Scegliere di amare Gv 10, 11-18)

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Informazioni su fabrizio centofanti

E’ laureato in Lettere moderne con una tesi su Italo Calvino. Prima della vocazione sacerdotale è stato collaboratore di Mario Petrucciani nella cattedra di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Numerosi suoi saggi e recensioni sono stati pubblicati in quegli anni su “Letteratura italiana contemporanea”, Rivista quadrimestrale di studi sul Novecento, diretta da Giorgio Petrocchi e Mario Petrucciani e “La Discussione”. Suo un saggio su Leopardi e Rebora inserito nella raccolta di Atti del convegno di Ancona sull’autore di Recanati, dal titolo Leopardi e noi. La vertigine cosmica. Edizioni Studium, a cura di A. Frattini, G. Galeazzi e S. Sconocchia. Ha partecipato a diversi convegni letterari fino al giorno in cui è entrato in seminario. E’ sacerdote diocesano a Roma dal 1996, parroco dal 2005. Ora opera al Santuario della Madonna del Divino Amore, nel campo della spiritualità e dell’approfondimento della sacra scrittura. Studioso dei vangeli, tiene da molti anni una Lectio divina settimanale. Ha pubblicato: - un volume su Calvino (Italo Calvino. Una trascendenza mancata. Istituto Propaganda Libraria, 1993. (Nel 25° anniversario della morte è uscito per i tipi della Clinamen.) - uno su Rebora (Il segreto del poeta. Clemente Rebora: la santità che compie il canto. L’immagine interiore dagli appunti sul messale, Milano, Istituto Propaganda Libraria, 1987) - numerosi saggi e articoli di natura letteraria. - Le parole della felicità, edito dalla Laurus Robuffo, 2005. - il libro di racconti Guida pratica all’eternità, Effatà editrice, Torino, 2008. - Pret(re) à portér, Effatà, 2010. - Non superare le dosi consigliate, Effatà, 2011. Nel 2011, la casa editrice Effatà ha pubblicato il primo romanzo, Ecco l’uomo. Il secondo, del 2012, Nessuno è più importante di te, è uscito con Amazon. Un saggio su Rebora si trova in Marino Magliani, Il magazzino delle alghe, Eumeswil 2010. Ha pubblicato, nel 2012, il volume di poesie Nomen omen. Con Clinamen ha pubblicato, nel 2012, il romanzo E’ la scrittura, bellezza! Per Effatà, nel 2012, il romanzo Stelle. Per Clinamen, nel 2013, il romanzo Yehoshua. Per Effatà pubblica ancora, nel 2013, Salva L'anima e Il Vangelo come non l'avete mai letto. E’ tra i fondatori della rivista “L’Attenzione”. E’ fondatore, insieme con Franz Krauspenhaar, del blog collettivo La poesia e lo spirito (http://lapoesiaelospirito.wordpress.com), dove attualmente scrive. Le omelie sono raccolte nel blog Gesù per atei.
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13 risposte a Scegliere di amare Gv 10, 11-18)

  1. M&C ha detto:

    Rispondere al male con il bene, distinguere tra ciò che ci toglie la vita e ciò che invece ce la dona: facile a dirsi, ma difficile a farsi finchè penseremo che, così facendo, “passiamo per fessi”!!!
    Io, come hai raccontato nell’omelia dei bambini delle 1° Comunioni (forse perchè sono ancora un po’ bambina anche io!), mi voglio concentrare su Cenerentola, che ha subito tutta la vita, senza reagire, il male e le angherie delle sorellastre e della matrigna, ma alla fine ha sposato il principe azzurro: altro che fessa !!!

  2. bioraffaella ha detto:

    “Chi ama si mette a servizio”…

    Servire è un atto d’amore, se dovessimo servire solo perchè dobbiamo, non faremmo altro che seppellire l’ Amore che Gesù stesso ci ha insegnato e ci ha donato.

  3. M&C ha detto:

    @Ema
    “Quando ci vuole ci vuole!”

  4. pam ha detto:

    Nei gruppi, nelle comunità, anche nelle aziende, a volte il rendere servizio viene scambiato per debolezza, remissività, e diciamo pure, per essere fessi. Accade dove forse l’io tende a prevalere su quello che è veramente l’ amore per il bene, un bene di tutti. Rendere servizio è in realtà il punto più alto della nostra crescita personale e spirituale. Si impara a rendere servizio quando la maturità raggiunta con la fiducia, la consapevolezza di se, la fede, per chi crede, in quell’energia di amore che è principio che scorre tutto l’universo, apre quella porta che permette di uscire dal proprio io per incontrare gli altri, e perseguire un bene più alto, quello che fa progredire le persone.

  5. Bella Omelia, che ci riempie di speranza e di forza per cercare di far capire che servire non toglie la dignità ma la fa crescere, e nel dare il buon esempio essere felici di testimoniare la vita di Cristo.
    Grazie della speranza che trasmetti ne abbiamo un grande bisogno, in questo momento di sfiducia e di caos che ci rende così insicuri sul futuro del nostro paese.
    Il buon pastore non dimentica mai ci aspetta e ci ama, e tu ne sei un grande esempio.

  6. lucia ha detto:

    Bella omelia per la dolcezza del suo messaggio.
    Dio che si confida…l’intimità del messaggio…”la condurrò nel deserto, l’attirerò, parlerò al suo cuore”.
    L’importanza del sentirsi amati e la forza che ne deriva.
    Tu sei il più importante di tutti.

  7. Stella Maria ha detto:

    Scegliere di amare è scegliere di conoscersi. Entrare nella fisicità dell’altro per arrivargli all’anima e lasciare una bandiera, come fece il primo uomo che mise piede sulla luna, o i conquistatori su una nuova terra, i pionieri… e poi tornare al proprio posto: io ci sono, ho lasciato il segno della mia presenza viva, ma è l’altro che decide quando togliere il vessillo, subito, domani o mai. La speranza è mai, che si tratti di un amico, un figlio, un compagno, un genitore, un fratello ma qui sta il rischio: puoi sperare, non obbligare, l’amore estorto, rubato, incatenato che amore è? Ami quando sai riconoscere la voce, l’odore, il sapore, sì proprio come dice il salmo di Dio, e chi ha il dono di sapere amare fino in fondo, veramente, ha la virtù della pazienza, costanza e solidità perchè non ha nel cuore fuochi di paglia ma roveti ardenti. Scegliere di conoscersi, scegliere di amarsi; se non conosci non ami e il culmine della conoscenza è quella biblica, intesa come fu detto per Adamo ed Eva, e poichè questo non è il solo modo di amare, la conoscenza è scoperta dell’altro in una reciprocità che non ha bisogno di parole perchè l’amore, quando ama in libertà e pazienza, può essere amato solo allo stesso modo e non vuole nulla di più, nulla di meno che amare come se stesso.

  8. grazie care: è bello leggervi, sentirsi capiti.

  9. marco1963 ha detto:

    Una volta facevo attenzione a “stare nel coro” (ho scelto un altro coro, in realta’…) ad allinearmi. Oggi non m’importa niente se passo per un sempliciotto poco furbo, sono anzi contento! Il servizio arricchisce dentro, senti che dalle mani e dall’anima scorre un flusso di amore che va verso l’altro, senti l’animo che si apre e la mente che si espande. Sei invaso ebfelice in un modo speciale. Mettersi al servizio dell’altro, difendere amore e servizio, con l’umiltà e l’apertura che dovrebbe contraddistinguerci, e’ fonte meravigliosa di benessere. E’ un modo speciale per conoscere l’altro. Per amarlo.

  10. è vero, Marco: nella vita l’apertura è tutto.

  11. robysda ha detto:

    Conoscersi, nel suo senso più profondo, un ponte per arrivare oltre l'”io”

  12. e per incontrarsi, finalmente.

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