Nessuna scusa (Gv 6,41-51)

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Informazioni su fabrizio centofanti

E’ laureato in Lettere moderne con una tesi su Italo Calvino. Prima della vocazione sacerdotale è stato collaboratore di Mario Petrucciani nella cattedra di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Numerosi suoi saggi e recensioni sono stati pubblicati in quegli anni su “Letteratura italiana contemporanea”, Rivista quadrimestrale di studi sul Novecento, diretta da Giorgio Petrocchi e Mario Petrucciani e “La Discussione”. Suo un saggio su Leopardi e Rebora inserito nella raccolta di Atti del convegno di Ancona sull’autore di Recanati, dal titolo Leopardi e noi. La vertigine cosmica. Edizioni Studium, a cura di A. Frattini, G. Galeazzi e S. Sconocchia. Ha partecipato a diversi convegni letterari fino al giorno in cui è entrato in seminario. E’ sacerdote diocesano a Roma dal 1996, parroco dal 2005. Ora opera al Santuario della Madonna del Divino Amore, nel campo della spiritualità e dell’approfondimento della sacra scrittura. Studioso dei vangeli, tiene da molti anni una Lectio divina settimanale. Ha pubblicato: - un volume su Calvino (Italo Calvino. Una trascendenza mancata. Istituto Propaganda Libraria, 1993. (Nel 25° anniversario della morte è uscito per i tipi della Clinamen.) - uno su Rebora (Il segreto del poeta. Clemente Rebora: la santità che compie il canto. L’immagine interiore dagli appunti sul messale, Milano, Istituto Propaganda Libraria, 1987) - numerosi saggi e articoli di natura letteraria. - Le parole della felicità, edito dalla Laurus Robuffo, 2005. - il libro di racconti Guida pratica all’eternità, Effatà editrice, Torino, 2008. - Pret(re) à portér, Effatà, 2010. - Non superare le dosi consigliate, Effatà, 2011. Nel 2011, la casa editrice Effatà ha pubblicato il primo romanzo, Ecco l’uomo. Il secondo, del 2012, Nessuno è più importante di te, è uscito con Amazon. Un saggio su Rebora si trova in Marino Magliani, Il magazzino delle alghe, Eumeswil 2010. Ha pubblicato, nel 2012, il volume di poesie Nomen omen. Con Clinamen ha pubblicato, nel 2012, il romanzo E’ la scrittura, bellezza! Per Effatà, nel 2012, il romanzo Stelle. Per Clinamen, nel 2013, il romanzo Yehoshua. Per Effatà pubblica ancora, nel 2013, Salva L'anima e Il Vangelo come non l'avete mai letto. E’ tra i fondatori della rivista “L’Attenzione”. E’ fondatore, insieme con Franz Krauspenhaar, del blog collettivo La poesia e lo spirito (http://lapoesiaelospirito.wordpress.com), dove attualmente scrive. Le omelie sono raccolte nel blog Gesù per atei.
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7 risposte a Nessuna scusa (Gv 6,41-51)

  1. ema ha detto:

    Lo Spirito Santo si cala nel tempo, nel nostro tempo.
    La chiesa ha il compito di tradurLo in un linguaggio comprensibile ed attuale.

  2. M&C ha detto:

    “Nessuna scusa” è più plausibile, don: più chiaro ed attuale di così non potevi essere.
    “Dalle e dalle” si sta iniziando a scassare pure la mia testa, anzi il mio cuore…

  3. Grazie della condivisione, finalmente a Torino per motivi tristi, ti ho potuto ascoltare e come sempre apprezzare la tua omelia mi ha aiutata a non sentirmi sola nella mia lotta quotidiana “senza nessuna scusa” dobbiamo essere noi stessi e abituarci a farci strada da cristiani e andarne fieri.
    Bravo e rivoluzionario come sempre sono sicura che Dio ti apprezza immensamente!

  4. Barbara ha detto:

    Grazie, perché sai sempre veicolare nel modo più giusto e diretto le parole del Vangelo, parole così antiche e straordinariamente moderne, capaci di adattarsi al mondo che cambia perché quel messaggio d’amore che sta alla base sarà sempre e per sempre attuale.

  5. Grazie, care amiche mie, vi abbraccio forte!
    Fabri

  6. falconieredelbosco ha detto:

    vorrei farti sorridere, con la mia parola di fornaio.
    I figli dei fornai (non tutti, ma una buonissima parte anzi al giorno d’oggi possiamo quasi dire il 98 %) non conoscono il loro padre. Perché? Non è difficile spiegarlo, ci provo con la mia esperienza.
    Il fornaio lavora di notte e il figlio dorme. Poi quando il figlio dopo essere andato a scuola torna a casa il padre è a dormire. Ci si può vedere alla cena, ma i figli hanno voglia di giocare e uscire per incontrare gli amici, la mamma di dice di non fare chiasso e non disturbare perché il papà è stanco e deve riposare perché il lavoro di notte è pesante (anche se non lo hanno considerato tra i lavori usuranti….chissà perché).
    Quando il figlio che ha percorso una strada diversa per non fare la fine del padre, diventa a sua volta padre, non ha l’esperienza per farlo e si rende conto di non conoscere quasi niente del proprio padre, e allora va da lui e si accorge che è diventato vecchio e fa fatica a lavorare per stanchezza e malattia. Il figlio guardando il padre negli occhi si accorge di quanto un padre ami il proprio figlio e allora decide di cambiare la sua vita per stare il più possibile accanto al padre. E lo fa attraverso il pane, il pane quotidiano.
    Non dice questo il Vangelo? Se il Pane vivo é Gesù, possiamo conoscere il Padre solo attraverso di lui, assaggiandolo più che possiamo e ascoltando ciò che ci dice ogni volta.
    Ora, io ho fatto la mia scelta più di trent’anni fa condizionando molto la mia vita( ero lanciato in una bellissima carriera già a 25 anni) per essere un buon padre, e mi rendo conto che forse non sono stato bravo a crescere i miei figli. Però ho una certezza : conoscendo l’amore di mio padre ho conosciuto l’amore del Padre e questo passando proprio dal pane che lui impastava ogni giorno, dal Pane che alla messa della sera lui gustava ogni giorno.
    un caro saluto Fausto

  7. Ti ringrazio, Fausto, hai scritto una cosa molto bella.
    L’umanità vera è sempre toccante e tu sei arrivato al cuore.
    Un abbraccio
    Fabrizio

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