La ferita di Dio (Gv 20,19-31)

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La ferita di Dio (Gv 20, 19-31)

Omelia di don Fabrizio Centofanti – Domenica 12 aprile 2015

SCHEDA DI SINTESI

❶Tommaso è una figura controversa: da molti è considerato l’incredulo, la pecora nera degli apostoli. Eppure forse Tommaso è tutt’altro: è un prototipo, un paradigma, perché IN OGNUNO DI NOI, IN QUALCHE ANGOLO DEL NOSTRO CUORE C’È UN TOMMASO, C’È QUESTA INCREDULITÀ. Sono tante le sfumature del dubbio: quante volte persino davanti alla S. Scrittura ci siamo detti: “Ma è possibile? Che questo l’abbia fatto Dio? Che abbia deciso questi massacri, che permetta queste cose?”. Quante volte, di fronte a fallimenti, delusioni, lutti della vita, abbiamo dubitato e ci siamo chiesti: “Ma cosa fa Dio?; dov’è?”.
➔Tommaso allora ci insegna una cosa molto profonda: DOBBIAMO RICONQUISTARE OGNI GIORNO LA NOSTRA FEDE. Nella seconda lettera a Timoteo c’è scritto: “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede.” (2Tm 4,7). Conservare la fede, riconquistarla non è facile ma è ciò che dobbiamo fare.

❷ Gesù appare l’ottavo giorno, il giorno dopo il sabato, la domenica.
➔ Gesù appare dove si spezza il pane. “Ite missa est” non vuol dire “Andate la Messa è finita”, ma significa: ”Andate, siete mandati in missione”. Prima la messa si chiamava “fractio panis”, “lo spezzare del pane”. GESÙ VIENE L’OTTAVO GIORNO, QUANDO SPEZZIAMO IL PANE TRA DI NOI; È ALLORA CHE GESÙ SI RENDE PRESENTE; SE NON CONDIVIDIAMO IL PANE CON I FRATELLI NON LO POSSIAMO INCONTRARE.

❸ Gesù entra “a porte chiuse”. Quante volte sono chiuse le porte del nostro cuore, forse persino quando siamo a messa. Chiudiamo le porte per tanti motivi: perché la vita è dura, perché spesso ci fa male e allora non c’è nulla di più facile che chiudere la porta. E quando la porta è chiusa è molto difficile entrare.
➔MA SE GESÙ ENTRA ANCHE “A PORTE CHIUSE” VUOL DIRE CHE SOLO GESÙ PUÒ PASSARE ATTRAVERSO LA NOSTRA PAURA; CHE SOLO L’AMORE VINCE LE BARRIERE CHE NOI INNALZIAMO.

❹ Ma allora, Tommaso è solo un incredulo?
I vangeli non ci dicono mai esplicitamente che Gesù è Dio; ci dicono che è il Messia (ma il Messia poteva anche essere un uomo comune), che è figlio di Dio (ma figlio di Dio è anche Israele). Tommaso è l’unico che fa una esplicita professione di fede a Gesù come Dio: “mio Signore e mio Dio”. Tommaso incarna lo scopo del Vangelo: RICONOSCE CHE GESÙ È DIO; È IL CAMMINO DELLA FEDE, È IL CAMMINO DAL DUBBIO ALLA FEDE. Tommaso ci aiuta a riconoscere in quell’uomo il nostro Dio.

❺ Caravaggio dipinge Tommaso che mette la mano nella ferita di Gesù.
Ma noi non sappiamo se l’ha messa per davvero.
➔Eppure noi possiamo mettere la mano in altre ferite. NON POSSIAMO VEDERE IL VOLTO SANTO DI DIO, MA POSSIAMO VEDERE IL VOLTO DEI FRATELLI; POSSIAMO ACCORGERCI DELLE LORO FERITE. Tommaso riconosce Dio in quel crocifisso risorto, in quel ferito, in quel sofferente. Il vangelo lo spiega molto bene; il giudizio universale consiste in questo: “ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. (Mt 25, 35-36). E’ il criterio ultimo. I Padri della Chiesa dicevano che chi riesce a vedere nel crocifisso il più bello tra i figli dell’uomo, è diventato spirituale. Tommaso nel crocifisso riconosce Dio: è diventato spirituale. QUANDO RIUSCIREMO A VEDERE DIO IN QUELLE FERITE, NELLE FERITE DELLA VITA, NEI POVERI, NEI SOFFERENTI, IN QUELLI CHE STANNO AI MARGINI DELLA SOCIETÀ, IN QUELLI CHE TUTTI RIFIUTANO, ALLORA SAREMO DIVENTATI ANCHE NOI SPIRITUALI. Altrimenti la nostra fede è ancora all’inizio e dobbiamo fare anche noi il cammino dal dubbio alla fede.

Dal vangelo di Giovanni capitolo 20,– versetti 19-31

19La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: “Pace a voi!”. 20Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21Gesù disse loro di nuovo: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”. 22Detto questo, soffiò e disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo. 23A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati”.
24Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. 25Gli dicevano gli altri discepoli: “Abbiamo visto il Signore!”. Ma egli disse loro: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo”.
26Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: “Pace a voi!”. 27Poi disse a Tommaso: “Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!”. 28Gli rispose Tommaso: “Mio Signore e mio Dio!”. 29Gesù gli disse: “Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!”.
30Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. 31Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

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Informazioni su fabrizio centofanti

E’ laureato in Lettere moderne con una tesi su Italo Calvino. Prima della vocazione sacerdotale è stato collaboratore di Mario Petrucciani nella cattedra di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Numerosi suoi saggi e recensioni sono stati pubblicati in quegli anni su “Letteratura italiana contemporanea”, Rivista quadrimestrale di studi sul Novecento, diretta da Giorgio Petrocchi e Mario Petrucciani e “La Discussione”. Suo un saggio su Leopardi e Rebora inserito nella raccolta di Atti del convegno di Ancona sull’autore di Recanati, dal titolo Leopardi e noi. La vertigine cosmica. Edizioni Studium, a cura di A. Frattini, G. Galeazzi e S. Sconocchia. Ha partecipato a diversi convegni letterari fino al giorno in cui è entrato in seminario. E’ sacerdote diocesano a Roma dal 1996, parroco dal 2005. Ora opera al Santuario della Madonna del Divino Amore, nel campo della spiritualità e dell’approfondimento della sacra scrittura. Studioso dei vangeli, tiene da molti anni una Lectio divina settimanale. Ha pubblicato: - un volume su Calvino (Italo Calvino. Una trascendenza mancata. Istituto Propaganda Libraria, 1993. (Nel 25° anniversario della morte è uscito per i tipi della Clinamen.) - uno su Rebora (Il segreto del poeta. Clemente Rebora: la santità che compie il canto. L’immagine interiore dagli appunti sul messale, Milano, Istituto Propaganda Libraria, 1987) - numerosi saggi e articoli di natura letteraria. - Le parole della felicità, edito dalla Laurus Robuffo, 2005. - il libro di racconti Guida pratica all’eternità, Effatà editrice, Torino, 2008. - Pret(re) à portér, Effatà, 2010. - Non superare le dosi consigliate, Effatà, 2011. Nel 2011, la casa editrice Effatà ha pubblicato il primo romanzo, Ecco l’uomo. Il secondo, del 2012, Nessuno è più importante di te, è uscito con Amazon. Un saggio su Rebora si trova in Marino Magliani, Il magazzino delle alghe, Eumeswil 2010. Ha pubblicato, nel 2012, il volume di poesie Nomen omen. Con Clinamen ha pubblicato, nel 2012, il romanzo E’ la scrittura, bellezza! Per Effatà, nel 2012, il romanzo Stelle. Per Clinamen, nel 2013, il romanzo Yehoshua. Per Effatà pubblica ancora, nel 2013, Salva L'anima e Il Vangelo come non l'avete mai letto. E’ tra i fondatori della rivista “L’Attenzione”. E’ fondatore, insieme con Franz Krauspenhaar, del blog collettivo La poesia e lo spirito (http://lapoesiaelospirito.wordpress.com), dove attualmente scrive. Le omelie sono raccolte nel blog Gesù per atei.
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