Salva l’anima (Mc 1,40-45)

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Salva l’anima (Mc 1,40-45)
Omelia di don Fabrizio Centofanti – Domenica 15 febbraio 2015

SCHEDA DI SINTESI
❶ Dopo la guarigione della suocera di Pietro (vangelo di domenica scorsa) ci troviamo di fronte ad un’altra guarigione, ma questa volta più drammatica. Ai tempi di Gesù i lebbrosi erano totalmente esclusi dalla società.
Una condizione terribile che richiama alla mente una canzone di Fabrizio De Andrè, Smisurata preghiera, dove si parla di gente che viaggia in direzione ostinata e contraria, di gente col suo marchio di speciale disperazione. Ma nello stesso tempo la canzone parla anche di una goccia di splendore di umanità, di verità. Ecco, Gesù è stato per questa lebbroso questa goccia di splendore. Ma anche noi incontriamo tanta gente disperata; ➔dunque ANCHE NOI DOVREMMO ESSERE QUESTA GOCCIA DI SPLENDORE DI UMANITÀ E DI VERITÀ.

❷ … va’ a mostrarti al sacerdote… La delicatezza di Gesù va compresa bene. La legge prescriveva di andare a farsi controllare dai sacerdoti; ma l’intuizione di Gesù è molto più profonda. Gesù capisce che QUEST’UOMO PUÒ ESSERE GUARITO SOLO SE VIENE REINTEGRATO NELLA COMUNITÀ. La vera guarigione è nella comunità, altrimenti questa sarebbe solo UN’ELEMOSINA CHE, in quanto tale, SERVIREBBE SOLO A MANTENERE LE DISTANZE.
➔Noi abbiamo fede nella moneta; se incontriamo un povero il nostro dilemma è se dargli una moneta o no. Ma LA NOSTRA FEDE è un’altra cosa: È UNA FEDE NELLA PERSONA: e allora, INCONTRANDO IL POVERO, invece di dargli una moneta, potremmo fermarci un attimo, RIVOLGERGLI LA PAROLA, FARLO IN QUALCHE MODO REINTEGRARE NELLA COMUNITÀ.

❸ Gesù risponde in un modo bellissimo alla richiesta del lebbroso: se vuoi, puoi guarirmi…: SÌ, LO VOGLIO. È come se la vocazione di Gesù e di Dio fosse quella di volere il bene di tutti, anche dei più lontani. E I PIÙ LONTANI DI TUTTI SONO I NEMICI. Gesù dice: Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici (Mt 5, 43-44). È quello che Gesù farà sulla croce: Padre, perdona loro… (Lc 23, 34).
Non potrà mai arrivare per noi un momento in cui saremo senza peccato, perché IL PECCATO ARRIVA ALLE RADICI DI NOI STESSI (chi di voi è senza peccato…Gv 8,7). Ma anche se non possiamo arrivare ad essere senza peccato, POSSIAMO TUTTAVIA PERDONARE I PECCATI, come Gesù ci ha insegnato nel Padre Nostro: rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori. Se noi perdoniamo i peccati degli altri saranno perdonati i nostri (con la misura con la quale misurate sarete misurati Mt 7,2).
Quindi GESÙ HA MESSO NELLE NOSTRE MANI LO STRUMENTO DELLA NOSTRA STESSA SALVEZZA.
➔ DOVREMMO DUNQUE ESERCITARCI A PERDONARE I PECCATI DEGLI ALTRI, perché saranno perdonati anche i nostri.

❹ Di fronte ad una guarigione sorge subito una domanda: E TUTTI GLI ALTRI? (tutti gli ammalati che non sono guariti?). Quante volte incontriamo persone malate e preghiamo per loro , senza però vedere la loro guarigione. La risposta a questa domanda angosciosa può venire solo guardando Gesù. Gesù ha accolto un progetto difficile, fatto di povertà, di condanna, di morte. GESÙ HA DATO UN SENSO ALLA SOFFERENZA. Nel Getsemani dice: Padre mio, se è possibile passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu! (Mt 26,39). Dopo aver rivolto la richiesta al Padre, subito si rimette alla sua volontà. Quindi NEL GETSEMANI GESÙ DA’ UN SENSO A TUTTO IL DOLORE DEL MONDO.

❺ Gesù dice una cosa un po’ strana a questo lebbroso: non dire niente a nessuno. Dopo la moltiplicazione dei pani, subito comincia ad insinuarsi la tentazione del potere (vogliono farlo re); questa tentazione si estende anche ai suoi discepoli (Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno Mt 20, 21); e ancora negli Atti degli Apostoli, Simon Mago vuole comprare i doni dello Spirito Santo (Atti 8, 18) perché vede che gli apostoli hanno successo. Gesù taglia corto su tutto questo: che giova all’uomo guadagnare il mondo intero se poi perde la sua anima? (Lc 9, 25). ➔Ecco quello che conta in questo vangelo; ecco il messaggio che dobbiamo fare nostro: L’IMPORTANTE È SALVARE L’ANIMA. Non solo la nostra, ma anche quella degli altri. Per questo è venuto Gesù: per salvare le anime. Poniamoci davanti a Gesù come quel lebbroso: FINALMENTE CI RENDIAMO CONTO DELLA NOSTRA MALATTIA: IL PECCATO. E allora dobbiamo dire come chiede il lebbroso: se vuoi puoi guarirmi. E, come allora, Gesù dirà anche a noi: sì, lo voglio.

Dal vangelo di Marco capitolo 1 – versetti 40-45

40Venne da lui un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: “Se vuoi, puoi purificarmi!”. 41Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: “Lo voglio, sii purificato!”. 42E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. 43E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito 44e gli disse: “Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro”. 45Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

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Informazioni su fabrizio centofanti

E’ laureato in Lettere moderne con una tesi su Italo Calvino. Prima della vocazione sacerdotale è stato collaboratore di Mario Petrucciani nella cattedra di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Numerosi suoi saggi e recensioni sono stati pubblicati in quegli anni su “Letteratura italiana contemporanea”, Rivista quadrimestrale di studi sul Novecento, diretta da Giorgio Petrocchi e Mario Petrucciani e “La Discussione”. Suo un saggio su Leopardi e Rebora inserito nella raccolta di Atti del convegno di Ancona sull’autore di Recanati, dal titolo Leopardi e noi. La vertigine cosmica. Edizioni Studium, a cura di A. Frattini, G. Galeazzi e S. Sconocchia. Ha partecipato a diversi convegni letterari fino al giorno in cui è entrato in seminario. E’ sacerdote diocesano a Roma dal 1996, parroco dal 2005. Ora opera al Santuario della Madonna del Divino Amore, nel campo della spiritualità e dell’approfondimento della sacra scrittura. Studioso dei vangeli, tiene da molti anni una Lectio divina settimanale. Ha pubblicato: - un volume su Calvino (Italo Calvino. Una trascendenza mancata. Istituto Propaganda Libraria, 1993. (Nel 25° anniversario della morte è uscito per i tipi della Clinamen.) - uno su Rebora (Il segreto del poeta. Clemente Rebora: la santità che compie il canto. L’immagine interiore dagli appunti sul messale, Milano, Istituto Propaganda Libraria, 1987) - numerosi saggi e articoli di natura letteraria. - Le parole della felicità, edito dalla Laurus Robuffo, 2005. - il libro di racconti Guida pratica all’eternità, Effatà editrice, Torino, 2008. - Pret(re) à portér, Effatà, 2010. - Non superare le dosi consigliate, Effatà, 2011. Nel 2011, la casa editrice Effatà ha pubblicato il primo romanzo, Ecco l’uomo. Il secondo, del 2012, Nessuno è più importante di te, è uscito con Amazon. Un saggio su Rebora si trova in Marino Magliani, Il magazzino delle alghe, Eumeswil 2010. Ha pubblicato, nel 2012, il volume di poesie Nomen omen. Con Clinamen ha pubblicato, nel 2012, il romanzo E’ la scrittura, bellezza! Per Effatà, nel 2012, il romanzo Stelle. Per Clinamen, nel 2013, il romanzo Yehoshua. Per Effatà pubblica ancora, nel 2013, Salva L'anima e Il Vangelo come non l'avete mai letto. E’ tra i fondatori della rivista “L’Attenzione”. E’ fondatore, insieme con Franz Krauspenhaar, del blog collettivo La poesia e lo spirito (http://lapoesiaelospirito.wordpress.com), dove attualmente scrive. Le omelie sono raccolte nel blog Gesù per atei.
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