La stessa città (Lc 10,25-37)

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Informazioni su fabrizio centofanti

E’ laureato in Lettere moderne con una tesi su Italo Calvino. Prima della vocazione sacerdotale è stato collaboratore di Mario Petrucciani nella cattedra di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Numerosi suoi saggi e recensioni sono stati pubblicati in quegli anni su “Letteratura italiana contemporanea”, Rivista quadrimestrale di studi sul Novecento, diretta da Giorgio Petrocchi e Mario Petrucciani e “La Discussione”. Suo un saggio su Leopardi e Rebora inserito nella raccolta di Atti del convegno di Ancona sull’autore di Recanati, dal titolo Leopardi e noi. La vertigine cosmica. Edizioni Studium, a cura di A. Frattini, G. Galeazzi e S. Sconocchia. Ha partecipato a diversi convegni letterari fino al giorno in cui è entrato in seminario. E’ sacerdote diocesano a Roma dal 1996, parroco dal 2005. Ora opera al Santuario della Madonna del Divino Amore, nel campo della spiritualità e dell’approfondimento della sacra scrittura. Studioso dei vangeli, tiene da molti anni una Lectio divina settimanale. Ha pubblicato: - un volume su Calvino (Italo Calvino. Una trascendenza mancata. Istituto Propaganda Libraria, 1993. (Nel 25° anniversario della morte è uscito per i tipi della Clinamen.) - uno su Rebora (Il segreto del poeta. Clemente Rebora: la santità che compie il canto. L’immagine interiore dagli appunti sul messale, Milano, Istituto Propaganda Libraria, 1987) - numerosi saggi e articoli di natura letteraria. - Le parole della felicità, edito dalla Laurus Robuffo, 2005. - il libro di racconti Guida pratica all’eternità, Effatà editrice, Torino, 2008. - Pret(re) à portér, Effatà, 2010. - Non superare le dosi consigliate, Effatà, 2011. Nel 2011, la casa editrice Effatà ha pubblicato il primo romanzo, Ecco l’uomo. Il secondo, del 2012, Nessuno è più importante di te, è uscito con Amazon. Un saggio su Rebora si trova in Marino Magliani, Il magazzino delle alghe, Eumeswil 2010. Ha pubblicato, nel 2012, il volume di poesie Nomen omen. Con Clinamen ha pubblicato, nel 2012, il romanzo E’ la scrittura, bellezza! Per Effatà, nel 2012, il romanzo Stelle. Per Clinamen, nel 2013, il romanzo Yehoshua. Per Effatà pubblica ancora, nel 2013, Salva L'anima e Il Vangelo come non l'avete mai letto. E’ tra i fondatori della rivista “L’Attenzione”. E’ fondatore, insieme con Franz Krauspenhaar, del blog collettivo La poesia e lo spirito (http://lapoesiaelospirito.wordpress.com), dove attualmente scrive. Le omelie sono raccolte nel blog Gesù per atei.
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8 risposte a La stessa città (Lc 10,25-37)

  1. robysda ha detto:

    La stessa città, terra di tutti e di nessuno, dove l’indole umana sconfina oltre ogni limite, dove la speranza inconscia, nascosta anche in chi crede di non averne bisogno, prova a trovare l’abbraccio necessario alla sopravvivenza.

    Ogni volta che si entra nella piazza ci si trova in mezzo ad un dialogo.
    Le città invisibili

  2. M&C ha detto:

    Sempre mi colpisce il peccato di omissione e mi fa interrogare su quante e quali volte io ho avuto ed ho l’occasione di esserci e di fare del Bene ma non lo faccio, magari per distrazione, superficialità o paura.
    La paura credo sia la causa principale: la paura di non essere capace, o di essere giudicata, di deludere o essere considerata folle ed esaltatata: non dimentico, a questo proposito, l’invito di due grandi papa, Papa Giovvanni Paolo II prima e Papa Francesco dopo, a non avere paura.
    Invece una situazione a parte è, secondo me, quando l’altro non gradisce la nostra amicizia, non si fida e non ci vuole: in questo caso non ci si può imporre, ma l’unica azione buona da fare è pregare per lui.
    L’azione giusta infatti non si può fare, non nasce, senza prima la preghiera sincera del cuore; al contrario invece, è vero che esiste la preghiera senza l’azione, ma in questo modo la preghiera rimane incompiuta.

  3. bioraffaella ha detto:

    La preghiera non può nulla senza l’ azione,come l’ azione non può nulla senza la preghiera.È la preghiera che dona il giusto discernimento delle cose prima dell’ azione .Ultimamente quando faccio il segno della croce prima e dopo la preghiera, sento quel segno come uno scudo di protezione contro il male ,quello scudo non solo mi protegge ma mi guida e mi consiglia nelle mie azioni.

  4. pam ha detto:

    ” cari ragazzi,
    Ho voluto più bene a voi che a Dio, ma ho speranza che lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto al suo conto.”
    (Don Lorenzo Milani, Lettere, Testamento)

  5. M&C ha detto:

    Nella vita cristiana sono essenziali la preghiera, l’umiltà, la carità verso tutti: è la strada per la santità.

    Papa Francesco, tweet del 16 luglio 2013

  6. L’omissione, forse è proprio l’unico peccato che non commetto abitualmente, io ci sono anche se sbaglio , ci sono sempre: a viso aperto anche se ho sbagliato e mi prendo quello che mi merito.
    Etichettare l’uomo è invece il peccato più frequente che facciamo, a nostra insaputa…no.
    Leggendo gli altri commenti, mi sono resa conto che siamo tutti simili, abbiamo paura dell’altro!
    Dobbiamo stare attenti a non nasconderci dietro la parola PAURA, perché, secondo la mia umilissima opinione, qualche volta non avere coraggio è solo perché abbiamo etichettato l’altro/a
    e si rimane lì atterriti a pensare: se poi mi avvicino… cosa diranno i mie amici?
    Meglio quelli che conosco! Sono al sicuro.
    Bello questo Gesù, davvero bello, davvero poco amato, davvero l’emarginato, l’offeso. più lo scopro attraverso il vangelo e le omelie di Don Fabrizio e più lo Amo.
    Quanto cammino dobbiamo ancora fare per sentirci tutti uguali, peccatori e santi.
    E’ diventato ancora più bello confessare al fratello il tuo peccato, e vederlo come è veramente.
    Il silenzio, l’ascolto, mi stanno aiutando tanto e, penso, a quante” cose” mi sono persa nel mio cammino.

    Grazie sempre del tuo sapere.

    Ernestina.

  7. agnese ha detto:

    Oggi la parola buon samaritano si usa per definire la persona che con la buona volontà aiuta l’altro senza cercare ricompensa, però spesso si pronuncia questa parola con tono cinico,con ironia, soltanto che pratticamente tutti vogliono essere aiutati in momenti difficili,ma ci sono pocchi che aiutano. Allora,perchè questo cinismo?!

  8. agnese ha detto:

    Una volta mia amica mi ha raccontato che ha visto dalla finestra un uomo caduto per terra. La gente passava accanto a lui,ma nessuno si è fermato per vedere che si è successo,perchè hanno trattato come un disgraziato ubriacone. Lei vedendo tutta scena dalla finestra ha telefonato a pronto soccorso. Ubriaco non ubriaco,non è la posizione sana stare sdraiato sul marciapiede, bisogna controllare che si è successo,se non si è fatto male cadendo,…
    Peccato che ci stanno pocche persone con istinto di aiutare gli altri.

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