figli lo ringraziassimo anticipatamente qualunque cosa ci darà, allora accadrebbe il miracolo: TUTTO SI MOLTIPLICHEREBBE E LA NOSTRA VITA CAMBIEREBBE.
Ma questo non avviene perché ci lamentiamo, sempre, di tutto.

Allora chiediamo al Signore che ci illumini per capire che tutto nella nostra vita è un dono, un suo dono gratuito di cui dobbiamo solo ringraziarlo.

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Informazioni su fabrizio centofanti

E’ laureato in Lettere moderne con una tesi su Italo Calvino. Prima della vocazione sacerdotale è stato collaboratore di Mario Petrucciani nella cattedra di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Numerosi suoi saggi e recensioni sono stati pubblicati in quegli anni su “Letteratura italiana contemporanea”, Rivista quadrimestrale di studi sul Novecento, diretta da Giorgio Petrocchi e Mario Petrucciani e “La Discussione”. Suo un saggio su Leopardi e Rebora inserito nella raccolta di Atti del convegno di Ancona sull’autore di Recanati, dal titolo Leopardi e noi. La vertigine cosmica. Edizioni Studium, a cura di A. Frattini, G. Galeazzi e S. Sconocchia. Ha partecipato a diversi convegni letterari fino al giorno in cui è entrato in seminario. E’ sacerdote diocesano a Roma dal 1996, parroco dal 2005. Ora opera al Santuario della Madonna del Divino Amore, nel campo della spiritualità e dell’approfondimento della sacra scrittura. Studioso dei vangeli, tiene da molti anni una Lectio divina settimanale. Ha pubblicato: - un volume su Calvino (Italo Calvino. Una trascendenza mancata. Istituto Propaganda Libraria, 1993. (Nel 25° anniversario della morte è uscito per i tipi della Clinamen.) - uno su Rebora (Il segreto del poeta. Clemente Rebora: la santità che compie il canto. L’immagine interiore dagli appunti sul messale, Milano, Istituto Propaganda Libraria, 1987) - numerosi saggi e articoli di natura letteraria. - Le parole della felicità, edito dalla Laurus Robuffo, 2005. - il libro di racconti Guida pratica all’eternità, Effatà editrice, Torino, 2008. - Pret(re) à portér, Effatà, 2010. - Non superare le dosi consigliate, Effatà, 2011. Nel 2011, la casa editrice Effatà ha pubblicato il primo romanzo, Ecco l’uomo. Il secondo, del 2012, Nessuno è più importante di te, è uscito con Amazon. Un saggio su Rebora si trova in Marino Magliani, Il magazzino delle alghe, Eumeswil 2010. Ha pubblicato, nel 2012, il volume di poesie Nomen omen. Con Clinamen ha pubblicato, nel 2012, il romanzo E’ la scrittura, bellezza! Per Effatà, nel 2012, il romanzo Stelle. Per Clinamen, nel 2013, il romanzo Yehoshua. Per Effatà pubblica ancora, nel 2013, Salva L'anima e Il Vangelo come non l'avete mai letto. E’ tra i fondatori della rivista “L’Attenzione”. E’ fondatore, insieme con Franz Krauspenhaar, del blog collettivo La poesia e lo spirito (http://lapoesiaelospirito.wordpress.com), dove attualmente scrive. Le omelie sono raccolte nel blog Gesù per atei.
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