Potere a chi ama (Gv 21,1-19)

da qui

Potere a chi ama
Omelia di don Fabrizio Centofanti

Domenica 10 aprile 2016 (III Domenica di Pasqua – anno C)

Dal vangelo di Giovanni, capitolo 21, versetti1-19
1 Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: 2si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. 3Disse loro Simon Pietro: “Io vado a pescare”. Gli dissero: “Veniamo anche noi con te”. Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
4Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. 5Gesù disse loro: “Figlioli, non avete nulla da mangiare?”. Gli risposero: “No”. 6Allora egli disse loro: “Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete”. La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. 7Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: “È il Signore!”. Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. 8Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
9Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. 10Disse loro Gesù: “Portate un po’ del pesce che avete preso ora”. 11Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. 12Gesù disse loro: “Venite a mangiare”. E nessuno dei discepoli osava domandargli: “Chi sei?”, perché sapevano bene che era il Signore. 13Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. 14Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.
15Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: “Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?”. Gli rispose: “Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene”. Gli disse: “Pasci i miei agnelli”. 16Gli disse di nuovo, per la seconda volta: “Simone, figlio di Giovanni, mi ami?”. Gli rispose: “Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene”. Gli disse: “Pascola le mie pecore”. 17Gli disse per la terza volta: “Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?”. Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: “Mi vuoi bene?”, e gli disse: “Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene”. Gli rispose Gesù: “Pasci le mie pecore. 18In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi”. 19Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: “Seguimi”.

❶ L’evangelista dice che quella notte i discepoli non presero nulla.
L’uomo tocca il proprio limite, oltre il quale egli non può andare. Se non ci accorgiamo di questo limite rischiamo di vivere sempre in una sorta di narcisismo che ci fa ripetere ossessivamente: “noi sì che possiamo”.
Per questo i Padri della Chiesa dicevano che la regina di tutte le virtù è l’umiltà, perché SENZA L’UMILTÀ TUTTE LE VIRTÙ DIVENTANO VIZI e anche le opere buone ci possono allontanare dal vero amore.
Gesù lo ha detto chiaramente: “Senza di me non potete far nulla” (Gv 15, 5).
SOLO SE ABBANDONIAMO IL DELIRIO DI ONNIPOTENZA E SCOPRIAMO IL NOSTRO LIMITE NOI POSSIAMO TRASFORMARE IL NOSTRO FALLIMENTO IN UNA OCCASIONE PER APRIRCI AL MISTERO DI DIO.

❷ Gesù non segue i discepoli che vanno a pescare.
Vuol dire che L’AMORE LASCIA LIBERI, lascia fare, non è invasivo, oppressivo.
Una bellissima poesia di Raoul Follerau (filantropo e poeta francese) recita: “CRISTO NON HA MANI, HA SOLTANTO LE NOSTRE MANI PER FARE IL SUO LAVORO OGGI. Cristo non ha piedi, ha soltanto i nostri piedi per guidare gli uomini sui suoi sentieri. Cristo non ha labbra, ha soltanto le nostre labbra per raccontare di sé agli uomini d’oggi. Cristo non ha mezzi, ha soltanto il nostro aiuto per condurre gli uomini a sé. SIAMO NOI L’UNICA BIBBIA CHE I POPOLI LEGGONO ANCORA. Siamo l’ultimo messaggio di Dio scritto in opere e parole.”
DIO HA RISPETTO DI NOI, DELLA NOSTRA DIGNITÀ, DELLA NOSTRA LIBERTÀ.
Come recitava il titolo di un vecchio film del 1950: “Dio ha bisogno degli uomini”, Dio ci rispetta tanto che lascia che siamo noi a portarlo nel mondo.

❸ Gesù dice a Pietro: “Pasci i miei agnelli”.
Pietro riceve questa responsabilità enorme solo nel momento in cui ha ricevuto l’essenziale, cioè l’amore.
Negli anni settanta presso i movimenti di sinistra ricorreva uno slogan famoso: “potere a chi lavora”.
IL VANGELO INVECE DICE: ”POTERE A CHI AMA”, perché solo chi ama può mettere in atto il circolo virtuoso del ricevere e del dare.
Ma bisogna aggiungere che QUESTO RICEVERE E QUESTO DARE SONO GRATUITI: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10, 8).
Su questo la Chiesa ha ancora molto da imparare, se consideriamo gli scandali che ancora oggi si verificano sul potere e sulla ricchezza.

❹ Gesù chiede a Pietro: “Mi ami tu più di costoro?”.
Questo dimostra che colui a cui è più perdonato, più ama. Pietro ha rinnegato Gesù per ben tre volte. Ma questa frase si può tradurre anche in un altro modo: “Mi ami tu più di queste cose? (plèon toutòn)”.
Gesù cioè sta chiedendo se Pietro lo ama più delle sue reti, più della sua barca, più del suo lavoro.
SPESSO PER NOI LA RELIGIONE DIVENTA LA RELIGIONE DELLE COSE, che ci porta a compiere le “cose” della fede: andare a Messa, recitare le preghiere, compiere le opere buone. Tutte belle cose, ma tutte solo cose. E non sono le cose a salvarci, ma è Cristo.
Prima o poi dobbiamo andare al cuore della verità: AMARE CRISTO, AMARE GESÙ. “Il tuo volto, Signore, io cerco” (SALMO 26), NON LE COSE.

❺ Pietro si cinge la cintura ai fianchi.
È un gesto che ci ricorda il gesto che compie Gesù nell’ultima cena, quando si cinge il grembiule ai fianchi per lavare i piedi ai discepoli. È IL SEGNO DEL SERVIZIO. Pietro ha conosciuto l’amore e subito serve, perché PUÒ SERVIRE SOLO CHI AMA.
Viviamo in una società malata di egoismo: SOLO COLUI CHE AMA PUÒ SOSTITUIRE IL VERBO “PRENDERE” che permea tutta la nostra vita (insieme ai suoi sinonimi: afferrare, arraffare, rubare, occupare, pretendere, approfittare), CON IL VERBO “DARE”. Per questo è importante l’annotazione iniziale: “quella notte non presero nulla”.

Chiediamo a Gesù di imparare da lui a fare nostro e a vivere quotidianamente il verbo “dare”.

Informazioni su fabrizio centofanti

E’ laureato in Lettere moderne con una tesi su Italo Calvino. Prima della vocazione sacerdotale è stato collaboratore di Mario Petrucciani nella cattedra di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Numerosi suoi saggi e recensioni sono stati pubblicati in quegli anni su “Letteratura italiana contemporanea”, Rivista quadrimestrale di studi sul Novecento, diretta da Giorgio Petrocchi e Mario Petrucciani e “La Discussione”. Suo un saggio su Leopardi e Rebora inserito nella raccolta di Atti del convegno di Ancona sull’autore di Recanati, dal titolo Leopardi e noi. La vertigine cosmica. Edizioni Studium, a cura di A. Frattini, G. Galeazzi e S. Sconocchia. Ha partecipato a diversi convegni letterari fino al giorno in cui è entrato in seminario. E’ sacerdote diocesano a Roma dal 1996, parroco dal 2005. Ora opera al Santuario della Madonna del Divino Amore, nel campo della spiritualità e dell’approfondimento della sacra scrittura. Studioso dei vangeli, tiene da molti anni una Lectio divina settimanale. Ha pubblicato: - un volume su Calvino (Italo Calvino. Una trascendenza mancata. Istituto Propaganda Libraria, 1993. (Nel 25° anniversario della morte è uscito per i tipi della Clinamen.) - uno su Rebora (Il segreto del poeta. Clemente Rebora: la santità che compie il canto. L’immagine interiore dagli appunti sul messale, Milano, Istituto Propaganda Libraria, 1987) - numerosi saggi e articoli di natura letteraria. - Le parole della felicità, edito dalla Laurus Robuffo, 2005. - il libro di racconti Guida pratica all’eternità, Effatà editrice, Torino, 2008. - Pret(re) à portér, Effatà, 2010. - Non superare le dosi consigliate, Effatà, 2011. Nel 2011, la casa editrice Effatà ha pubblicato il primo romanzo, Ecco l’uomo. Il secondo, del 2012, Nessuno è più importante di te, è uscito con Amazon. Un saggio su Rebora si trova in Marino Magliani, Il magazzino delle alghe, Eumeswil 2010. Ha pubblicato, nel 2012, il volume di poesie Nomen omen. Con Clinamen ha pubblicato, nel 2012, il romanzo E’ la scrittura, bellezza! Per Effatà, nel 2012, il romanzo Stelle. Per Clinamen, nel 2013, il romanzo Yehoshua. Per Effatà pubblica ancora, nel 2013, Salva L'anima e Il Vangelo come non l'avete mai letto. E’ tra i fondatori della rivista “L’Attenzione”. E’ fondatore, insieme con Franz Krauspenhaar, del blog collettivo La poesia e lo spirito (http://lapoesiaelospirito.wordpress.com), dove attualmente scrive. Le omelie sono raccolte nel blog Gesù per atei.
Questa voce è stata pubblicata in Omelie. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...