Un ritiro mancato e un Dio ritrovato (Mc 6,30-34)

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[Le riprese sono di Claudio e Roberta]

Un ritiro mancato e un Dio ritrovato (Mc 6, 30-34)
Omelia di don Fabrizio Centofanti – Domenica 19 luglio 2015

SCHEDA DI SINTESI

❶ Gesù è il Buon Pastore che si prende cura dei pastori: prende infatti gli apostoli in disparte e li invita a riposarsi. Questo particolare è importante perché ci ricorda che PUÒ AMARE SOLO CHI È STATO AMATO, altrimenti si può cadere in quelle forme di volontarismo di chi nella Chiesa si dà molto da fare ma poi finisce per mostrare una certa aggressività, figlia proprio del protagonismo.
Il primo vangelo è la prima lettera ai Corinzi di S. Paolo che, all’inizio del cap. 15 (v. 3), dice: “Vi trasmetto quello che a mia volta ho ricevuto”.
➔Quindi anche noi POSSIAMO TRASMETTERE QUALCOSA SOLO SE A NOSTRA VOLTA L’ABBIAMO RICEVUTA.
C’è un famoso aneddoto che parla di 3 operai che stanno spaccando pietre. A chi chiede loro cosa stiano facendo, il primo risponde: “sto spaccando pietre”; il secondo: “sto costruendo una cattedrale”; e il terzo: “sto salvando l’umanità”. Benché facciano apparentemente la stessa cosa, evidentemente hanno ricevuto ciascuno qualcosa di diverso, una diversa qualità di vita. DOBBIAMO RICEVERE PER TRASMETTERE.

❷ Gesù conduce gli apostoli in un luogo solitario, in ritiro. Vuol dire che Gesù crede molto nel fatto che NELLA VITA CI VUOLE UN MOVIMENTO RITMICO. Se è vero che noi dobbiamo uscire dal nostro “sé” per andare verso l’altro, è altrettanto vero che dobbiamo rientrare nell’io, raccoglierci.
➔La preghiera più bella e importante è quella di METTERCI, IN SILENZIO, DAVANTI A GESÙ E DARGLI TUTTO CIÒ CHE SIAMO, MENTRE LUI CI DÀ CIÒ CHE VUOLE CHE NOI SIAMO, che noi diventiamo, perché è Gesù che ci dice la verità su noi stessi. È l’unica preghiera che ci trasforma, che ci cambia; altrimenti, SE NON CI CAMBIA, LA PREGHIERA A CHE SERVE?

❸ Gesù non riesce a far riposare i suoi in un luogo solitario, perché la folla li insegue e li “cattura”. Ma se GESÙ si fa “riacciuffare” vuol dire che egli DÀ PRIORITÀ ALL’ACCOGLIENZA, anche se è stanco e stressato. Noi possiamo fare questo soltanto se moriamo al nostro egoismo che ci porta a guardare solo alle nostre esigenze e rinasciamo nell’amore che ci spinge ad occuparci dei bisogni degli altri.
Nel primo libro dei Re (cap.17, 7-16) si racconta della vedova di Sarephta alla quale il profeta Elia chiede del pane per rifocillarsi; ma la povera donna gli risponde di non avere che un pugno di farina nella giara e un po’ di olio nell’orcio, aggiungendo drammaticamente: “ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a cuocerla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo” (V 12). Ma Elia la convince a condividere quel poco cibo ed ecco il miracolo: quel poco di olio e quel poco di farina non si esauriranno e sfameranno la vedova e suo figlio per tutto il periodo della carestia. ➔Questo vuol dire che SE NOI CI AFFIDIAMO AL SIGNORE, LE NOSTRE RISORSE DIVENTANO INFINITE. È il nostro egoismo che ci fa avere poche energie.

❹ Qual è la conseguenza di questa priorità dell’accoglienza in Gesù? Gesù si arrabbiava con gli scribi e i farisei perché mettevano pesi insopportabili sulle spalle della gente. Essi volevano una religione di élite, fatta solo per poche persone meritevoli. Ma Gesù non approva. Nella parabola del Seminatore GESÙ APPARE COME UN SEMINATORE FOLLE CHE SPRECA LE SEMENTI gettandole per strada, sui sassi, tra le spine; MA LO FA PERCHÉ È CONVINTO CHE, PRIMA O POI, UN TERRENO BUONO LO TROVANO. Ci sono alcune situazioni analoghe che capitano nella vita parrocchiale, come quando si celebrano in contemporanea molti battesimi, con una folla di parenti interessati solo alle loro chiacchiere. Eppure anche in quelle situazioni di mancanza di raccoglimento e di dispersione Gesù seminerebbe comunque, anche sulla strada, tra i sassi e tra le spine dell’indifferenza generale, perché convinto che quella parola, prima o poi, porta frutto. NON BISOGNA MAI SMETTERE DI CREDERE NELLA GENTE.

❺ Questo testo si affaccia su un altro testo che troveremo domenica prossima: la famosa “moltiplicazione dei pani” e ci dice che GESÙ, PRIMA DI DARE UN CIBO MATERIALE DÀ UN CIBO SPIRITUALE: IL SUO INSEGNAMENTO. “Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutto il resto vi sarà dato in aggiunta” (Mt 6, 33). Lo dice soprattutto alle donne, come nel caso di Marta e Maria (Lc 10, 38-42) o della Samaritana (Gv 4, 1-42): GESÙ È L’UNICA ACQUA CHE CI DISSETA VERAMENTE. S. Teresa d’Avila diceva: ”Non ti turbi niente” perché chi ha Dio, gli basta.
GESÙ È L’UNICO PANE CAPACE DAVVERO DI SFAMARCI.

Dal vangelo di Marco capitolo 6 – versetti 30-34

30Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. 31Ed egli disse loro: “Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’”. Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. 32Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. 33Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.
34Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore , e si mise a insegnare loro molte cose.

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Informazioni su fabrizio centofanti

E’ laureato in Lettere moderne con una tesi su Italo Calvino. Prima della vocazione sacerdotale è stato collaboratore di Mario Petrucciani nella cattedra di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Numerosi suoi saggi e recensioni sono stati pubblicati in quegli anni su “Letteratura italiana contemporanea”, Rivista quadrimestrale di studi sul Novecento, diretta da Giorgio Petrocchi e Mario Petrucciani e “La Discussione”. Suo un saggio su Leopardi e Rebora inserito nella raccolta di Atti del convegno di Ancona sull’autore di Recanati, dal titolo Leopardi e noi. La vertigine cosmica. Edizioni Studium, a cura di A. Frattini, G. Galeazzi e S. Sconocchia. Ha partecipato a diversi convegni letterari fino al giorno in cui è entrato in seminario. E’ sacerdote diocesano a Roma dal 1996, parroco dal 2005. Ora opera al Santuario della Madonna del Divino Amore, nel campo della spiritualità e dell’approfondimento della sacra scrittura. Studioso dei vangeli, tiene da molti anni una Lectio divina settimanale. Ha pubblicato: - un volume su Calvino (Italo Calvino. Una trascendenza mancata. Istituto Propaganda Libraria, 1993. (Nel 25° anniversario della morte è uscito per i tipi della Clinamen.) - uno su Rebora (Il segreto del poeta. Clemente Rebora: la santità che compie il canto. L’immagine interiore dagli appunti sul messale, Milano, Istituto Propaganda Libraria, 1987) - numerosi saggi e articoli di natura letteraria. - Le parole della felicità, edito dalla Laurus Robuffo, 2005. - il libro di racconti Guida pratica all’eternità, Effatà editrice, Torino, 2008. - Pret(re) à portér, Effatà, 2010. - Non superare le dosi consigliate, Effatà, 2011. Nel 2011, la casa editrice Effatà ha pubblicato il primo romanzo, Ecco l’uomo. Il secondo, del 2012, Nessuno è più importante di te, è uscito con Amazon. Un saggio su Rebora si trova in Marino Magliani, Il magazzino delle alghe, Eumeswil 2010. Ha pubblicato, nel 2012, il volume di poesie Nomen omen. Con Clinamen ha pubblicato, nel 2012, il romanzo E’ la scrittura, bellezza! Per Effatà, nel 2012, il romanzo Stelle. Per Clinamen, nel 2013, il romanzo Yehoshua. Per Effatà pubblica ancora, nel 2013, Salva L'anima e Il Vangelo come non l'avete mai letto. E’ tra i fondatori della rivista “L’Attenzione”. E’ fondatore, insieme con Franz Krauspenhaar, del blog collettivo La poesia e lo spirito (http://lapoesiaelospirito.wordpress.com), dove attualmente scrive. Le omelie sono raccolte nel blog Gesù per atei.
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