Una straordinaria umanità (Gv 12, 20-33)

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Una straordinaria umanità (Gv 12, 20-33)

Omelia di don Fabrizio Centofanti – Domenica 22 marzo 2015

SCHEDA DI SINTESI
❶ È molto bella l’espressione dei greci: “Vogliamo vedere Gesù”; un’espressione che fa pensare all’adagio che attraversa tutto il Primo Testamento: ”Chi vede Dio muore” (cfr. Es 33,20). Dio era l’impronunciabile (solo una volta all’anno il Sommo Sacerdote poteva pronunciare il suo nome). Dio era l’irraggiungibile (chi tocca l’arca muore).
Che grande differenza con il Nuovo Testamento: Giovanni nel suo prologo ci dice che “il Verbo si è fatto carne”; la prima lettera di Giovanni dice che “Quello che le nostre orecchie hanno udito, quello che i nostri occhi hanno visto, quello che le nostre mani hanno toccato…(1 Gv 1, 1).
➔Quindi SI PUÒ SENTIRE DIO, SI PUÒ VEDERLO, SI PUÒ TOCCARLO.
Abbiamo già detto che Dio si comunica attraverso le categorie del buono, del bello e del vero. SE CAPIAMO CHE COSA È PER NOI BUONO, BELLO, VERO, ALLORA POSSIAMO VEDERE DIO, POSSIAMO TOCCARLO.

❷ Gesù non risponde direttamente a questi greci, ma risponde con l’immagine del chicco di grano.
➔ NOI POSSIAMO VEDERE L’ALTRO SOLO SE MORIAMO A NOI STESSI; è un passaggio doloroso, ma necessario.
Nella Genesi (28, 10-19) si racconta che Giacobbe sogna una scala su cui salgono e scendono gli angeli; quando si sveglia capisce di essere stato visitato da Dio e dice: “Questo luogo è terribile”.
➔ Per arrivare a vedere l’altro dobbiamo passare attraverso questa esperienza terribile che è il morire a se stessi.
Se non accettiamo questo, non vedremo mai l’altro ma avremo sempre gli occhi chiusi nel nostro egoismo.
SPESSO CAPITA ANCHE TRA LE PERSONE PIÙ VICINE, COME NELLA COPPIA O NELLA FAMIGLIA, CHE L’ALTRO C’È, MA IO NON LO VEDO.

❸ Gesù dice: ”Il principe di questo mondo sarà scacciato”. Ma come si fa a scacciare il demonio? Non con la violenza ma con L’AMORE (il diavolo è incompatibile con l’amore), che È IL SEME NASCOSTO CHE MUORE NELLA TERRA.
Non sono dunque gli strumenti di questo mondo: il potere, il prestigio, la visibilità, ma è il vero amore che vince il diavolo, perché è un seme nascosto che muore nella terra.

❹ Tutte le altre religioni dicono che per raggiungere Dio dobbiamo dare la scalata al cielo; tutte indicano gli strumenti per questa scalata: la meditazione, l’ascesi, il sacrificio, la penitenza.
LA NOSTRA FEDE È INVECE L’UNICA CHE DICE CHE NON DOBBIAMO SALIRE PER ARRIVARE A DIO MA È DIO CHE SCENDE DAL CIELO PER ARRIVARE A NOI.
Fabrizio De Andrè, nella canzone “Spiritual” dice: “Dio del cielo se mi vorrai amare, scendi dalle stelle e vienimi a cercare”. Dio fa proprio così. È sceso tra di noi per venirci a cercare. DIO HA ACCETTATO veramente DI SCENDERE NELL’ABISSO DELLA NOSTRA UMANITÀ, DELLA NOSTRA FRAGILITÀ.
Prima si pensava che la santità fosse separazione ma GESÙ SPIEGA CHE LA SANTITÀ È, al contrario, proprio IMMERGERSI IN QUESTA UMANITÀ PECCATRICE (lui stava con i pubblicani, con i peccatori, con le prostitute).
LA SANTITÀ È ACCETTARE DI SCENDERE NELL’ABISSO DEL CUORE DELL’ALTRO PER SALVARLO.

❺ Gesù ci fa capire una cosa molto bella: LUI DEVE MORIRE PER ESSERE VISTO COME FIGLIO DI DIO.
La Bibbia è come un lungo viaggio che comincia con l’allontanamento da un giardino (l’Eden) e finisce con l’avvicinamento in un giardino (al mattino della resurrezione). Il primo allontanamento è causato dalla superbia; il riavvicinamento avviene con l’umiltà. DIO SI RENDE VISIBILE SOLO NEL DONO UMILE DI SÉ.
Si capisce che Gesù è veramente figlio di Dio quando Gesù muore: sotto la croce, un pagano, un centurione, dice: “Veramente quest’uomo era figlio di Dio” (Mc 15, 39) . Non lo dice quando fa i miracoli ma quando Gesù muore come il chicco di grano che muore, di nascosto, nella terra.
Molti cercano la straordinarietà di Gesù nella sua divinità, ma non è così: LA SUA STRAORDINARIETÀ È NELLA SUA UMANITÀ, NELLA CAPACITÀ DI MORIRE, NELLA SUA UMILTÀ : “Imparate da me che sono mite ed umile di cuore” (Mt 11, 29). Chiediamo allora a Gesù di imparare l’umiltà perché solo l’amore umile è in grado di scacciare il demonio.

Dal vangelo di Giovanni capitolo 12 – versetti 20-33

20Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. 21Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: “Signore, vogliamo vedere Gesù”. 22Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. 23Gesù rispose loro: “È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. 24In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. 25Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. 26Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. 27Adesso l’anima mia è turbata ; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! 28Padre, glorifica il tuo nome”. Venne allora una voce dal cielo: “L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!”.
29La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: “Un angelo gli ha parlato”. 30Disse Gesù: “Questa voce non è venuta per me, ma per voi. 31Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. 32E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me”. 33Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

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Informazioni su fabrizio centofanti

E’ laureato in Lettere moderne con una tesi su Italo Calvino. Prima della vocazione sacerdotale è stato collaboratore di Mario Petrucciani nella cattedra di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Numerosi suoi saggi e recensioni sono stati pubblicati in quegli anni su “Letteratura italiana contemporanea”, Rivista quadrimestrale di studi sul Novecento, diretta da Giorgio Petrocchi e Mario Petrucciani e “La Discussione”. Suo un saggio su Leopardi e Rebora inserito nella raccolta di Atti del convegno di Ancona sull’autore di Recanati, dal titolo Leopardi e noi. La vertigine cosmica. Edizioni Studium, a cura di A. Frattini, G. Galeazzi e S. Sconocchia. Ha partecipato a diversi convegni letterari fino al giorno in cui è entrato in seminario. E’ sacerdote diocesano a Roma dal 1996, parroco dal 2005. Ora opera al Santuario della Madonna del Divino Amore, nel campo della spiritualità e dell’approfondimento della sacra scrittura. Studioso dei vangeli, tiene da molti anni una Lectio divina settimanale. Ha pubblicato: - un volume su Calvino (Italo Calvino. Una trascendenza mancata. Istituto Propaganda Libraria, 1993. (Nel 25° anniversario della morte è uscito per i tipi della Clinamen.) - uno su Rebora (Il segreto del poeta. Clemente Rebora: la santità che compie il canto. L’immagine interiore dagli appunti sul messale, Milano, Istituto Propaganda Libraria, 1987) - numerosi saggi e articoli di natura letteraria. - Le parole della felicità, edito dalla Laurus Robuffo, 2005. - il libro di racconti Guida pratica all’eternità, Effatà editrice, Torino, 2008. - Pret(re) à portér, Effatà, 2010. - Non superare le dosi consigliate, Effatà, 2011. Nel 2011, la casa editrice Effatà ha pubblicato il primo romanzo, Ecco l’uomo. Il secondo, del 2012, Nessuno è più importante di te, è uscito con Amazon. Un saggio su Rebora si trova in Marino Magliani, Il magazzino delle alghe, Eumeswil 2010. Ha pubblicato, nel 2012, il volume di poesie Nomen omen. Con Clinamen ha pubblicato, nel 2012, il romanzo E’ la scrittura, bellezza! Per Effatà, nel 2012, il romanzo Stelle. Per Clinamen, nel 2013, il romanzo Yehoshua. Per Effatà pubblica ancora, nel 2013, Salva L'anima e Il Vangelo come non l'avete mai letto. E’ tra i fondatori della rivista “L’Attenzione”. E’ fondatore, insieme con Franz Krauspenhaar, del blog collettivo La poesia e lo spirito (http://lapoesiaelospirito.wordpress.com), dove attualmente scrive. Le omelie sono raccolte nel blog Gesù per atei.
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