Il brodo primordiale (Lc 3,1-6)

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Il brodo primordiale

Omelia di don Fabrizio Centofanti

Domenica 6 dicembre 2015 (II AVVENTO – ANNO C)

Dal vangelo di Luca capitolo 3 – versetti 1-6
1 Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturea e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell’Abilene, 2sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. 3Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, 4com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia:
Voce di uno che grida nel deserto :
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri !
5 Ogni burrone sarà riempito,
ogni monte e ogni colle sarà abbassato ;
le vie tortuose diverranno diritte
e quelle impervie, spianate.
6 Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!

❶ Giovanni Battista, la figura che campeggia nell’avvento, sta nel deserto.
IL DESERTO SIGNIFICA molte cose.
Per Giovanni Battista significa la RINUNCIA AL POTERE, dal momento che era di famiglia sacerdotale (era figlio di Zaccaria, sacerdote) e dunque sarebbe entrato a far parte della classe dirigente del paese; invece lui si spoglia di tutto questo e va nel deserto.
Il deserto significa anche SOLITUDINE, una parola in forte contrasto con ciò che oggi viviamo quotidianamente, come i social network nei quali ci si sta tutti accalcati, per scrivere la prima cosa che viene in mente e ricevere risposte d’istinto, in una specie di “brodo primordiale”. In questo senso solitudine significa LIBERTÀ, INDIPENDENZA.
Deserto significa anche SILENZIO E ASCOLTO, cioè l’opposto del continuo chiacchiericcio in cui siamo immersi. È DA QUESTO ASCOLTO SILENZIOSO CHE NASCE LA FEDE.

❷ Giovanni è presentato con le parole del profeta Isaia, vissuto molti secoli prima.
Significa che LA PAROLA DI DIO E’ SEMPRE LA STESSA. In questo mondo camaleontico che cambia continuamente, che non ha più radici e non riesce più a trovare se stesso, è bellissimo che la parola di Dio sia sempre la stessa, perché DIO È FEDELE.
Questo significa che C’È UNA VERITÀ, ANCHE SE NON CI CREDE PIÙ NESSUNO, E ALLORA NOI POSSIAMO SEMPRE TORNARE A QUESTA VERITÀ.
S. Agostino lo aveva capito: diceva che convertirsi vuol dire “redire in se ipsum”, tornare in sé.
In una bellissima poesia di un poeta contemporaneo, Konstantinos Kavafis, intitolata “Itaca”, l’autore si chiede se Ulisse, tornando nella sua patria dopo i suoi viaggi straordinari e le sue avventure mirabolanti, non troverà noiosa e banale la vita nella sua isola. E la risposta è: no!, perché proprio dopo aver viaggiato tanto alla ricerca di se stesso, Ulisse capirà che Itaca significa “tornare”.
DOBBIAMO TORNARE AD ESSERE NOI STESSI, perché esiste una verità, anche se nessuno ci crede.

❸ Il linguaggio di Giovanni Battista è sintetico, asciutto; va dritto alle cose.
Oggi invece siamo immersi in un fiume di parole, spesso inutili e vuote.
Gesù stesso, quando parla della preghiera, dice: “PREGANDO, NON SPRECATE PAROLE COME I PAGANI: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.” (Mt 6, 7-8).
Ma sulle parole Gesù dice anche un’altra cosa molto inquietante: “Ma io vi dico: DI OGNI PAROLA VANA CHE GLI UOMINI DIRANNO, DOVRANNO RENDERE CONTO NEL GIORNO DEL GIUDIZIO; infatti in base alle tue parole sarai giustificato e in base alle tue parole sarai condannato”. (Mt 12, 36-37).
Quindi LE PAROLE SONO IMPORTANTI e dobbiamo imparare a gestirle con responsabilità e consapevolezza.

❹ “Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio”; ma nel testo originale c’è scritto “ogni carne…” (la parola greca “sarx” significa l’umanità nella sua debolezza e fragilità). È proprio ciò che noi rifiutiamo, rifiutiamo la nostra debolezza, facciamo finta di essere forti, ma È PROPRIO QUESTA DEBOLEZZA CHE CI METTE IN CONTATTO CON DIO, PERCHÉ CI FA SENTIRE IL BISOGNO DI ESSERE SALVATI.
S. Agostino diceva che il peccato è una “felix culpa”, una colpa felice, perché ci ha meritato un redentore così grande.
Dobbiamo quindi RICONOSCERE LA NOSTRA DEBOLEZZA ED ESSERNE CONSAPEVOLI.

❺ All’inizio si parla dell’imperatore, dei governanti delle nazioni, dei sommi sacerdoti.
Ma la parola di Dio snobba i potenti per andare su un profeta sconosciuto in un posto dimenticato: vuol dire che LA STORIA VERA NON LA FANNO I GRANDI DELLA TERRA, MA L’AMORE UMILE CHE SA AMARE. E sarà proprio questo amore umile che salverà il mondo dalla distruzione.
Noi dobbiamo cercare questo amore che porta la stessa parola che risuonò duemila anni fa, nel deserto. Allora DOBBIAMO RICOMINCIARE DA LÌ, DAL SILENZIO, DALL’ASCOLTO. E ALLORA RITROVEREMO QUEL DIO CHE CI AMA PERCHÉ SIAMO DEBOLI E FRAGILI E PERCHÉ SA CHE ABBIAMO BISOGNO DI LUI.

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Informazioni su fabrizio centofanti

E’ laureato in Lettere moderne con una tesi su Italo Calvino. Prima della vocazione sacerdotale è stato collaboratore di Mario Petrucciani nella cattedra di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Numerosi suoi saggi e recensioni sono stati pubblicati in quegli anni su “Letteratura italiana contemporanea”, Rivista quadrimestrale di studi sul Novecento, diretta da Giorgio Petrocchi e Mario Petrucciani e “La Discussione”. Suo un saggio su Leopardi e Rebora inserito nella raccolta di Atti del convegno di Ancona sull’autore di Recanati, dal titolo Leopardi e noi. La vertigine cosmica. Edizioni Studium, a cura di A. Frattini, G. Galeazzi e S. Sconocchia. Ha partecipato a diversi convegni letterari fino al giorno in cui è entrato in seminario. E’ sacerdote diocesano a Roma dal 1996, parroco dal 2005. Ora opera al Santuario della Madonna del Divino Amore, nel campo della spiritualità e dell’approfondimento della sacra scrittura. Studioso dei vangeli, tiene da molti anni una Lectio divina settimanale. Ha pubblicato: - un volume su Calvino (Italo Calvino. Una trascendenza mancata. Istituto Propaganda Libraria, 1993. (Nel 25° anniversario della morte è uscito per i tipi della Clinamen.) - uno su Rebora (Il segreto del poeta. Clemente Rebora: la santità che compie il canto. L’immagine interiore dagli appunti sul messale, Milano, Istituto Propaganda Libraria, 1987) - numerosi saggi e articoli di natura letteraria. - Le parole della felicità, edito dalla Laurus Robuffo, 2005. - il libro di racconti Guida pratica all’eternità, Effatà editrice, Torino, 2008. - Pret(re) à portér, Effatà, 2010. - Non superare le dosi consigliate, Effatà, 2011. Nel 2011, la casa editrice Effatà ha pubblicato il primo romanzo, Ecco l’uomo. Il secondo, del 2012, Nessuno è più importante di te, è uscito con Amazon. Un saggio su Rebora si trova in Marino Magliani, Il magazzino delle alghe, Eumeswil 2010. Ha pubblicato, nel 2012, il volume di poesie Nomen omen. Con Clinamen ha pubblicato, nel 2012, il romanzo E’ la scrittura, bellezza! Per Effatà, nel 2012, il romanzo Stelle. Per Clinamen, nel 2013, il romanzo Yehoshua. Per Effatà pubblica ancora, nel 2013, Salva L'anima e Il Vangelo come non l'avete mai letto. E’ tra i fondatori della rivista “L’Attenzione”. E’ fondatore, insieme con Franz Krauspenhaar, del blog collettivo La poesia e lo spirito (http://lapoesiaelospirito.wordpress.com), dove attualmente scrive. Le omelie sono raccolte nel blog Gesù per atei.
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