Come disse Gesù (Gv 15,26-27. 16,12-15)

Annunci

Informazioni su fabrizio centofanti

E’ laureato in Lettere moderne con una tesi su Italo Calvino. Prima della vocazione sacerdotale è stato collaboratore di Mario Petrucciani nella cattedra di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Numerosi suoi saggi e recensioni sono stati pubblicati in quegli anni su “Letteratura italiana contemporanea”, Rivista quadrimestrale di studi sul Novecento, diretta da Giorgio Petrocchi e Mario Petrucciani e “La Discussione”. Suo un saggio su Leopardi e Rebora inserito nella raccolta di Atti del convegno di Ancona sull’autore di Recanati, dal titolo Leopardi e noi. La vertigine cosmica. Edizioni Studium, a cura di A. Frattini, G. Galeazzi e S. Sconocchia. Ha partecipato a diversi convegni letterari fino al giorno in cui è entrato in seminario. E’ sacerdote diocesano a Roma dal 1996, parroco dal 2005. Ora opera al Santuario della Madonna del Divino Amore, nel campo della spiritualità e dell’approfondimento della sacra scrittura. Studioso dei vangeli, tiene da molti anni una Lectio divina settimanale. Ha pubblicato: - un volume su Calvino (Italo Calvino. Una trascendenza mancata. Istituto Propaganda Libraria, 1993. (Nel 25° anniversario della morte è uscito per i tipi della Clinamen.) - uno su Rebora (Il segreto del poeta. Clemente Rebora: la santità che compie il canto. L’immagine interiore dagli appunti sul messale, Milano, Istituto Propaganda Libraria, 1987) - numerosi saggi e articoli di natura letteraria. - Le parole della felicità, edito dalla Laurus Robuffo, 2005. - il libro di racconti Guida pratica all’eternità, Effatà editrice, Torino, 2008. - Pret(re) à portér, Effatà, 2010. - Non superare le dosi consigliate, Effatà, 2011. Nel 2011, la casa editrice Effatà ha pubblicato il primo romanzo, Ecco l’uomo. Il secondo, del 2012, Nessuno è più importante di te, è uscito con Amazon. Un saggio su Rebora si trova in Marino Magliani, Il magazzino delle alghe, Eumeswil 2010. Ha pubblicato, nel 2012, il volume di poesie Nomen omen. Con Clinamen ha pubblicato, nel 2012, il romanzo E’ la scrittura, bellezza! Per Effatà, nel 2012, il romanzo Stelle. Per Clinamen, nel 2013, il romanzo Yehoshua. Per Effatà pubblica ancora, nel 2013, Salva L'anima e Il Vangelo come non l'avete mai letto. E’ tra i fondatori della rivista “L’Attenzione”. E’ fondatore, insieme con Franz Krauspenhaar, del blog collettivo La poesia e lo spirito (http://lapoesiaelospirito.wordpress.com), dove attualmente scrive. Le omelie sono raccolte nel blog Gesù per atei.
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

9 risposte a Come disse Gesù (Gv 15,26-27. 16,12-15)

  1. Raf ha detto:

    C’è più gioia nel donare che nel ricevere….

    Donerete ben poco se donerete i vostri beni.
    È quando fate dono di voi stessi che donate veramente.
    (Khalil Gibran)

  2. ema ha detto:

    Possano tutti gli uomini sperimentare almeno una volta nella vita” il soccorso che converte”.

  3. M&C ha detto:

    “Da mihi amantem et sentit quod dico.”.
     

  4. pam ha detto:

    ”Letto il discorso della montagna, che l’aveva sempre commosso, vide ora per la prima volta in questo discorso non astratti, bellissimi pensieri che per lo più ponevano esigenze esagerate e inattuabili, bensì dei comandamenti semplici, chiari e praticamente attuabili, i quali, qualora fossero stati attuati (ed era pienamente possibile), avrebbero prodotto un assetto assolutamente nuovo della società umana.”
    (L. Tolstoj, Resurrezione)

    Anche oggi Gesù direbbe cose nuove, cose che metterebbero in discussione il comune modo di pensare. Di fronte a ciò si può reagire con la chiusura ed il pregiudizio, oppure con una scelta di apertura, riflessione e progresso.

  5. vi ringrazio!
    sì, Gesù direbbe certamente cose nuove e destabilizzanti.
    sta a noi essere aperti allo Spirito.

    • robysda ha detto:

      – Parla sempre di dare, condividere: utopie, in un posto dove si cerca di strappare o di difendere.
      Gli ho chiesto: Yeochoua, perché scrivi questi appunti? Mi ha detto che un giorno serviranno, quando lui non ci sarà.
      – Pensa di morire presto?
      – E’ sicuro di dare fastidio, che si stia organizzando un attentato

      52. Date loro, Profeti d’Avventura

      Condividere a volte mette in crisi, ma spalanca le porte alla vita

  6. Stella Maria ha detto:

    Quel senso di beatitudine.
    La mia lettura del vangelo da adulta ha voluto per la prima volta, ovvero prima di essere “lectio”, essere un “fai da te” perchè, come per ogni libro, c’è un messaggio che ognuno deve cogliere e non è per tutti lo stesso. Così, oggi, quando ti sento spiegarlo e donarci il suo significato più vero sicuramente confermo o smentisco il primo impatto ma le smentite per fortuna sono poche, almeno nel senso profondo del significato del messaggio colto. Anche se non è questo il vangelo delle beatitudini vorrei dire che quando si ha fame o sete si può meglio apprezzare il gusto di mangiare o bere, in senso letterale o metaforico. Chi ha, spesso non apprezza e non dà valore a ciò che ha, mentre chi non ha e ha un profondo desiderio, quando lo soddisfa, ha un piacere fisico unico. Nella mia mente, non erudita di teologia, l’immagine più bella è sempre quella di quando assetato bevi, bevi acqua fresca, in quel momento lodi Dio anche solo sentendo il gusto della sete saziata.
    Così quando si dice “beati i puri di cuore”, mi viene in mente un bambino o una persona semplice, quella che un tempo avremmo chiamato “lo scemo del villaggio”, nessuno è più fortunato di loro perchè sanno sempre emozionarsi di fronte alle piccole cose e non hanno bisogno di effetti speciali per essere felici. Potrei andare avanti ma non è questo il contesto, da romana penso al significato che diamo a “beato te!”, con un piccolo senso di invidia verso colui che sa godere di tante piccole cose, che ha ciò che noi vorremmo e invece non sa apprezzarne il valore. La felicità nelle piccole cose è quella più duratura perchè si può ripetere l’esperienza che ci permette di essere sempre felici, l’inseguimento di grandi sogni o della felicità stessa, per chi non la sa cogliere, non fa altro che generare frustrazioni. Le piccole cose, come l’attenzione ai particolari fanno di noi persone in grado di ascoltare e saper sempre donare un sorriso che nasce dal cuore, illumina gli occhi e schiude le labbra. Il gusto di un desiderio soddisfatto ti dona quel senso di beatitudine che solo l’assaporare la fede, il Signore, può dare perchè ci sia soddisfazione piena, quello shalom tanto caro ai nostri padri ebrei da cui discendiamo. Concludo con una poesia di Trilussa, l’unica che so a memoria e mi ripeto quando sono triste:
    c’è un’ape
    che si posa,
    su un bottone di rosa
    lo succhia
    e se ne va.
    tutto sommato
    la felicità
    è una piccola cosa.

  7. grazie Stella, condivido in pieno questa visione.
    il vangelo parla di questa semplicità intensa, che riempie la vita.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...