Veleni e antidoti (Mc 9,38-43.45.47-48)

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Veleni e antidoti (Mc 9, 38-43; 45, 47-48)

Omelia di don Fabrizio Centofanti – Domenica 27 settembre 2015 (XXV Tempo Ordinario)

SCHEDA DI SINTESI

❶ Questo vangelo è una pagina importante che ci vuole dire qualcosa di fondamentale per rovesciare la nostra mentalità. I discepoli fanno un’obiezione a Gesù: la scena presenta un esorcista straniero che compie liberazioni e guarigioni e i discepoli obiettano che “non è dei nostri”. Questa è una sindrome molto diffusa nelle nostre comunità: è la sindrome del gruppo chiuso, il principio del clan: è L’ETERNA TENTAZIONE DI RIDURRE DIO ALLA NOSTRA MISURA, CHE È MISURA MESCHINA DEI NOSTRI INTERESSI PERSONALI, PRIVATI.
➔C’È UN SOLO ANTIDOTO A QUESTO VELENO, UN SOLO RIMEDIO SICURO: LA PAROLA DI DIO. Solo la Parola di Dio è capace di scardinare questi clan che fanno i propri interessi, perché essa ha una potenza incredibile che dobbiamo scoprire sempre di più. È questa la salute della comunità. Dobbiamo dunque conoscere questa Parola, diffonderla, viverla.

❷ L’immagine che usa Gesù è molto forte: chi è d’intralcio agli emarginati è meglio che scompaia per sempre. Quindi è un tema che sta particolarmente a cuore a Gesù: il potere che prende il posto del servizio.
PAPA FRANCESCO ripete spesso una frase molto bella: “NON LASCIATEVI RUBARE LA SPERANZA!”.
➔Quindi ci sono dei ladri di speranza che soffocano lo spirito; e allora che cosa fare? Il vescovo Don Tonino Bello, scomparso nel ’93, usava dei giochi di parole molto efficaci; rispetto all’opera di misericordia “consolare gli afflitti”, lui diceva che noi dobbiamo anche “affliggere i consolati”, cioè che BISOGNA LOTTARE contro quelli che si consolano facendo solo i propri interessi, AFFINCHÉ IL POTERE NON PRENDA MAI IL POSTO DEL SERVIZIO nelle nostre comunità.

❸ L’esorcista, che libera dal demonio, compie un gesto che potremmo definire come un miracolo e che quindi ci potrebbe lasciare estranei e indifferenti. Ma Gesù ci dice che “chiunque darà anche un solo bicchiere d’acqua non perderà la sua ricompensa”. Quindi GESÙ FA SCENDERE L’ETERNITÀ NEL QUOTIDIANO PIÙ SEMPLICE, più insignificante.
C’è un film di Ermanno Olmi che s’intitola “La leggenda del santo bevitore”: parla di un barbone a cui viene dato simbolicamente un bicchiere d’acqua che però gli risolve al vita.
➔Anche noi siamo un po’ così: SIAMO COME QUESTO SENZATETTO IN ATTESA DI UN BICCHIERE D’ACQUA, DI UN GESTO ANCHE SEMPLICE, COME UN SORRISO, MA CHE PUÒ SALVARCI LA VITA.

❹ I discepoli dicono che questo esorcista non ha ricevuto un incarico ufficiale. È un’altra sindrome che ci affligge: considerare la Chiesa come una questione di titoli, di incarichi; eppure Gesù non aveva alcun titolo per farci capire che LA CHIESA NON È FATTA DI TITOLI MA DI TALENTI DA MOLTIPLICARE.
➔TUTTI NOI SIAMO CHIAMATI A LIBERARE, A GUARIRE, A TRASMETTERE L’AMORE CHE ABBIAMO RICEVUTO, anche senza aver ricevuto alcun incarico formale. Questa è la Chiesa: una comunità di persone che riceve amore e trasmette amore.

❺ Gesù dice: “Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala…se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo…se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via…”, cioè dice di privarsi di ciò che provoca scandalo, inciampo sul cammino che egli ha tracciato. Questo linguaggio simbolico molto forte vuole dire CHE GESÙ VUOLE CHE NOI ANDIAMO ALL’ESSENZIALE, TOGLIENDO TUTTO QUELLO CHE SOFFOCA IL VANGELO DENTRO DI NOI PERCHÉ CONTA SOLO UNA COSA: DIO.
S. Teresa d’Avila diceva: “«Niente ti turbi, niente ti spaventi, tutto passa, ma Dio non cambia; la pazienza tutto ottiene; CHI HA DIO NON MANCA DI NULLA: SOLO DIO BASTA”. Dio basta, è sufficiente; tutto il resto ci viene dato in aggiunta. E allora tagliamo, eliminiamo, togliamo, perché una sola cosa è quello che conta: chiediamo a Gesù di trovare questa cosa. Noi possiamo dirci cristiani se come s. Teresa diciamo: “sólo Dios basta”.

Dal vangelo di Marco capitolo 9 – versetti 38-43;
capitolo 45- versetti 47-48
38Giovanni gli disse: “Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva”. 39Ma Gesù disse: “Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: 40chi non è contro di noi è per noi.
41Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.
42Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. 43Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile.
47E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, 48dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue.

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Informazioni su fabrizio centofanti

E’ laureato in Lettere moderne con una tesi su Italo Calvino. Prima della vocazione sacerdotale è stato collaboratore di Mario Petrucciani nella cattedra di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Numerosi suoi saggi e recensioni sono stati pubblicati in quegli anni su “Letteratura italiana contemporanea”, Rivista quadrimestrale di studi sul Novecento, diretta da Giorgio Petrocchi e Mario Petrucciani e “La Discussione”. Suo un saggio su Leopardi e Rebora inserito nella raccolta di Atti del convegno di Ancona sull’autore di Recanati, dal titolo Leopardi e noi. La vertigine cosmica. Edizioni Studium, a cura di A. Frattini, G. Galeazzi e S. Sconocchia. Ha partecipato a diversi convegni letterari fino al giorno in cui è entrato in seminario. E’ sacerdote diocesano a Roma dal 1996, parroco dal 2005. Ora opera al Santuario della Madonna del Divino Amore, nel campo della spiritualità e dell’approfondimento della sacra scrittura. Studioso dei vangeli, tiene da molti anni una Lectio divina settimanale. Ha pubblicato: - un volume su Calvino (Italo Calvino. Una trascendenza mancata. Istituto Propaganda Libraria, 1993. (Nel 25° anniversario della morte è uscito per i tipi della Clinamen.) - uno su Rebora (Il segreto del poeta. Clemente Rebora: la santità che compie il canto. L’immagine interiore dagli appunti sul messale, Milano, Istituto Propaganda Libraria, 1987) - numerosi saggi e articoli di natura letteraria. - Le parole della felicità, edito dalla Laurus Robuffo, 2005. - il libro di racconti Guida pratica all’eternità, Effatà editrice, Torino, 2008. - Pret(re) à portér, Effatà, 2010. - Non superare le dosi consigliate, Effatà, 2011. Nel 2011, la casa editrice Effatà ha pubblicato il primo romanzo, Ecco l’uomo. Il secondo, del 2012, Nessuno è più importante di te, è uscito con Amazon. Un saggio su Rebora si trova in Marino Magliani, Il magazzino delle alghe, Eumeswil 2010. Ha pubblicato, nel 2012, il volume di poesie Nomen omen. Con Clinamen ha pubblicato, nel 2012, il romanzo E’ la scrittura, bellezza! Per Effatà, nel 2012, il romanzo Stelle. Per Clinamen, nel 2013, il romanzo Yehoshua. Per Effatà pubblica ancora, nel 2013, Salva L'anima e Il Vangelo come non l'avete mai letto. E’ tra i fondatori della rivista “L’Attenzione”. E’ fondatore, insieme con Franz Krauspenhaar, del blog collettivo La poesia e lo spirito (http://lapoesiaelospirito.wordpress.com), dove attualmente scrive. Le omelie sono raccolte nel blog Gesù per atei.
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