La processione della felicità (Lc 7,11-17)

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Informazioni su fabrizio centofanti

E’ laureato in Lettere moderne con una tesi su Italo Calvino. Prima della vocazione sacerdotale è stato collaboratore di Mario Petrucciani nella cattedra di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Numerosi suoi saggi e recensioni sono stati pubblicati in quegli anni su “Letteratura italiana contemporanea”, Rivista quadrimestrale di studi sul Novecento, diretta da Giorgio Petrocchi e Mario Petrucciani e “La Discussione”. Suo un saggio su Leopardi e Rebora inserito nella raccolta di Atti del convegno di Ancona sull’autore di Recanati, dal titolo Leopardi e noi. La vertigine cosmica. Edizioni Studium, a cura di A. Frattini, G. Galeazzi e S. Sconocchia. Ha partecipato a diversi convegni letterari fino al giorno in cui è entrato in seminario. E’ sacerdote diocesano a Roma dal 1996, parroco dal 2005. Ora opera al Santuario della Madonna del Divino Amore, nel campo della spiritualità e dell’approfondimento della sacra scrittura. Studioso dei vangeli, tiene da molti anni una Lectio divina settimanale. Ha pubblicato: - un volume su Calvino (Italo Calvino. Una trascendenza mancata. Istituto Propaganda Libraria, 1993. (Nel 25° anniversario della morte è uscito per i tipi della Clinamen.) - uno su Rebora (Il segreto del poeta. Clemente Rebora: la santità che compie il canto. L’immagine interiore dagli appunti sul messale, Milano, Istituto Propaganda Libraria, 1987) - numerosi saggi e articoli di natura letteraria. - Le parole della felicità, edito dalla Laurus Robuffo, 2005. - il libro di racconti Guida pratica all’eternità, Effatà editrice, Torino, 2008. - Pret(re) à portér, Effatà, 2010. - Non superare le dosi consigliate, Effatà, 2011. Nel 2011, la casa editrice Effatà ha pubblicato il primo romanzo, Ecco l’uomo. Il secondo, del 2012, Nessuno è più importante di te, è uscito con Amazon. Un saggio su Rebora si trova in Marino Magliani, Il magazzino delle alghe, Eumeswil 2010. Ha pubblicato, nel 2012, il volume di poesie Nomen omen. Con Clinamen ha pubblicato, nel 2012, il romanzo E’ la scrittura, bellezza! Per Effatà, nel 2012, il romanzo Stelle. Per Clinamen, nel 2013, il romanzo Yehoshua. Per Effatà pubblica ancora, nel 2013, Salva L'anima e Il Vangelo come non l'avete mai letto. E’ tra i fondatori della rivista “L’Attenzione”. E’ fondatore, insieme con Franz Krauspenhaar, del blog collettivo La poesia e lo spirito (http://lapoesiaelospirito.wordpress.com), dove attualmente scrive. Le omelie sono raccolte nel blog Gesù per atei.
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6 risposte a La processione della felicità (Lc 7,11-17)

  1. bioraffaella ha detto:

    Anch’io ho paura della morte, a volte la sento vicina a volte la sento lontana e so che non posso evitarla,ne combatterla,in questi casi penso a quanto è bella la vita ,assaporarla giorno per giorno come se fosse l’ ultimo giorno. So di non essere sola,accanto a me ci sono Gesù e Maria che prego costantemente. Quando li prego la paura svanisce e mi sento come avvolta in un abbraccio, in quel momento sento che se anche la morte ha l’ ultima parola sulla terra, non ce l’ ha in cielo,perché. in cielo l’ ultima parola è di Gesù,e con Gesù la vita non finisce essa rifiorisce in un fiore sempre nuovo e più bello.

  2. agnese ha detto:

    Basta cosi poco per essere felici -fidarsi,aprire il cuore e permettere al miracolo di Dio

  3. M&C ha detto:

    L’Amore è quella scelta che ci permette di fare “inversione” dalla fila sbagliata a quella giusta, non solo per essere felici pienamente in questa vita, ma anche per essere sereni, che è molto più di felici: la serenità viene dalla consapevolezza di essere amati, nonostante tutto, e di camminare verso un fine e mai una fine, anche se la morte spesso sembra una fine e spaventa, non solo la nostra ma soprattutto quella delle persone che amiamo.
    L’Amore è vita vera, così profonda che non potrà mai finire.

  4. M&C ha detto:

    Naim significa “delizie” perchè incontrare Cristo vuol dire sperimentare la resurrezione nella propria vita: ecco perchè il cristiano autentico è felice e non ha mai la “faccia da funerale”; qualche volta certo si può arrabbiare, ma in lui la rabbia non avrà mai l’ultima parola.

  5. Barbara ha detto:

    Bellissima omelia, grazie!

  6. Freedom ha detto:

    La felicità è una cosa che appare per un attimo,
    il tempo di chiederle “come ti chiami”
    e di sentire pronunciare un nome
    che naturalmente non ricordi,
    ma sai che prima o poi ti tornerà alla mente
    quando meno te lo aspetti,
    perché la felicità è una cosa
    che arriva per caso, te ne accorgi quando piangi senza alcun motivo,
    come uno scemo o un innamorato,
    capisci che è lei a chiederti “come ti chiami”
    e allora ricordi bene il nome,
    no, lo senti pronunciare per la prima volta,
    è il tuo.

    Fabrizio Centofanti

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