Dare gli otto giorni (Lc 9,28-36)

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Dare gli otto giorni

Omelia di don Fabrizio Centofanti

Domenica 21 febbraio 2016 (II Domenica di Quaresima – anno C)
Trasfigurazione
Dal vangelo di Luca capitolo 9– versetti 28-36
28Circa otto giorni dopo questi discorsi, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. 29Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. 30Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elia, 31apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme. 32Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. 33Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: “Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia”. Egli non sapeva quello che diceva. 34Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. 35E dalla nube uscì una voce, che diceva: “Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!”. 36Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

❶ I due personaggi che appaiono insieme a Gesù sono Mosè, cioè la Legge, ed Elia, il Profeta. “La Legge e i Profeti” era un’espressione per indicare l’Antica Alleanza tra Dio e il suo popolo.
Mosè ed Elia parlano dell’ “esodo” di Gesù, cioè della sua uscita dalla vita; parlano della Pasqua.
Questo vuol dire che anche l’Antico Testamento parla della PASQUA, CHE È LA REGOLA FONDAMENTALE DELLA NOSTRA VITA.
Gesù ha rappresentato in modo molto efficace la Pasqua: il “chicco di grano” che deve morire per portare frutto. Sarebbe utile pensare a noi come tanti “chicchi di grano” che però a volte hanno un po’ paura di morire.
PER DARE FRUTTO IL CHICCO DEVE SPACCARSI, DEVE APRIRSI E QUESTO FA MALE, È UN DOLORE. MA – come diceva S. Paolo – È IL DOLORE DEL PARTO, CIOÈ UN DOLORE CHE CONDUCE ALLA GIOIA DI UNA VITA NUOVA: “Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.” (Romani 8, 22-24).
Lo ricorda anche Gesù stesso: “La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo”. (Gv 16, 21).
LA PASQUA È DUNQUE UN DOLORE, PERCHÉ AMARE SIGNIFICA SOFFRIRE, MA PRODUCE NUOVA VITA.

❷ È curioso che, mentre si parla della morte, Gesù venga investito da una grande luce.
È NEL BUIO, NELLA NOTTE OSCURA, CHE SI MANIFESTA LA LUCE.
Il chicco muore al buio perché è proprio lì che si sprigiona la luce, perché LA GLORIA STA SEMPRE INSIEME ALL’UMILIAZIONE, che è uno strumento che Dio usa per farci superare e per distruggere il nostro egoismo, il nostro orgoglio, la nostra superbia.
Papa Francesco diceva che “umiliarsi è lo stile di Dio: Dio si umilia per camminare con il suo popolo, per sopportare le sue infedeltà. … Questa è la via di Dio, la via dell’umiltà. E’ la strada di Gesù, non ce n’è un’altra. E non esiste umiltà senza umiliazione. (Piazza S. Pietro, Omelia Domenica, 29 marzo 2015).

❸ Pietro fa una domanda fuori luogo a Gesù: “Facciamo qui tre capanne” (la “festa delle Capanne” era la più importante festa religiosa degli ebrei, perché ricordava la liberazione dalla schiavitù egiziana). Pietro dunque vuole fermare, cristallizzare questo momento bello.
È significativo il fatto che LA TRASFIGURAZIONE DEVE ESSERE ANCHE UNA TRASFIGURAZIONE, UNA TRASFORMAZIONE DEL DESIDERIO. Quello di Pietro è un “desiderio carnale”, che però deve fare un cammino fino a diventare un “desiderio spirituale”.
S. Agostino, in una delle sue definizioni folgoranti, dice: “La fede è desiderio”, ma un desiderio che deve compiere un percorso anche faticoso, per trasfigurarsi e diventare un desiderio spirituale.

❹ Questa TRASFIGURAZIONE NASCE DALLA PREGHIERA, CIOÈ DALL’INTIMITÀ CON DIO.
Oggi viviamo in una società atea perché è la società del chiasso, del rumore.
Eppure la Bibbia ci insegna che Dio si rivela, come per Elia, in una voce di silenzio sottile, “il sussurro di una brezza leggera” (1Re 19, 12).
Allora DOBBIAMO RICONQUISTARE IL SILENZIO.
Questo Santuario del Divino Amore potrà diventare un centro di irradiazione potente dello Spirito Santo, quanto più darà spazio a questa dimensione del silenzio.
DIO NON STA NEL RUMORE; DIO STA NEL SILENZIO.

❺ Il brano che la liturgia propone oggi, inizia con l’espressione: “In quel tempo…”.
Ma il brano di Giovanni non inizia così, ma con “Otto giorni dopo…”. Per gli evangelisti l’ottavo giorno è il giorno della risurrezione di Gesù (cioè, con la sua “Trasfigurazione” Gesù mostra che la morte non distrugge ma potenzia l’uomo).
Significa che per essere trasfigurati dobbiamo venire, “otto giorno dopo”, cioè la domenica.
Allora non possiamo andare a Messa perché dobbiamo andarci, ma dobbiamo avere un desiderio intenso, come quello che Gesù confida ai suoi discepoli: “Ho desiderato ardentemente mangiare questa pasqua con voi” (Lc 22, 15). Il latino lo esprime con ancor maggiore efficacia “Desiderio desideravi”.
S. Margherita Maria Alacoque, nei suoi scritti, afferma che Gesù le parlò dicendole: “Il mio cuore divino è tanto appassionato d’amore per gli uomini che, non potendo più contenere in sé stesso le fiamme di questo amore, sente il bisogno di diffonderle e irradiarle”.
Questo vangelo ci invita ad accogliere l’amore di Dio; ad ACCETTARE CHE IL NOSTRO CUORE SIA CONTAGIATO DA QUESTO INCENDIO DEL FUOCO DEL CUORE DI GESÙ.
Allora LA MESSA È VALIDA SE USCIAMO “TRASFIGURATI”, CIOÈ DIVERSI DA COME SIAMO ENTRATI.

Chiediamo a Gesù di illuminarci e riscaldarci col suo cuore infiammato d’amore per noi.

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Informazioni su fabrizio centofanti

E’ laureato in Lettere moderne con una tesi su Italo Calvino. Prima della vocazione sacerdotale è stato collaboratore di Mario Petrucciani nella cattedra di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Numerosi suoi saggi e recensioni sono stati pubblicati in quegli anni su “Letteratura italiana contemporanea”, Rivista quadrimestrale di studi sul Novecento, diretta da Giorgio Petrocchi e Mario Petrucciani e “La Discussione”. Suo un saggio su Leopardi e Rebora inserito nella raccolta di Atti del convegno di Ancona sull’autore di Recanati, dal titolo Leopardi e noi. La vertigine cosmica. Edizioni Studium, a cura di A. Frattini, G. Galeazzi e S. Sconocchia. Ha partecipato a diversi convegni letterari fino al giorno in cui è entrato in seminario. E’ sacerdote diocesano a Roma dal 1996, parroco dal 2005. Ora opera al Santuario della Madonna del Divino Amore, nel campo della spiritualità e dell’approfondimento della sacra scrittura. Studioso dei vangeli, tiene da molti anni una Lectio divina settimanale. Ha pubblicato: - un volume su Calvino (Italo Calvino. Una trascendenza mancata. Istituto Propaganda Libraria, 1993. (Nel 25° anniversario della morte è uscito per i tipi della Clinamen.) - uno su Rebora (Il segreto del poeta. Clemente Rebora: la santità che compie il canto. L’immagine interiore dagli appunti sul messale, Milano, Istituto Propaganda Libraria, 1987) - numerosi saggi e articoli di natura letteraria. - Le parole della felicità, edito dalla Laurus Robuffo, 2005. - il libro di racconti Guida pratica all’eternità, Effatà editrice, Torino, 2008. - Pret(re) à portér, Effatà, 2010. - Non superare le dosi consigliate, Effatà, 2011. Nel 2011, la casa editrice Effatà ha pubblicato il primo romanzo, Ecco l’uomo. Il secondo, del 2012, Nessuno è più importante di te, è uscito con Amazon. Un saggio su Rebora si trova in Marino Magliani, Il magazzino delle alghe, Eumeswil 2010. Ha pubblicato, nel 2012, il volume di poesie Nomen omen. Con Clinamen ha pubblicato, nel 2012, il romanzo E’ la scrittura, bellezza! Per Effatà, nel 2012, il romanzo Stelle. Per Clinamen, nel 2013, il romanzo Yehoshua. Per Effatà pubblica ancora, nel 2013, Salva L'anima e Il Vangelo come non l'avete mai letto. E’ tra i fondatori della rivista “L’Attenzione”. E’ fondatore, insieme con Franz Krauspenhaar, del blog collettivo La poesia e lo spirito (http://lapoesiaelospirito.wordpress.com), dove attualmente scrive. Le omelie sono raccolte nel blog Gesù per atei.
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