I sentieri impossibili (Gv 14, 23-29)

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I sentieri impossibili

Omelia di don Fabrizio Centofanti

Domenica 1 maggio 2016 (VI Domenica di Pasqua – anno C)

Dal vangelo di Giovanni, capitolo 14, versetti 23-29)
23Gli rispose Gesù: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. 24Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
25Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. 26Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
27Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. 28Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. 29Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate.

❶ Gesù dice: “Pregherò il Padre perché vi dia lo Spirito”.
Vuol dire che lo Spirito Santo ci viene donato attraverso Gesù.
L’incarnazione del Figlio di Dio ha posto fine ad un tipo di religiosità molto vaga, inconsistente, che parla di un amore generico e astratto.
Allora DOBBIAMO SCEGLIERE TRA L’INCARNAZIONE E L’ALIENAZIONE. Se scegliamo l’umanità di Cristo rigettiamo la spiritualità che ci rende alienati.
S. Teresa d’Avila diceva che “tutto deve passare per l’umanità di Cristo”, cioè L’AMORE DEVE ESSERE CONCRETO.
Don Mario Torregrossa spesso per penitenza alla confessione indicava un atto, un gesto di carità da compiere.
L’AMORE NON PUÒ ESSERE FATTO DI PAROLE: “L’amore non vive di parole,
né può essere spiegato a parole”, diceva Madre Teresa di Calcutta.

❷ La parola “santo” significa “separato”: vuol dire che lo Spirito di Cristo ha la funzione di separare. Questo ci può meravigliare, dal momento che il “separatore” per eccellenza è il diavolo (il verbo greco “diabàllei” significa appunto “separare”) che divide e mette zizzania nei rapporti umani.
Ma LO SPIRITO SANTO separa in un altro senso: CI SEPARA DAL MALE, dagli effetti del peccato originale, DA QUELLA INCLINAZIONE AL MALE CHE NEMMENO IL BATTESIMO CANCELLA. Lo Spirito di Cristo quindi ci purifica gradualmente dal male che impregna il mondo.
La sesta beatitudine dice: “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio” (Mt 5, 8): POTREMO VEDERE DIO SOLO SE SAREMO PURIFICATI DALLO SPIRITO, cioè se saremo limpidi, trasparenti, animati da buone intenzioni verso gli altri, allora potremo fare l’esperienza della presenza di Dio nella nostra vita.

❸ Gesù dice: “Vi lascio la pace”.
LA PACE DI CRISTO È IL SENSO DELLA VITA che questo mondo così nevrotico e stressato non conosce.
Hanno chiesto al filosofo Umberto Galimberti quale fosse per lui il senso della vita. Ha risposto che il senso della vita è una categoria cristiana secondo la quale il tempo acquista un senso perché iscritto in un disegno, in un progetto.
È vero: la parola “religione” deriva da “religare”, cioè “collegare”: noi possiamo trovare la pace solo se ci colleghiamo a Gesù.
S. Agostino, rivolgendosi a Dio, dice. “Il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te”. (Confessioni, libro I, 1.1).
Nel nostro tempo di internet noi siamo connessi con tutto tranne che con Cristo: ma SOLO SE CI COLLEGHIAMO CON CRISTO POSSIAMO TROVARE LA PACE E IL SENSO DELLA VITA.

❹ Gesù cambia terminologia: passa da “comandamento” a “parola”.
Il comandamento proviene da fuori, dall’esterno; ci viene imposto. Invece la “parola”, che è il “comandamento” nuovo di Gesù, non è qualcosa di estrinseco all’umanità, di imposto dall’alto: scaturisce dal cuore dell’uomo, dalla sua coscienza.
LA FEDE DEVE COINVOLGERE IL CUORE, PERCHÉ SENZA IL CUORE NON C’È NIENTE.
Ma come si fa ad aprire il cuore alla fede?
Lo aveva compreso bene Dostoevskij, con quella stupenda frase del suo romanzo “L’idiota”: “Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?” È LA BELLEZZA CHE SALVA IL MONDO PERCHÉ È LA BELLEZZA CHE APRE IL CUORE: è una verità che capiscono i profeti e i poeti.
Federico García Lorca ha scritto: “Il poeta sa che i sentieri sono tutti impossibili e per questo nella notte li percorre con calma.”(“Questo è il prologo”).
Il poeta e il profeta hanno la chiave per accedere al mistero di Dio, altrimenti impossibile da comprendere: la bellezza.

❺ Gesù dice: “Io ritorno al Padre e voi dovreste essere contenti”.
Ma gli apostoli non si rallegrano perché in loro ancora c’è un residuo di egoismo, di interesse personale. Invece l’azione di Gesù sarà ancora più incisiva con i suoi: andando al Padre Gesù non solo non si separa dai suoi, ma rende più intensa questa sua presenza.
Gesù ci sta dicendo qual è la nostra vera patria. La nostra identità profonda è nell’unione con Dio: è lì che troviamo la nostra casa.
Nell’Apocalisse c’è scritto: “Al vincitore darò la manna nascosta e una pietruzza bianca, sulla quale sta scritto un nome nuovo, che nessuno conosce all’infuori di chi lo riceve” (Ap 2, 17).
Solo quando questa vita nuova si manifesterà, quando “Dio sarà tutto in tutti” (1Cor 15, 28), potremo dire che l’evoluzione dell’universo ha raggiunto la sua meta.

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Informazioni su fabrizio centofanti

E’ laureato in Lettere moderne con una tesi su Italo Calvino. Prima della vocazione sacerdotale è stato collaboratore di Mario Petrucciani nella cattedra di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Numerosi suoi saggi e recensioni sono stati pubblicati in quegli anni su “Letteratura italiana contemporanea”, Rivista quadrimestrale di studi sul Novecento, diretta da Giorgio Petrocchi e Mario Petrucciani e “La Discussione”. Suo un saggio su Leopardi e Rebora inserito nella raccolta di Atti del convegno di Ancona sull’autore di Recanati, dal titolo Leopardi e noi. La vertigine cosmica. Edizioni Studium, a cura di A. Frattini, G. Galeazzi e S. Sconocchia. Ha partecipato a diversi convegni letterari fino al giorno in cui è entrato in seminario. E’ sacerdote diocesano a Roma dal 1996, parroco dal 2005. Ora opera al Santuario della Madonna del Divino Amore, nel campo della spiritualità e dell’approfondimento della sacra scrittura. Studioso dei vangeli, tiene da molti anni una Lectio divina settimanale. Ha pubblicato: - un volume su Calvino (Italo Calvino. Una trascendenza mancata. Istituto Propaganda Libraria, 1993. (Nel 25° anniversario della morte è uscito per i tipi della Clinamen.) - uno su Rebora (Il segreto del poeta. Clemente Rebora: la santità che compie il canto. L’immagine interiore dagli appunti sul messale, Milano, Istituto Propaganda Libraria, 1987) - numerosi saggi e articoli di natura letteraria. - Le parole della felicità, edito dalla Laurus Robuffo, 2005. - il libro di racconti Guida pratica all’eternità, Effatà editrice, Torino, 2008. - Pret(re) à portér, Effatà, 2010. - Non superare le dosi consigliate, Effatà, 2011. Nel 2011, la casa editrice Effatà ha pubblicato il primo romanzo, Ecco l’uomo. Il secondo, del 2012, Nessuno è più importante di te, è uscito con Amazon. Un saggio su Rebora si trova in Marino Magliani, Il magazzino delle alghe, Eumeswil 2010. Ha pubblicato, nel 2012, il volume di poesie Nomen omen. Con Clinamen ha pubblicato, nel 2012, il romanzo E’ la scrittura, bellezza! Per Effatà, nel 2012, il romanzo Stelle. Per Clinamen, nel 2013, il romanzo Yehoshua. Per Effatà pubblica ancora, nel 2013, Salva L'anima e Il Vangelo come non l'avete mai letto. E’ tra i fondatori della rivista “L’Attenzione”. E’ fondatore, insieme con Franz Krauspenhaar, del blog collettivo La poesia e lo spirito (http://lapoesiaelospirito.wordpress.com), dove attualmente scrive. Le omelie sono raccolte nel blog Gesù per atei.
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