Un’immersione che salva (Lc 3,15-16.21-22)

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Informazioni su fabrizio centofanti

E’ laureato in Lettere moderne con una tesi su Italo Calvino. Prima della vocazione sacerdotale è stato collaboratore di Mario Petrucciani nella cattedra di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Numerosi suoi saggi e recensioni sono stati pubblicati in quegli anni su “Letteratura italiana contemporanea”, Rivista quadrimestrale di studi sul Novecento, diretta da Giorgio Petrocchi e Mario Petrucciani e “La Discussione”. Suo un saggio su Leopardi e Rebora inserito nella raccolta di Atti del convegno di Ancona sull’autore di Recanati, dal titolo Leopardi e noi. La vertigine cosmica. Edizioni Studium, a cura di A. Frattini, G. Galeazzi e S. Sconocchia. Ha partecipato a diversi convegni letterari fino al giorno in cui è entrato in seminario. E’ sacerdote diocesano a Roma dal 1996, parroco dal 2005. Ora opera al Santuario della Madonna del Divino Amore, nel campo della spiritualità e dell’approfondimento della sacra scrittura. Studioso dei vangeli, tiene da molti anni una Lectio divina settimanale. Ha pubblicato: - un volume su Calvino (Italo Calvino. Una trascendenza mancata. Istituto Propaganda Libraria, 1993. (Nel 25° anniversario della morte è uscito per i tipi della Clinamen.) - uno su Rebora (Il segreto del poeta. Clemente Rebora: la santità che compie il canto. L’immagine interiore dagli appunti sul messale, Milano, Istituto Propaganda Libraria, 1987) - numerosi saggi e articoli di natura letteraria. - Le parole della felicità, edito dalla Laurus Robuffo, 2005. - il libro di racconti Guida pratica all’eternità, Effatà editrice, Torino, 2008. - Pret(re) à portér, Effatà, 2010. - Non superare le dosi consigliate, Effatà, 2011. Nel 2011, la casa editrice Effatà ha pubblicato il primo romanzo, Ecco l’uomo. Il secondo, del 2012, Nessuno è più importante di te, è uscito con Amazon. Un saggio su Rebora si trova in Marino Magliani, Il magazzino delle alghe, Eumeswil 2010. Ha pubblicato, nel 2012, il volume di poesie Nomen omen. Con Clinamen ha pubblicato, nel 2012, il romanzo E’ la scrittura, bellezza! Per Effatà, nel 2012, il romanzo Stelle. Per Clinamen, nel 2013, il romanzo Yehoshua. Per Effatà pubblica ancora, nel 2013, Salva L'anima e Il Vangelo come non l'avete mai letto. E’ tra i fondatori della rivista “L’Attenzione”. E’ fondatore, insieme con Franz Krauspenhaar, del blog collettivo La poesia e lo spirito (http://lapoesiaelospirito.wordpress.com), dove attualmente scrive. Le omelie sono raccolte nel blog Gesù per atei.
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11 risposte a Un’immersione che salva (Lc 3,15-16.21-22)

  1. Pingback: Il vangelo della domenica: Lc 3,15-16.21-22 « Parrocchia San Carlo da Sezze

  2. elena ha detto:

    Tanti anni fa, tra gli altri di quel periodo così particolare, feci un sogno che questa omelia mi ha fatto tornare alla mente e che non ho mai dimenticato:era tutto molto buio ed io stavo nei pressi di un fiume, ad un certo punto sono costretta ad attraversarlo e per farlo devo immergermi in questa acqua torva, faccio tanta resistenza ma alla fine tocco con i piedi il fondo, facendo molta attenzione a non far bagnare e sporcare la bambina che sto sollevando più in alto che posso con le mie braccia, la bambina ero io stessa ma molto molto piccola! Alla fine riesco ad attraversare il fiume e posando
    i piedi sull’erba dell’altro versante, con mia grande sorpresa, mi accorgo che contrariamente a quanto temevo di più, non mi ero sporcata per niente e, sollevata, poggio la bambina sul’erba accanto a me, in salvo. La mia vita da allora ha iniziato a cambiare radicalmente e il percorso da fare è ancora tanto! Credo che tutta la vita, ognuno a modo suo, (penso che ognuno abbia una purificazione tutto sua e non sempre facile da comprendere) sia un cammino di purificazione,
    anzi, un’opportunità di purificazione e dobbiamo chiedere tanta forza per accettarla,percorrerla e comprenderla questa purificazione! Grazie per aver condiviso con me.

  3. Un bellissimo sogno!
    Grazie, Elena: condividere è vivere.

  4. M&C ha detto:

    Un altro invito alla profondità, ma diverso, perchè questa volta l’immersione da fare è in se stessi: difficile in effetti a farsi, ma altrettanto urgente.
    Mi ritrovo perfettamente, infatti, in questo proiettare inconscio sugli altri le nostre paure ed i nostri difetti, cose l’altro fosse uno specchio.
    Capire se stessi, vedere in fondo al proprio cuore con chiatezza e senza farsi spaventare, è il primo passo per cercare di migliorarsi e crescere e, forse, di riflesso, capire e far crescere anche chi abbiamo accanto.
    Non mi ricordo chi ha detto “Più conosci e più capisci di non conoscere”: ecco mi sento proprio così, ma non in maniere negativa, non sono scoraggiata, ma solo grata di avete ancora una volta l’opportunità di superare i miei limiti.

  5. agnese ha detto:

    si don Fabrizio,è vero,mettendo Gesù al primo posto nella nostra vita,si diventa più forte e non fa paura più niente,ne immersione,ne morte,ne giudizio neanche finale.Perchè Dio è la mia Via.

  6. vi ringrazio!
    le vostre sono testimonianze preziose.

  7. Guardarci dentro fa paura è vero, devo camminare ancora tanto.
    Credo che ascoltarti é camminare dentro di noi, e seguendoti io non ho più paura: mi hai insegnato tanto e prendere la mia zavorra quotidiana porgendola a Dio mi riesce un po’ più facile.
    Prego soprattutto con le mie azioni quotidiane che adesso hanno trovato un senso senza essermene accorta, che bello!
    Grazie e ancora grazie, in questo momento così difficile la via non mi è chiara ma so, almeno ,
    dove devo guardare.
    Che dio ci aiuti tutti in questa nostra avventura così dolorosa.
    Ernestina.

  8. grazie a te, Ernestina, per la tua fedeltà.

  9. bioraffaella ha detto:

    “Nessuno può sostituire lo sposo”
    Dire che “nessuno può sostituire lo sposo” è come dire : Metto Dio al primo posto”, ma lo facciamo veramente? Non sempre! Perché molto spesso abbiamo paura dell’ Amore di Dio.
    Un giorno mi è stato detto: Attenta,Raffa! Che l’ Amore di Dio ti travolge e ti rapisce ,fino a non lasciarlo più.Ho riflettuto molto su quanto mi era stato detto, e mi sono chiesta per quale motivo dovessi stare attenta all’Amore di Dio..L’ Amore di Dio non è una minaccia, e allora perché. stare attenta?Poi ho capito che amare Dio è un pò come lasciarsi andare,è una specie di abbandono non definitivo,perché comunque ha un suo ritorno,infatti se ti lasci rapire abbandoni la tua vita di prima per affrontarne una nuova con lui. La tua vita quotidiana non la vivi più da sola ma in sua presenza,e non c’ è nulla di meglio nella vita che viverla in compagnia di chi ti Ama!
    E allora perché. stare attenti? Forse ,perché sentivano che avrebbero perso il primo posto.

  10. vero, Raffa, chi perde la sua vita la trova!

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