Una domanda da cento milioni (Mc 10,46-52)

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Una domanda da cento milioni (Mc 10, 46-52)

Omelia di don Fabrizio Centofanti – Domenica 25 ottobre 2015 (XXX Tempo Ordinario)

SCHEDA DI SINTESI

❶ Gesù guarisce il cieco non all’ingresso ma all’uscita della città di Gerico, il luogo del piacere e del divertimento. Il cieco Bartimèo segue Gesù verso Gerusalemme, la città della passione e della morte: è molto facile salire sul carro del vincitore; certo più difficile è seguire chi va verso la morte.
➔Noi ci troviamo sempre di fronte a questo bivio: VOGLIAMO ANDARE VERSO GERICO, CIOÈ VERSO LE COMODITÀ, OPPURE VOGLIAMO SEGUIRE GESÙ VERSO GERUSALEMME, LÀ DOVE C’È LA MORTE DEL VECCHIO “IO”, MA C’È ANCHE LA RESURREZIONE, IL MONDO NUOVO?.
È dunque questa la prima domanda che ci rivolge questa pagina del vangelo: “dove vuoi andare?”

❷ Ma c’è una seconda domanda. Il cieco getta via il mantello; ma a che cosa gli serviva? Il mantello è l’unica cosa che questo povero cieco aveva; l’unica che può lasciare.
➔PER SEGUIRE GESÙ BISOGNA LASCIARE QUALCOSA. Nell’episodio del giovane ricco Gesù gli aveva detto di vendere tutto ciò che aveva, di darne il ricavato ai poveri e di seguirlo. Gesù ci dice CHE PER TROVARE LA VITA BISOGNA PERDERLA, CHE PER GUADAGNARE E OTTENERE QUALCOSA BISOGNA LASCIARE QUALCOSA.

❸ È strano che questo cieco faccia persino un salto per andare verso Gesù, benché non ci vedesse (“…balzò in piedi e venne da Gesù”). Noi siamo figli dell’illuminismo secondo il quale tutto si può spiegare con la ragione, con la logica della nostra intelligenza. Ma sarà vero? Il vangelo ci dice di no; ci dice che A UN CERTO PUNTO DELLA NOSTRA VITA BISOGNA FARE UN SALTO NEL BUIO, proprio come questo cieco, abbandonando le nostre anguste certezze per aprirci alla verità di Dio, un Padre di cui fidarci e a cui affidarci. Infatti GESÙ CI DICE DI TORNARE COME BAMBINI: sarebbe bello che noi, anziché farci i nostri calcoli, anziché ostinarci a restare nella logica delle nostre convenienze, andassimo incontro a Gesù per aderire al suo messaggio, per abbracciarlo, proprio come fa un bambino col suo papà.

❹ È strano che Gesù faccia al cieco una domanda apparentemente inutile: “Cosa vuoi che ti faccia?”. Ma Gesù non fa niente a caso: è una domanda molto importante che vuole farci capire quanto È IMPORTANTE DARE LA RISPOSTA GIUSTA.
Quando Dio dice a Salomone che gli avrebbe concesso qualunque cosa gli avesse chiesto, SALOMONE CHIEDE UN CUORE CHE SAPPIA ASCOLTARE. Allo stesso modo IL CIECO CHIEDE OCCHI CHE SAPPIANO VEDERE. Che cosa? Dio. È il desiderio di vedere Dio che dovrebbe guidarci. S. Agostino dice che LA FEDE È DESIDERIO.
NOI SPESSO DESIDERIAMO LE COSE SBAGLIATE, ciò che non è capace di soddisfarci pienamente, di farci crescere. Oggi il mondo distorce i desideri facendoci desiderare cose inutili o persino dannose, fino al punto che l’industria più fiorente è quella della pornografia.
➔Ci vorrebbe una scuola del desiderio, perché È IMPORTANTE DESIDERARE LE COSE GIUSTE: IL BELLO, IL BUONO, IL VERO.

❺ In questo vangelo c’è per tre volte il vero “chiamare”.
➔Allora, PIÙ CHE UN VANGELO DI GUARIGIONE È UN VANGELO DI VOCAZIONE. Il cieco sente una chiamata nel profondo, proprio come la sente ciascuno di noi, perché LA LUCE DELLA VITA È NEL PROFONDO DI NOI STESSI. Noi siamo ciechi finché non vediamo questa luce dentro di noi. DOBBIAMO GUARDARCI DENTRO e quando, facendolo, troveremo questa luce, finalmente potremo anche noi rispondere alla domanda di Gesù: “Che cosa vuoi?”. “Signore, che io veda!”. CHIEDIAMO ALLORA A GESÙ DI APRIRE I NOSTRI OCCHI ALLA VERITÀ E ALL’AMORE.

Dal vangelo di Marco capitolo 10 – versetti 46-52

46E giunsero a Gerico. Mentre partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. 47Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!”. 48Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: “Figlio di Davide, abbi pietà di me!”. 49Gesù si fermò e disse: “Chiamatelo!”. Chiamarono il cieco, dicendogli: “Coraggio! Àlzati, ti chiama!”. 50Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. 51Allora Gesù gli disse: “Che cosa vuoi che io faccia per te?”. E il cieco gli rispose: “Rabbunì, che io veda di nuovo!”. 52E Gesù gli disse: “Va’, la tua fede ti ha salvato”. E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

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Informazioni su fabrizio centofanti

E’ laureato in Lettere moderne con una tesi su Italo Calvino. Prima della vocazione sacerdotale è stato collaboratore di Mario Petrucciani nella cattedra di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Numerosi suoi saggi e recensioni sono stati pubblicati in quegli anni su “Letteratura italiana contemporanea”, Rivista quadrimestrale di studi sul Novecento, diretta da Giorgio Petrocchi e Mario Petrucciani e “La Discussione”. Suo un saggio su Leopardi e Rebora inserito nella raccolta di Atti del convegno di Ancona sull’autore di Recanati, dal titolo Leopardi e noi. La vertigine cosmica. Edizioni Studium, a cura di A. Frattini, G. Galeazzi e S. Sconocchia. Ha partecipato a diversi convegni letterari fino al giorno in cui è entrato in seminario. E’ sacerdote diocesano a Roma dal 1996, parroco dal 2005. Ora opera al Santuario della Madonna del Divino Amore, nel campo della spiritualità e dell’approfondimento della sacra scrittura. Studioso dei vangeli, tiene da molti anni una Lectio divina settimanale. Ha pubblicato: - un volume su Calvino (Italo Calvino. Una trascendenza mancata. Istituto Propaganda Libraria, 1993. (Nel 25° anniversario della morte è uscito per i tipi della Clinamen.) - uno su Rebora (Il segreto del poeta. Clemente Rebora: la santità che compie il canto. L’immagine interiore dagli appunti sul messale, Milano, Istituto Propaganda Libraria, 1987) - numerosi saggi e articoli di natura letteraria. - Le parole della felicità, edito dalla Laurus Robuffo, 2005. - il libro di racconti Guida pratica all’eternità, Effatà editrice, Torino, 2008. - Pret(re) à portér, Effatà, 2010. - Non superare le dosi consigliate, Effatà, 2011. Nel 2011, la casa editrice Effatà ha pubblicato il primo romanzo, Ecco l’uomo. Il secondo, del 2012, Nessuno è più importante di te, è uscito con Amazon. Un saggio su Rebora si trova in Marino Magliani, Il magazzino delle alghe, Eumeswil 2010. Ha pubblicato, nel 2012, il volume di poesie Nomen omen. Con Clinamen ha pubblicato, nel 2012, il romanzo E’ la scrittura, bellezza! Per Effatà, nel 2012, il romanzo Stelle. Per Clinamen, nel 2013, il romanzo Yehoshua. Per Effatà pubblica ancora, nel 2013, Salva L'anima e Il Vangelo come non l'avete mai letto. E’ tra i fondatori della rivista “L’Attenzione”. E’ fondatore, insieme con Franz Krauspenhaar, del blog collettivo La poesia e lo spirito (http://lapoesiaelospirito.wordpress.com), dove attualmente scrive. Le omelie sono raccolte nel blog Gesù per atei.
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