Lo scopo del cammino (Gv 10,11-18)

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Lo scopo del cammino (Gv 10, 11-18)

Omelia di don Fabrizio Centofanti – Domenica 26 aprile 2015

SCHEDA DI SINTESI

❶ Questo è un brano del vangelo che parla molto chiaro, che distingue molto bene ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, come nel caso del mercenario. Quando ci si prende cura di una situazione o di una persona, c’è una formula che dice “tempo+lavoro”; cioè BISOGNA DEDICARE A QUESTA COSA TEMPO E IMPEGNO, FATICA.
Invece il mercenario si attiene agli obblighi minimi.
Gesù predicava in riva al lago di Genezareth e spesso ripeteva una frase: “PASSIAMO ALL’ALTRA RIVA” (Mc 4, 35). È una frase che ha un fortissimo valore simbolico: È LA TRAVERSATA FATICOSA DALL’IO AL TU; una traversata che il mercenario non vuole fare. Il mercenario pensa alle esigenze proprie, non a quelle altrui; egli ha un amore “mercenario”, cioè un amore interessato, prostituito, che fa dei calcoli per il proprio tornaconto.

❷ Gesù dice: “io offro la mia vita per poi riprenderla”. Oggi la società ci stressa; tante giovani coppie che lavorano sono schiavizzate, tornano tardi, non hanno più tempo per se stesse e per la famiglia.
C’È DUNQUE BISOGNO DI UN EQUILIBRIO per non bruciarsi (in psicologia si chiama “sindrome da burnout”), per ricaricarsi e ritrovare le energie.
Ma c’è anche un’altra sfumatura: quella della libertà. UN ATTO UMANO DEVE ESSERE SEMPRE LIBERO, ALTRIMENTI NON È VERAMENTE UMANO.
Nella poesia “Libertà” di Paul Eluard in cui il poeta dice di scrivere il nome della libertà, ovunque;
➔sarebbe bello anche per noi poter scrivere “libertà” su ogni realtà della nostra vita.

❸ IL BUON PASTORE COMUNICA VITA. Oggi è fondamentale che ci sia qualcuno che comunichi vita; perché la società te la ruba, te la spreme. Spesso siamo così stanchi che non abbiamo più niente da dare.
Gesù invece dà vita e non a caso gli antichi cristiani chiamavano Gesù con il nome di “Orfeo” che nella mitologia era un musico capace con la sua musica di pacificare le cose più selvagge. Proprio questo fa Gesù.
Nella messa si pronuncia una delle frasi più importanti della vita di Gesù: “VI LASCIO LA PACE, VI DO LAMIA PACE”.
Ed È SOLO CON QUESTA PACE CHE NOI RITROVIAMO NOI STESSI; LA NOSTRA IDENTITÀ È IN QUESTA PACE.
Alcuni studiosi hanno persino avanzato l’ipotesi che Gesù, quando predicava, cantasse, per farsi sentire anche da quelli più lontani.
➔ Sarebbe bello sentire questo canto di Gesù nel nostro cuore, l’unica melodia capace di portare la pace e di armonizzare la nostra vita.

❹ Gesù obbedisce al comando del Padre. IL SEGRETO DELLA VITA È LA FIDUCIA.
DIO HA DATO UNA FORMA ALLA NOSTRA VITA, CHE HA UN PROGETTO; E IL SEGRETO DELLA VITA È ADERIRE A QUESTO PROGETTO. La fiducia non si dà a tutti. Solo Dio è l’unico degno di fiducia assoluta.
Il giovane ricco, rivolgendosi a Gesù, lo chiama “maestro buono” (Mc 10, 17). E Gesù risponde in modo sconvolgente: ” “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo”. Gesù dunque è buono in quanto è il Figlio che aderisce completamente all’amore del Padre.
❺ In questo brano si ripete il verbo “conoscere”, che nella Bibbia ha un significato particolare: significa conoscere intimamente: DIO CI CONOSCE INTIMAMENTE, mentre per la società siamo tutti uguali, siamo numeri, massa; per questo essa ci rende infelici. PER DIO INVECE CIASCUNO DI NOI È UN ESSERE UNICO e dunque SOLO CON DIO POSSIAMO SAPERE CHI SIAMO VERAMENTE. Per questo è importante raccogliersi in silenzio davanti a Lui, perché solo così possiamo cambiare, solo così possiamo riconoscerlo come pastore.
Il motivo per il quale ci ritroviamo ogni domenica a celebrare l’eucarestia è proprio questo: DOBBIAMO METTERCI IN ASCOLTO DELLA VOCE DI DIO, e piano piano riusciremo a sentire la sua voce, la voce del nostro pastore.

Dal vangelo di Giovanni capitolo 10, versetti 11-18

11Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. 12Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; 13perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.
14Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, 15così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. 16E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. 17Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. 18Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio”.

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Informazioni su fabrizio centofanti

E’ laureato in Lettere moderne con una tesi su Italo Calvino. Prima della vocazione sacerdotale è stato collaboratore di Mario Petrucciani nella cattedra di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Numerosi suoi saggi e recensioni sono stati pubblicati in quegli anni su “Letteratura italiana contemporanea”, Rivista quadrimestrale di studi sul Novecento, diretta da Giorgio Petrocchi e Mario Petrucciani e “La Discussione”. Suo un saggio su Leopardi e Rebora inserito nella raccolta di Atti del convegno di Ancona sull’autore di Recanati, dal titolo Leopardi e noi. La vertigine cosmica. Edizioni Studium, a cura di A. Frattini, G. Galeazzi e S. Sconocchia. Ha partecipato a diversi convegni letterari fino al giorno in cui è entrato in seminario. E’ sacerdote diocesano a Roma dal 1996, parroco dal 2005. Ora opera al Santuario della Madonna del Divino Amore, nel campo della spiritualità e dell’approfondimento della sacra scrittura. Studioso dei vangeli, tiene da molti anni una Lectio divina settimanale. Ha pubblicato: - un volume su Calvino (Italo Calvino. Una trascendenza mancata. Istituto Propaganda Libraria, 1993. (Nel 25° anniversario della morte è uscito per i tipi della Clinamen.) - uno su Rebora (Il segreto del poeta. Clemente Rebora: la santità che compie il canto. L’immagine interiore dagli appunti sul messale, Milano, Istituto Propaganda Libraria, 1987) - numerosi saggi e articoli di natura letteraria. - Le parole della felicità, edito dalla Laurus Robuffo, 2005. - il libro di racconti Guida pratica all’eternità, Effatà editrice, Torino, 2008. - Pret(re) à portér, Effatà, 2010. - Non superare le dosi consigliate, Effatà, 2011. Nel 2011, la casa editrice Effatà ha pubblicato il primo romanzo, Ecco l’uomo. Il secondo, del 2012, Nessuno è più importante di te, è uscito con Amazon. Un saggio su Rebora si trova in Marino Magliani, Il magazzino delle alghe, Eumeswil 2010. Ha pubblicato, nel 2012, il volume di poesie Nomen omen. Con Clinamen ha pubblicato, nel 2012, il romanzo E’ la scrittura, bellezza! Per Effatà, nel 2012, il romanzo Stelle. Per Clinamen, nel 2013, il romanzo Yehoshua. Per Effatà pubblica ancora, nel 2013, Salva L'anima e Il Vangelo come non l'avete mai letto. E’ tra i fondatori della rivista “L’Attenzione”. E’ fondatore, insieme con Franz Krauspenhaar, del blog collettivo La poesia e lo spirito (http://lapoesiaelospirito.wordpress.com), dove attualmente scrive. Le omelie sono raccolte nel blog Gesù per atei.
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2 risposte a Lo scopo del cammino (Gv 10,11-18)

  1. grazie, Don Fabrizio, in questo momento le tue Omelie sono preziose.

  2. ema ha detto:

    “Il segreto non è prendersi cura delle farfalle, ma prendersi cura del giardino, affinché le farfalle vengano da te.

    Alla fine troverai non chi stavi cercando, ma chi stava cercando te.”

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