Separati in chiesa (Mc 9,30-37)

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Separati in chiesa (Mc 9, 30-37)

Omelia di don Fabrizio Centofanti – Domenica 20 settembre 2015 (XXIV Tempo Ordinario)

SCHEDA DI SINTESI

❶ Gesù ritorna su questa sua via, la via crucis, la via dolorosa, dal momento che l’amore è anche questo; è una via che risalta ancora di più, per contrasto, con la sete di ambizione dei discepoli, che discutono invece su chi sia il più importante, il più grande tra di loro.
Gesù capisce i pensieri dei suoi discepoli perché CHI AMA CAPISCE L’ALTRO E SA LEGGERE I SUOI PENSIERI. Allora Gesù li provoca chiedendo loro di che cosa stessero parlando; ma loro tacciono.
➔C’È UN SILENZIO BUONO CHE È QUELLO DELLA PREGHIERA con il quale ci si mette davanti a lui appunto nel silenzio. Ma c’è anche un silenzio cattivo. Don Mario Torregrossa diceva che il diavolo è muto, PERCHÉ LA VERITÀ DELLA NOSTRA FEDE NASCE DAL DIALOGO; IL NOSTRO È UN DIO CHE VUOLE DIALOGARE.
➔ Per questo tutte le dittature sono da condannare; per questo non è accettabile che ci sia qualcuno che ci obblighi ad eseguire i suoi ordini e le sue direttive. LA VITA È COMUNICAZIONE, MENTRE LA MORTE È INCOMUNICABILITÀ e NOI CRISTIANI NON DOVREMMO MAI ACCETTARE IMPOSIZIONI.

❷ Gesù chiama i suoi discepoli, anche se stanno nella stessa stanza.
➔Vuol dire che noi possiamo essere fisicamente vicini a Gesù ma spiritualmente lontani da lui. Questo può capitare anche a noi che adesso siamo qui in chiesa e dunque fisicamente vicini a Gesù ma interiormente possiamo esserne lontani. Isaia lo dice chiaramente: “Questo popolo mi onora con le labbra ma il suo cuore è lontano da me” (Is 29, 13-21). Stiamo andando verso il Sinodo della famiglia: spesso, capita che quando marito e moglie non si capiscono più si dice che sono separati in casa; ma SI PUÒ ESSERE ANCHE SEPARATI IN CHIESA.
Il Don Camillo di Guareschi che parla col crocifisso ci offre una profonda verità: dobbiamo parlare con Gesù, essere vicini a lui anche con il nostro cuore, il nostro io.

❸ Gesù dice: “Se uno vuole seguirmi”. È MOLTO BELLA QUESTA DELICATEZZA DI DIO CHE RISPETTA LA NOSTRA LIBERTÀ (l’amore si propone non s’impone n.d.r.); anzi, Dio è l’unico che rispetta la nostra libertà fino in fondo.
Don Mario diceva: siate protagonisti della vostra vita. C’è un’espressione che oggi è caduta un po’ in disuso: “cristianesimo adulto” che non significa fare ciò che si vuole ma significa che DOBBIAMO CRESCERE NELLA LIBERTÀ, CHE DOBBIAMO VOLERE VERAMENTE E CONSAPEVOLMENTE LA FEDE. E come diceva Dostoevskij, LIBERTÀ SIGNIFICA ADERIRE ALLA VERITÀ; dobbiamo dunque essere protagonisti della nostra fede.

❹ Gesù annuncia la sua passione, e subito scatta la paura. Questa pagina del vangelo ci fa capire di che cosa abbiamo veramente paura nel profondo: abbiamo paura della morte. E il vangelo ci offre un modo paradossale per farci superare la paura della morte: MORIRE AL PROPRIO EGOISMO; SOLO COSÌ SI SUPERA LA PAURA DELLA MORTE. Questa è la mentalità pasquale: solo se muoio al mio egoismo posso rinascere all’amore e SE IO AMO NON HO PIÙ PAURA.

❺ Gesù che chiama i bambini e li abbraccia è un’immagine e un appello molto forte. Ma non vuol dire che dobbiamo essere come bambini infantili e capricciosi, ma che DOBBIAMO ACCOGLIERE I BAMBINI, CIOÈ GLI ULTIMI, I PICCOLI, I BISOGNOSI. Ancora una volta BISOGNA FARE QUEL FAMOSO PASSAGGIO DAL POTERE AL SERVIZIO. Durante la lavanda dei piedi Gesù dice ai suoi apostoli: “Io sto in mezzo a voi come colui che serve” (Lc 22, 27): questa è l’identità di Gesù.
Se noi impariamo ad essere come Gesù, al servizio degli ultimi, miti e umili di cuore come lui, finalmente vinceremo la paura. Chiediamogli allora di imparare ad amare, perché solo questo ci farà vincere la paura.
Infondo è semplice capire che cosa vuole Gesù da noi, basta prendere i criteri del mondo e rovesciarli: il mondo cerca il potere, noi dobbiamo cercare il servizio. Cosa facile a dirsi ma difficile a farsi, ed è per questo che abbiamo bisogno dell’aiuto del Signore.

Dal vangelo di Marco capitolo 9 – versetti 30-37.
30Partiti di là, attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. 31Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: “Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà”. 32Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
33Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: “Di che cosa stavate discutendo per la strada?”. 34Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. 35Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: “Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti”. 36E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: 37″Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato”.

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Informazioni su fabrizio centofanti

E’ laureato in Lettere moderne con una tesi su Italo Calvino. Prima della vocazione sacerdotale è stato collaboratore di Mario Petrucciani nella cattedra di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Numerosi suoi saggi e recensioni sono stati pubblicati in quegli anni su “Letteratura italiana contemporanea”, Rivista quadrimestrale di studi sul Novecento, diretta da Giorgio Petrocchi e Mario Petrucciani e “La Discussione”. Suo un saggio su Leopardi e Rebora inserito nella raccolta di Atti del convegno di Ancona sull’autore di Recanati, dal titolo Leopardi e noi. La vertigine cosmica. Edizioni Studium, a cura di A. Frattini, G. Galeazzi e S. Sconocchia. Ha partecipato a diversi convegni letterari fino al giorno in cui è entrato in seminario. E’ sacerdote diocesano a Roma dal 1996, parroco dal 2005. Ora opera al Santuario della Madonna del Divino Amore, nel campo della spiritualità e dell’approfondimento della sacra scrittura. Studioso dei vangeli, tiene da molti anni una Lectio divina settimanale. Ha pubblicato: - un volume su Calvino (Italo Calvino. Una trascendenza mancata. Istituto Propaganda Libraria, 1993. (Nel 25° anniversario della morte è uscito per i tipi della Clinamen.) - uno su Rebora (Il segreto del poeta. Clemente Rebora: la santità che compie il canto. L’immagine interiore dagli appunti sul messale, Milano, Istituto Propaganda Libraria, 1987) - numerosi saggi e articoli di natura letteraria. - Le parole della felicità, edito dalla Laurus Robuffo, 2005. - il libro di racconti Guida pratica all’eternità, Effatà editrice, Torino, 2008. - Pret(re) à portér, Effatà, 2010. - Non superare le dosi consigliate, Effatà, 2011. Nel 2011, la casa editrice Effatà ha pubblicato il primo romanzo, Ecco l’uomo. Il secondo, del 2012, Nessuno è più importante di te, è uscito con Amazon. Un saggio su Rebora si trova in Marino Magliani, Il magazzino delle alghe, Eumeswil 2010. Ha pubblicato, nel 2012, il volume di poesie Nomen omen. Con Clinamen ha pubblicato, nel 2012, il romanzo E’ la scrittura, bellezza! Per Effatà, nel 2012, il romanzo Stelle. Per Clinamen, nel 2013, il romanzo Yehoshua. Per Effatà pubblica ancora, nel 2013, Salva L'anima e Il Vangelo come non l'avete mai letto. E’ tra i fondatori della rivista “L’Attenzione”. E’ fondatore, insieme con Franz Krauspenhaar, del blog collettivo La poesia e lo spirito (http://lapoesiaelospirito.wordpress.com), dove attualmente scrive. Le omelie sono raccolte nel blog Gesù per atei.
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