Il vecchio nuovo (Gv 13,31-39a, 34-35)

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Il vecchio nuovo
Omelia di don Fabrizio Centofanti

Domenica 24 aprile 2016 (V Domenica di Pasqua – anno C)

Dal vangelo di Giovanni, capitolo 13, versetti 31-35)
31Quando fu uscito, Gesù disse: “Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. 32Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito.
33Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire.
34Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
35Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri”.

❶ GESÙ DÀ OGGI L’UNICA NORMA CHE CI VUOLE LASCIARE: LA NORMA DELL’AMORE.
Dobbiamo riconoscere che invece spesso nella nostra vita la norma che prevale è la norma di quell’ “io” di superficie che è l’opposto della coscienza interiore: un “io” che vuole dominare, che pretende, che esige, un “io” egoista chiuso in se stesso, occupato solo delle proprie cose, preoccupato solo del gretto mondo dei propri interessi.
GESÙ CI VUOLE INVECE PROPORRE L’AMORE, CHE È LA LEGGE DELLA VITA, contro quell’ “io” che è la legge della morte perché ci rende prigionieri delle nostre dipendenze, chiusi in una prigione, anche se dorata perché dotata di tutti i comfort, ma che ci impedisce di aprirci agli altri e al mondo.
Quando GESÙ fa la sua prima predica nella sinagoga di Nazareth, SI PRESENTA COME IL MESSIA CHE LIBERA I PRIGIONIERI, compresi i prigionieri di questo “io” di superficie, come siamo tutti noi.

❷ Gesù dice: “Amatevi come io vi ho amato”.
Un’espressione che ci potrebbe far ritenere quasi che dobbiamo copiare Gesù. Ma copiare Gesù è impossibile.
Nel suo celebre romanzo, “L’idiota”, Dostoevskij presenta proprio un personaggio che vuole copiare Gesù, ma senza successo. Pretendere di copiare Gesù conduce ad un amore finto, sterile, artificioso.
Come dice S. Paolo, noi POSSIAMO AMARE SOLO PERCHÉ POSSIAMO ATTINGERE AD UN AMORE CHE ABBIAMO RICEVUTO, all’amore che Dio ha riversato nel nostro cuore.
Matteo usa una bellissima espressione quando dice che “ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche” (Mt 13, 52).
IL NOSTRO AMORE INFATTI PUÒ ESSERE AUTENTICO QUANDO SCATURISCE DALL’AMORE CHE DIO HA RIVERSATO SU OGNUNO E SUL MONDO INTERO.

❸ Gesù dice: “Da questo vi riconosceranno, se vi amerete”.
Spesso il vangelo è considerato come un ideale, un’utopia non realizzabile concretamente.
Ma GESÙ VUOLE CHE SIA BEN VISIBILE IL SEGNO DISTINTIVO DI CHI ASCOLTA IL SUO MESSAGGIO E VUOLE SEGUIRLO.
Gesù vuole che la gente possa accedere a questo mondo nuovo che viene inaugurato dal suo amore, un amore così concreto da avere persino un “sapore”, come dice il SALMO 33: “Gustate e vedete quanto è buono il Signore”. La fede deve avere sapore, il sapore delle cose di Dio che dobbiamo imparare a conoscere, ad apprezzare, a gustare.
È IL SAPORE DEL PARADISO CHE SI PUÒ COMINCIARE A GUSTARE FIN DA ADESSO, in questa vita terrena che non è un’attesa dell’aldilà, ma una realtà che già ci permette di GUSTARE IL SAPORE DI DIO, CIOÈ DI FARE ESPERIENZA CONCRETA DELL’AMORE CHE DIO CI HA DONATO E CHE VUOLE CHE NOI DONIAMO AGLI ALTRI.

❹ Gesù dice: “amatevi gli uni gli altri”.
Questo comandamento potrebbe suscitare un’obiezione: non è forse un amore egoistico l’amarsi gli uni gli altri, cioè tra i membri della comunità? Dovremmo forse amarci solo tra di noi?
Ebbene, il vangelo di Giovanni è scritto in un’epoca di persecuzioni. Quindi GESÙ STA DICENDO: SIATE SOLIDALI TRA DI VOI DURANTE LA PERSECUZIONE.
Anche in questo nostro tempo si stanno addensando alcune profezie, anche oscure e minacciose. È dunque un richiamo sempre attuale ad essere comunità solidale, senza concorrenze e antagonismi, senza voler primeggiare sugli altri, ma RINNOVANDOSI NELL’AMORE PERCHÉ SOLO COSÌ POSSIAMO RESTARE SALDI NELLA FEDE, testimoniare la fede insieme, anche in una Chiesa che soffre.

❺ Gesù dice: “Vi do un comandamento nuovo”.
Ma che cosa ha di nuovo il comandamento dell’amore, già presente anche nel vecchio Testamento: “Amerai il Signore Dio tuo…; amerai il prossimo tuo…” (Mt 35, 37-39).
Il nuovo sta nel fatto che questo amore è rinnovato dallo Spirito.
Lo avevano annunciato i profeti: “vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne.” (Ez 36, 26).
È l’amore di Dio che viene riversato nei nostri cuori.
Solo se noi accogliamo questo amore, questo “nuovo”, possiamo vedere ciò che solo la sapienza di Dio può farci conoscere: “Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, Dio le ha preparate per coloro che lo amano. Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito.” (Cor 2, 9-10).
Lo dobbiamo riconoscere: IL NOSTRO AMORE È UN AMORE CHE FA ACQUA DA TUTTE LE PARTI, E NOI ABBIAMO PERCIÒ ESTREMO BISOGNO DI QUESTO AMORE DI DIO CHE VIENE MESSO NEL NOSTRO CUORE E CHE CI PERMETTE DI VIVERE PIENAMENTE LA VITA.

Informazioni su fabrizio centofanti

E’ laureato in Lettere moderne con una tesi su Italo Calvino. Prima della vocazione sacerdotale è stato collaboratore di Mario Petrucciani nella cattedra di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Numerosi suoi saggi e recensioni sono stati pubblicati in quegli anni su “Letteratura italiana contemporanea”, Rivista quadrimestrale di studi sul Novecento, diretta da Giorgio Petrocchi e Mario Petrucciani e “La Discussione”. Suo un saggio su Leopardi e Rebora inserito nella raccolta di Atti del convegno di Ancona sull’autore di Recanati, dal titolo Leopardi e noi. La vertigine cosmica. Edizioni Studium, a cura di A. Frattini, G. Galeazzi e S. Sconocchia. Ha partecipato a diversi convegni letterari fino al giorno in cui è entrato in seminario. E’ sacerdote diocesano a Roma dal 1996, parroco dal 2005. Ora opera al Santuario della Madonna del Divino Amore, nel campo della spiritualità e dell’approfondimento della sacra scrittura. Studioso dei vangeli, tiene da molti anni una Lectio divina settimanale. Ha pubblicato: - un volume su Calvino (Italo Calvino. Una trascendenza mancata. Istituto Propaganda Libraria, 1993. (Nel 25° anniversario della morte è uscito per i tipi della Clinamen.) - uno su Rebora (Il segreto del poeta. Clemente Rebora: la santità che compie il canto. L’immagine interiore dagli appunti sul messale, Milano, Istituto Propaganda Libraria, 1987) - numerosi saggi e articoli di natura letteraria. - Le parole della felicità, edito dalla Laurus Robuffo, 2005. - il libro di racconti Guida pratica all’eternità, Effatà editrice, Torino, 2008. - Pret(re) à portér, Effatà, 2010. - Non superare le dosi consigliate, Effatà, 2011. Nel 2011, la casa editrice Effatà ha pubblicato il primo romanzo, Ecco l’uomo. Il secondo, del 2012, Nessuno è più importante di te, è uscito con Amazon. Un saggio su Rebora si trova in Marino Magliani, Il magazzino delle alghe, Eumeswil 2010. Ha pubblicato, nel 2012, il volume di poesie Nomen omen. Con Clinamen ha pubblicato, nel 2012, il romanzo E’ la scrittura, bellezza! Per Effatà, nel 2012, il romanzo Stelle. Per Clinamen, nel 2013, il romanzo Yehoshua. Per Effatà pubblica ancora, nel 2013, Salva L'anima e Il Vangelo come non l'avete mai letto. E’ tra i fondatori della rivista “L’Attenzione”. E’ fondatore, insieme con Franz Krauspenhaar, del blog collettivo La poesia e lo spirito (http://lapoesiaelospirito.wordpress.com), dove attualmente scrive. Le omelie sono raccolte nel blog Gesù per atei.
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