Metti una sera a cena (Gv 2,13-25)

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Metti una sera a cena (Gv 2, 13-25)

Omelia di don Fabrizio Centofanti – Domenica 8 marzo 2015

SCHEDA DI SINTESI
❶ Alcuni studiosi dicono che il gesto di Gesù di scacciare i mercanti dal tempio era la punta dell’iceberg di un movimento diffuso che potremmo definire di indignati, perché il tempio non era certo gestito come un luogo santo. Nella prima lettera di Pietro si parla dei fedeli “come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale” (Cap. 2, 5). S. Paolo dice: “abbiamo seminato in voi beni spirituali”(1Cor 9, 11). Invece questo tempio era diventato la banca principale della regione. Philippe Simonnot ha scritto un libro intitolato “Il mercato di Dio” in cui analizza la matrice economica delle religioni: è vero; OGNI LUOGO SANTO PUÒ DIVENTARE ANCHE QUALCOS’ALTRO: DA CASA DEL PADRE DI GESÙ A LUOGO DI MERCATO.

❷ Questa non è una cosa nuova. Isaia dice: “ognuno bada al proprio interesse” (Is 56, 11). S. Paolo nel famoso inno all’amore, è costretto a dire che la carità “non cerca il proprio interesse”, dato che è una tendenza presente in tutti noi. Qualcuno ha ipotizzato che quella folla che stava davanti al pretorio a gridare: “crocifiggilo!”, non era una folla generica, ma era la folla di coloro che erano stati danneggiati dalla predicazione di Gesù; LA PAROLA DI GESÙ DANNEGGIA GLI INTERESSI DI ALCUNE PERSONE.

❸ In questo testo i discepoli capiscono con un certo ritardo la parola di Gesù (“distruggete questo tempio e io in tre giorni lo ricostruirò”). ANCORA UNA VOLTA IL VANGELO CI PARLA DELL’IMPORTANZA DELLA PAROLA. È LÌ IL SEGRETO. Non a caso Gesù, quando inizia la sua predicazione dice proprio questo: “credete al vangelo”. Nel vangelo di Giovanni c’è una frase shockante: “Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei?” (Gv 7, 48). GLI UOMINI DI POTERE NON CREDONO PERCHÉ HANNO ALTRI INTERESSI. Alcuni intellettuali laici dicono: “noi ammiriamo l’uomo Gesù”. Ma Jean Guitton ha detto: “se Gesù non è uomo-Dio, è un pazzo furioso”. LA PAROLA DI DIO VOLA IN LUOGHI MOLTO PIÙ ALTI DELLE NOSTRE PAROLE. Isaia lo dice: “le mie vie non sono le vostre vie”. Dobbiamo stare molto attenti a ridurre Gesù a “uomo”; LA PAROLA DI GESÙ È LA PAROLA STESSA DI DIO.

❹“Molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo”.
➔NELLA NOSTRA FEDE C’È BISOGNO DI RECIPROCITÀ, altrimenti non funziona. L’UOMO DEVE CREDERE IN DIO E DIO DEVE CREDERE NELL’UOMO. Nella Bibbia ci sono molte tracce di questo aspetto. Nel libro di Malachia si dice: “ritornate a me, e io ritornerò a voi” (3,7). Gesù stesso dice: “perdonate e sarete perdonati” (Lc 6, 17).
Noi abbiamo perso questo senso della reciprocità: a volte le assemblee cristiane sono assemblee di persone che stanno ognuno per conto proprio, che non si conoscono. Invece L’IDEA PRINCIPALE DELLA FEDE CRISTIANA È L’AGAPE, IL BANCHETTO. LA NOSTRA FEDE COMINCIA IN UNA CENA: Gesù nella cena di persone che mangiano insieme, istituisce l’eucarestia. Dovremmo conoscerci, mangiare insieme, perché LA FEDE È RECIPROCITÀ, È GUARDARCI IN FACCIA. Sarebbe bello se cominciassimo a guardare in faccia chi sta seduto accanto a noi.

❺ L’evangelista dice: “Era la pasqua dei giudei”. È come se ne prendesse le distanze; come se i riti dei giudei fossero altri riti; come se il tempio fosse un altro tempio, PERCHÉ ORMAI C’È UN NUOVO TEMPIO: È IL TEMPIO DEL CORPO.
➔il corpo è apertura all’altro. E allora QUANDO ANNUNCIAMO LA FEDE NON ANNUNCIAMO UN TEMPIO IN CUI OGNUNO È CHIUSO IN SE STESSO, MA ANNUNCIAMO UN TEMPIO DI PIETRE VIVE, DI CORPI CHE SI GUARDANO, SI CONOSCONO, SI PARLANO. Dobbiamo annunciare questa fede e dobbiamo DENUNCIARE OGNI FEDE CHE SI CHIUDE IN SE STESSA E DIVENTA POTERE, PERCHÉ QUELLA NON È LA FEDE CRISTIANA. Ecco perché Gesù caccia i mercanti dal tempio; perché caccia un’idea di fede che non ha niente a che fare con Dio.
Chiediamo allora a Gesù il coraggio di cacciare anche noi tutte le idee che non hanno niente a che fare con Dio.

Dal vangelo di Giovanni capitolo 2 – versetti 13-25

13Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. 14Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. 15Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori dal tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, 16e ai venditori di colombe disse: “Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!”. 17I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: Lo zelo per la tua casa mi divorerà .
18Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: “Quale segno ci mostri per fare queste cose?”. 19Rispose loro Gesù: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere”. 20Gli dissero allora i Giudei: “Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?”. 21Ma egli parlava del tempio del suo corpo. 22Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
23Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. 24Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti 25e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo.

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Informazioni su fabrizio centofanti

E’ laureato in Lettere moderne con una tesi su Italo Calvino. Prima della vocazione sacerdotale è stato collaboratore di Mario Petrucciani nella cattedra di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Numerosi suoi saggi e recensioni sono stati pubblicati in quegli anni su “Letteratura italiana contemporanea”, Rivista quadrimestrale di studi sul Novecento, diretta da Giorgio Petrocchi e Mario Petrucciani e “La Discussione”. Suo un saggio su Leopardi e Rebora inserito nella raccolta di Atti del convegno di Ancona sull’autore di Recanati, dal titolo Leopardi e noi. La vertigine cosmica. Edizioni Studium, a cura di A. Frattini, G. Galeazzi e S. Sconocchia. Ha partecipato a diversi convegni letterari fino al giorno in cui è entrato in seminario. E’ sacerdote diocesano a Roma dal 1996, parroco dal 2005. Ora opera al Santuario della Madonna del Divino Amore, nel campo della spiritualità e dell’approfondimento della sacra scrittura. Studioso dei vangeli, tiene da molti anni una Lectio divina settimanale. Ha pubblicato: - un volume su Calvino (Italo Calvino. Una trascendenza mancata. Istituto Propaganda Libraria, 1993. (Nel 25° anniversario della morte è uscito per i tipi della Clinamen.) - uno su Rebora (Il segreto del poeta. Clemente Rebora: la santità che compie il canto. L’immagine interiore dagli appunti sul messale, Milano, Istituto Propaganda Libraria, 1987) - numerosi saggi e articoli di natura letteraria. - Le parole della felicità, edito dalla Laurus Robuffo, 2005. - il libro di racconti Guida pratica all’eternità, Effatà editrice, Torino, 2008. - Pret(re) à portér, Effatà, 2010. - Non superare le dosi consigliate, Effatà, 2011. Nel 2011, la casa editrice Effatà ha pubblicato il primo romanzo, Ecco l’uomo. Il secondo, del 2012, Nessuno è più importante di te, è uscito con Amazon. Un saggio su Rebora si trova in Marino Magliani, Il magazzino delle alghe, Eumeswil 2010. Ha pubblicato, nel 2012, il volume di poesie Nomen omen. Con Clinamen ha pubblicato, nel 2012, il romanzo E’ la scrittura, bellezza! Per Effatà, nel 2012, il romanzo Stelle. Per Clinamen, nel 2013, il romanzo Yehoshua. Per Effatà pubblica ancora, nel 2013, Salva L'anima e Il Vangelo come non l'avete mai letto. E’ tra i fondatori della rivista “L’Attenzione”. E’ fondatore, insieme con Franz Krauspenhaar, del blog collettivo La poesia e lo spirito (http://lapoesiaelospirito.wordpress.com), dove attualmente scrive. Le omelie sono raccolte nel blog Gesù per atei.
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