La preghiera (quasi sempre) esaudita (Gv 15,1-8)

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La preghiera (quasi sempre) esaudita (Gv 15, 1-8)

Omelia di don Fabrizio Centofanti – Domenica 3 maggio 2015

SCHEDA DI SINTESI

❶ Il verbo “rimanere” è molto importante nel vangelo di Giovanni. Ma rimanere dove? Quando si cresce nella fede ci si accorge che davanti a noi ci sono due vie: la via del bene e quella del male. Il Nuovo Testamento le chiama “la via dello Spirito” e “la via della carne”. Secondo la Bibbia la carne produce la morte: cioè se facciamo le nostre opere nella carne, queste finiscono, non rimane niente. Ma SE SCEGLIAMO IL BENE, dentro di noi avviene ciò che dice Gesù alla Samaritana: Gesù ci promette che DA NOI SCATURIRÀ UNA SORGENTE CHE ZAMPILLA PER LA VITA ETERNA.
➔Questo è lo Spirito. Ed è qui che bisogna rimanere. BISOGNA RIMANERE NELLO SPIRITO.

❷ Gesù sottolinea il fatto che bisogna portare frutto, perché DIO SI RIVELA ATTRAVERSO DI NOI, ATTRAVERSO I NOSTRI FRUTTI.
Ma come si “porta frutto”? È Gesù stesso che ce lo indica: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace” (Gv 14, 27).
➔SI PORTA FRUTTO SE SIAMO NELLA PACE DI GESÙ. In un lago calmo l’immagine si specchia nitida, ma se l’acqua è agitata non si vede più niente.
➔I FRUTTI SI VEDONO SOLO QUANDO SIAMO NELLA PACE.

❸ S. Vincenzo de’Paoli diceva: “Il bene che Dio opera si fa da sé, nella pace”. Soprattutto nelle situazioni più difficili Dio ci dice: “Lascia fare a me”. Ma lui può operare solo nella pace.
Carlo Carretto, un grande maestro spirituale, diceva CHE IL DISCEPOLO DI GESÙ DEVE UBRIACARSI DI GIOIA. ➔Dobbiamo dunque fare un’esperienza mistica, cioè l’esperienza dello Spirito, per vivere questo.
Il profeta Gioele dice che Il Signore effonderà il suo spirito su ogni creatura, nessuno escluso; quindi anche su di noi. (Gl 3, 1).
➔Dio vuole dunque fare in noi una trasformazione radicale. DIO TRASFORMA L’ACQUA DELLA NOSTRA POVERTÀ NEL VINO DELLA RISURREZIONE.

❹ C’è anche un aspetto drammatico nella parabola della vite: IL TRALCIO SI PUÒ STACCARE DALLA VITE. Questo è l’inferno: staccarsi da Dio.
Nella Genesi Dio dice che la sua creazione dell’uomo è “cosa molto buona”; eppure l’uomo ha la terribile libertà di rovinare la creazione.
Ma quando ci stacchiamo da Dio dobbiamo unirci a qualcos’altro. Nella parabola del Padre misericordioso il figlio, dissipati i suoi averi e ridotto in povertà, si attacca al padrone di una mandria di porci. O ci si attacca a Dio a ci si attacca ad un idolo, ma in questo caso accade una cosa tremenda: se ci stacchiamo da Dio NON C’È PIÙ NESSUNO CHE SI PRENDE CURA DI NOI. Dio è l’unico che si occupa di ciascuno di noi.

❺ La conseguenza confortante del RIMANERE NELLO SPIRITO è che TUTTE LE PREGHIERE SARANNO ESAUDITE.
SE LA NOSTRA VOLONTÀ COINCIDE CON LA VOLONTÀ DI DIO, ALLORA TUTTE LE NOSTRE PREGHIERE SARANNO ESAUDITE, come è accaduto per le preghiere di Gesù. Nell’episodio di Lazzaro, prima ancora che Lazzaro fosse uscito dal sepolcro, c’è una bellissima testimonianza di questo: “Gesù allora alzò gli occhi e disse: Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato”. (Gv 11, 41-42).
L’unica preghiera di Gesù che il Padre non esaudisce, quella del Getsemani (“Passi da me questo calice”), lo fa per amore nostro: GESÙ BEVE IL CALICE FINO IN FONDO PERCHÉ NOI POSSIAMO RIMANERE UNITI ALLA VITE.
Dobbiamo ringraziare di questo Gesù, di averci permesso di rimanere uniti con Dio, nel suo Spirito.

Dal vangelo di Giovanni capitolo 15 – versetti 1-8

1 “Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. 2Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. 3Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. 4Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. 5Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. 6Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. 7Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. 8In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.

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Informazioni su fabrizio centofanti

E’ laureato in Lettere moderne con una tesi su Italo Calvino. Prima della vocazione sacerdotale è stato collaboratore di Mario Petrucciani nella cattedra di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Numerosi suoi saggi e recensioni sono stati pubblicati in quegli anni su “Letteratura italiana contemporanea”, Rivista quadrimestrale di studi sul Novecento, diretta da Giorgio Petrocchi e Mario Petrucciani e “La Discussione”. Suo un saggio su Leopardi e Rebora inserito nella raccolta di Atti del convegno di Ancona sull’autore di Recanati, dal titolo Leopardi e noi. La vertigine cosmica. Edizioni Studium, a cura di A. Frattini, G. Galeazzi e S. Sconocchia. Ha partecipato a diversi convegni letterari fino al giorno in cui è entrato in seminario. E’ sacerdote diocesano a Roma dal 1996, parroco dal 2005. Ora opera al Santuario della Madonna del Divino Amore, nel campo della spiritualità e dell’approfondimento della sacra scrittura. Studioso dei vangeli, tiene da molti anni una Lectio divina settimanale. Ha pubblicato: - un volume su Calvino (Italo Calvino. Una trascendenza mancata. Istituto Propaganda Libraria, 1993. (Nel 25° anniversario della morte è uscito per i tipi della Clinamen.) - uno su Rebora (Il segreto del poeta. Clemente Rebora: la santità che compie il canto. L’immagine interiore dagli appunti sul messale, Milano, Istituto Propaganda Libraria, 1987) - numerosi saggi e articoli di natura letteraria. - Le parole della felicità, edito dalla Laurus Robuffo, 2005. - il libro di racconti Guida pratica all’eternità, Effatà editrice, Torino, 2008. - Pret(re) à portér, Effatà, 2010. - Non superare le dosi consigliate, Effatà, 2011. Nel 2011, la casa editrice Effatà ha pubblicato il primo romanzo, Ecco l’uomo. Il secondo, del 2012, Nessuno è più importante di te, è uscito con Amazon. Un saggio su Rebora si trova in Marino Magliani, Il magazzino delle alghe, Eumeswil 2010. Ha pubblicato, nel 2012, il volume di poesie Nomen omen. Con Clinamen ha pubblicato, nel 2012, il romanzo E’ la scrittura, bellezza! Per Effatà, nel 2012, il romanzo Stelle. Per Clinamen, nel 2013, il romanzo Yehoshua. Per Effatà pubblica ancora, nel 2013, Salva L'anima e Il Vangelo come non l'avete mai letto. E’ tra i fondatori della rivista “L’Attenzione”. E’ fondatore, insieme con Franz Krauspenhaar, del blog collettivo La poesia e lo spirito (http://lapoesiaelospirito.wordpress.com), dove attualmente scrive. Le omelie sono raccolte nel blog Gesù per atei.
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2 risposte a La preghiera (quasi sempre) esaudita (Gv 15,1-8)

  1. fiorella di blasio ha detto:

    “Pregate incessantemente” dice S. Paolo..
    da quando questa frase mi è entrata nel cuore, l’ho fatta mia e la mia vita è divenuta preghiera, non di domanda,(“Gesù sa di cosa abbiamo bisogno ancora prima che glielo chiediamo”) ma di pace. I miei problemi pensavo fossero irrisolvibili, ero rassegnata che non ci sarebbe stata nessuna soluzione possibile, ma pretendevo almeno la pace.Invece, il Padre ha inaspettatamente trovato una via per liberarmi dall’oppressione che vivevo ormai da anni! I disegni di Dio sono imperscrutabili, Lui non segue gli schemii, Lui va oltre l’immaginazione, Lui, se ci credi veramente, ti fa spostare davvero le montagne.
    Grazie.

  2. alma.migliorati@libero.it ha detto:

    Ciao. Sono Alma Migliorati. Da un pò di settimane non ricevo l’ omelia di Don Fabrizio. Avete sospeso il servizio o, per qualche motivo, mi avete cancellato dalla mailing list? Potete riammettermi? Vi ringrezio per quanto fate e rimango in attesa. Con viva cordialità. Alma

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