Un Dio che cambia idea (Lc 13,1-9)

da qui

Un Dio che “cambia idea”

Omelia di don Fabrizio Centofanti

Domenica 28 febbraio 2016 (III Domenica di Quaresima – anno C)

Dal vangelo di Luca capitolo 13– versetti 1-9
1 In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. 2Prendendo la parola, Gesù disse loro: “Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? 3No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. 4O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? 5No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo”.
6Diceva anche questa parabola: “Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. 7Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Taglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. 8Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. 9Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai””.

❶ La parabola del fico che non dà frutti presenta due possibili equivoci.
Il primo è espresso dalla frase: “Ormai è troppo tardi!”.
Quante volte abbiamo provato e riprovato a vivere una fede impegnata, ma senza riuscirci. Quante volte ci siamo dovuti arrendere di fronte al muro della nostra fragilità, del “non cambia mai niente”, fino a rassegnarci a vivere una fede superficiale, perché ci sembrava che più di quello non avremmo potuto fare.
Il secondo equivoco è l’opposto: “È troppo presto!”.
C’è chi ritiene di non potersi occupare del vangelo perché troppo giovane e troppo occupato a vivere la propria vita, lasciando così ad un’età più tarda, da anziano, il tempo per dedicarsi a questioni religiose.
Entrambi gli equivoci commettono lo stesso errore: sono i nostri tempi a scandire le nostre decisioni. Ma ciò che conta è CHE LA VERITÀ ESISTE INDIPENDENTEMENTE DA NOI, cioè indipendentemente sia dai nostri fallimenti che ci fanno dire che è troppo tardi, sia dalle nostre comodità in base alle quali è sempre troppo presto.
DOVREMMO INVECE SINTONIZZARCI SUL TEMPO DI DIO.
Come nel caso delle onde gravitazionali, da Dio si propagano delle onde con le quali dobbiamo entrare in sintonia, PERCHÉ SOLO ALLORA POSSIAMO AVERE IL TEMPO GIUSTO, IL SUO TEMPO.

❷ Gesù ha un tono un po’ profetico, minaccioso, in contrasto son la sua consueta bontà, mitezza, umiltà. Perché?
Si può spiegare solo perché GESÙ SA CHE C’È UN’ALTERNATIVA SECCA TRA LA VITA E LA MORTE.
Leggendo la Bibbia si capisce che DIO CORREGGE CHI ACCOGLIE IL SUO AMORE: è un brutto segno quando riteniamo che nella nostra vita vada tutto bene, quando non troviamo nessun ostacolo a testimoniare il vangelo.
C’è una realtà difficile e scandalosa per il nostro tempo, che è l’umiliazione; eppure a volte senza umiliazione non si cambia, non abbiamo la forza di uscire dal nostro immobilismo.
Quindi GESÙ HA UN TONO MINACCIOSO PERCHÉ CI VUOLE SALVARE DALLA “ROVINA”.
È proprio la parola che Gesù usa al termine del Discorso della montagna: “Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a UN UOMO STOLTO, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde E LA SUA ROVINA FU GRANDE” (Mt 7, 26-27). L’uomo stolto è quello che ascolta ma non mette in pratica le parole di Gesù: proprio come il seme che nel terreno sassoso non mette radici e il sole, anziché irrobustire la pianta, la secca. (Mt 13, 5-6).

❸ Nel brano di oggi troviamo una torre che frana su alcuni individui e poi una carneficina ordinata da Pilato. Ma allora questo male è voluto da Dio? È una domanda importante.
Ci sono situazioni di male assoluto, come i campi di concentramento nazisti; eppure, gente come padre Massimiliano Kolbe, Etty Hillesum (scrittrice olandese ebrea), Dietrich Bonhoeffer (teologo luterano tedesco), Viktor Frankl (psichiatra e filosofo austriaco), sono tutte persone che hanno dato il meglio di sé proprio in quel male assoluto, che è stato per loro l’occasione per testimoniare il loro amore.
Questo significa che il MALE È UN APPELLO AD ADERIRE AL BENE, ALLA CONVERSIONE CHE CI SALVA DALLA MORTE.

❹ Perché il fico non dà frutti?
Anche qui si nasconde una grande verità: a volte noi facciamo tutto ciò che c’è da fare per “praticare” la nostra fede (la Messa, i sacramenti, le preghiere, la vita parrocchiale…), ma tutto questo non basta: deve scoccare una scintilla, una sinergia con Dio, altrimenti non succede niente. Lo ricorda S. Paolo: “Se avessi il dono della profezia, se avessi la pienezza della fede, ma non avessi l’amore, non sarei nulla” (1Cor 13, 1).
POSSIAMO ESSERE BRAVE PERSONE MA ESSERE COMUNQUE STERILI, CIOÈ INCAPACI DI DARE FRUTTI DI VITA ETERNA.
Ma anche se non portiamo frutto, quel Dio per il quale “nulla è impossibile” (Lc 1, 37) non ci punisce ma, con un’azione vivificante (il vignaiolo che zappa e mette il concime), ci offre sempre nuove opportunità.

❺ Il vignaiolo chiede al padrone di non tagliare l’albero ma di aspettare: questa è l’intercessione. Significa che Dio, in un certo senso, può “cambiare idea”, cioè che non esiste un percorso inevitabile degli eventi.
L’intercessione ci dimostra che NON SIAMO SOLO NOI A DOVER ASCOLTARE LUI, MA ANCHE DIO CI ASCOLTA.
PER DIO NON ESISTE IL DESTINO; PER DIO ESISTE LA LIBERTÀ CHE METTE UNO DAVANTI ALL’ALTRO a discutere, a confrontarsi, come dice il profeta Isaia: “Su, venite e discutiamo – dice il Signore.” (Is 1, 18).
Solo questo dialogo ci permette di vedere il male che c’è nel mondo, come un grande appello alla conversione, a CONVERTIRCI VERSO UN DIO CHE VUOLE DISCUTERE, DIALOGARE CON NOI.
QUANDO ALLORA DI FRONTE AL MALE NEL MONDO, NON DOBBIAMO DIRE: “PERCHÉ DIO PERMETTE QUESTO?” MA DOBBIAMO CHIEDERCI: “CHE COSA POSSO FARE DAVANTI A QUESTO MALE?”. E LA RISPOSTA DEL VANGELO È: CONVERTIRCI.

Chiediamo dunque al Padre la conversione del cuore.

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Informazioni su fabrizio centofanti

E’ laureato in Lettere moderne con una tesi su Italo Calvino. Prima della vocazione sacerdotale è stato collaboratore di Mario Petrucciani nella cattedra di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Numerosi suoi saggi e recensioni sono stati pubblicati in quegli anni su “Letteratura italiana contemporanea”, Rivista quadrimestrale di studi sul Novecento, diretta da Giorgio Petrocchi e Mario Petrucciani e “La Discussione”. Suo un saggio su Leopardi e Rebora inserito nella raccolta di Atti del convegno di Ancona sull’autore di Recanati, dal titolo Leopardi e noi. La vertigine cosmica. Edizioni Studium, a cura di A. Frattini, G. Galeazzi e S. Sconocchia. Ha partecipato a diversi convegni letterari fino al giorno in cui è entrato in seminario. E’ sacerdote diocesano a Roma dal 1996, parroco dal 2005. Ora opera al Santuario della Madonna del Divino Amore, nel campo della spiritualità e dell’approfondimento della sacra scrittura. Studioso dei vangeli, tiene da molti anni una Lectio divina settimanale. Ha pubblicato: - un volume su Calvino (Italo Calvino. Una trascendenza mancata. Istituto Propaganda Libraria, 1993. (Nel 25° anniversario della morte è uscito per i tipi della Clinamen.) - uno su Rebora (Il segreto del poeta. Clemente Rebora: la santità che compie il canto. L’immagine interiore dagli appunti sul messale, Milano, Istituto Propaganda Libraria, 1987) - numerosi saggi e articoli di natura letteraria. - Le parole della felicità, edito dalla Laurus Robuffo, 2005. - il libro di racconti Guida pratica all’eternità, Effatà editrice, Torino, 2008. - Pret(re) à portér, Effatà, 2010. - Non superare le dosi consigliate, Effatà, 2011. Nel 2011, la casa editrice Effatà ha pubblicato il primo romanzo, Ecco l’uomo. Il secondo, del 2012, Nessuno è più importante di te, è uscito con Amazon. Un saggio su Rebora si trova in Marino Magliani, Il magazzino delle alghe, Eumeswil 2010. Ha pubblicato, nel 2012, il volume di poesie Nomen omen. Con Clinamen ha pubblicato, nel 2012, il romanzo E’ la scrittura, bellezza! Per Effatà, nel 2012, il romanzo Stelle. Per Clinamen, nel 2013, il romanzo Yehoshua. Per Effatà pubblica ancora, nel 2013, Salva L'anima e Il Vangelo come non l'avete mai letto. E’ tra i fondatori della rivista “L’Attenzione”. E’ fondatore, insieme con Franz Krauspenhaar, del blog collettivo La poesia e lo spirito (http://lapoesiaelospirito.wordpress.com), dove attualmente scrive. Le omelie sono raccolte nel blog Gesù per atei.
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