Gesù si ritirò (Mc 1,29-39)

da qui

Annunci

Informazioni su fabrizio centofanti

E’ laureato in Lettere moderne con una tesi su Italo Calvino. Prima della vocazione sacerdotale è stato collaboratore di Mario Petrucciani nella cattedra di Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Numerosi suoi saggi e recensioni sono stati pubblicati in quegli anni su “Letteratura italiana contemporanea”, Rivista quadrimestrale di studi sul Novecento, diretta da Giorgio Petrocchi e Mario Petrucciani e “La Discussione”. Suo un saggio su Leopardi e Rebora inserito nella raccolta di Atti del convegno di Ancona sull’autore di Recanati, dal titolo Leopardi e noi. La vertigine cosmica. Edizioni Studium, a cura di A. Frattini, G. Galeazzi e S. Sconocchia. Ha partecipato a diversi convegni letterari fino al giorno in cui è entrato in seminario. E’ sacerdote diocesano a Roma dal 1996, parroco dal 2005. Ora opera al Santuario della Madonna del Divino Amore, nel campo della spiritualità e dell’approfondimento della sacra scrittura. Studioso dei vangeli, tiene da molti anni una Lectio divina settimanale. Ha pubblicato: - un volume su Calvino (Italo Calvino. Una trascendenza mancata. Istituto Propaganda Libraria, 1993. (Nel 25° anniversario della morte è uscito per i tipi della Clinamen.) - uno su Rebora (Il segreto del poeta. Clemente Rebora: la santità che compie il canto. L’immagine interiore dagli appunti sul messale, Milano, Istituto Propaganda Libraria, 1987) - numerosi saggi e articoli di natura letteraria. - Le parole della felicità, edito dalla Laurus Robuffo, 2005. - il libro di racconti Guida pratica all’eternità, Effatà editrice, Torino, 2008. - Pret(re) à portér, Effatà, 2010. - Non superare le dosi consigliate, Effatà, 2011. Nel 2011, la casa editrice Effatà ha pubblicato il primo romanzo, Ecco l’uomo. Il secondo, del 2012, Nessuno è più importante di te, è uscito con Amazon. Un saggio su Rebora si trova in Marino Magliani, Il magazzino delle alghe, Eumeswil 2010. Ha pubblicato, nel 2012, il volume di poesie Nomen omen. Con Clinamen ha pubblicato, nel 2012, il romanzo E’ la scrittura, bellezza! Per Effatà, nel 2012, il romanzo Stelle. Per Clinamen, nel 2013, il romanzo Yehoshua. Per Effatà pubblica ancora, nel 2013, Salva L'anima e Il Vangelo come non l'avete mai letto. E’ tra i fondatori della rivista “L’Attenzione”. E’ fondatore, insieme con Franz Krauspenhaar, del blog collettivo La poesia e lo spirito (http://lapoesiaelospirito.wordpress.com), dove attualmente scrive. Le omelie sono raccolte nel blog Gesù per atei.
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

11 risposte a Gesù si ritirò (Mc 1,29-39)

  1. ema ha detto:

    Siamo giudici di noi stessi …allora la resurrezione nasce da una domanda:

    “Signore, fino a quando dovrai sopportarci ?”

  2. Raf ha detto:

    Fermarsi a volte è necessario,perchè è l’unico modo per fare chiarezza dentro di noi e ascoltare nel silenzio ciò che Dio ci sussurra sottovoce.

  3. M&C ha detto:

    Gesù era un uomo con le nostre stesse fragilità e difficoltà, non era un supereroe: per me questa é una grande consolazione ed un sollievo, perché lo posso così sentire veramente solidale con me ed esempio concreto, reale da seguire.
    E molto mi fa riflettere questo invito ad una Fede matura, questo che sento come un richiamo all’umiltà ed alla mitezza.

  4. marcosic ha detto:

    Sapersi fermare, raccogliere le idee, recuperare noi stessi, risorgere anche grazie alla potenza e mitezza del Signore. E’ attuale e potente questo Vangelo, specie se confrontato con il nostro stile di vita (come chiarito nell’Omelia). Questo fermarsi ci può curare, come detto può aiutarci a “risorgere”. Aiutami Signore, voglio dire, a riservare sempre uno spazio per questa cura, per questo appartarsi in silenzio in tuo ascolto. Desidero però anche pensare all’ipotesi di Gesù uomo, Gesù fragile come noi, sottoposto a pressioni elevatissime, che non si arrendeva, che non si dava pace se non era certo di aver diffuso il Verbo, la Verità fino all’ultimo uomo, partendo dal meno importante. Anche questa visione è attuale. Voglio pensare che mi fa capire che non sono per niente un superuomo (non l’ho mai creduto, ma molti che conosco lo pensano di se stessi J), che ho le mie debolezze, i miei momenti come tutti. Ma è l’elaborazione di questi momenti che mi porta più vicino a Dio, che cura le mie crepe, che mi fa capire come “aggiustare” le cose. La fede è aprirsi ad un messaggio nuovo.

  5. L'Agnostico ha detto:

    Pensieri, parole, opere e omissioni….

    Peccare è umano, perseverare è diabolico, perdonare e avere misericordia è divino… non sono solo modi di dire.
    Per non cadere su queste 4 cose c’è bisogno di uno spirito puro, oserei dire divino e quindi poco probabile su questa terra.
    Inizierei da opere e omissioni: tu dici, per fare un esempio, che omettiamo tanto bene. E’ vero, volontariamente e involontariamente, ma come si concilia questo con la necessità di vivere il quotidiano?
    Mi spiego: vorrei soccorrere tutte le persone in difficoltà, essere la spalla di tutti quelli che conosco, e non, e che hanno bisogno di ascolto, vorrei fare l’elemosina a chiunque mi chiede un aiuto …. Ma ho un lavoro e una famiglia e coscientemente ometto il mio aiuto perché se perdo il lavoro finirò fra quelli che oggi vorrei aiutare o ci finirà la mia famiglia se penso sempre agli altri che non siano loro.
    Quante volte dico una bugia o ometto una verità perché dire ciò che è reale creerebbe sofferenza, o un pasticcio tale che in confronto l’omissione o la bugia sono una caramella invece della medicina amara per chi non ne ha bisogno?
    Parole: ci sono parole che feriscono più di una spada, verità che non si possono dire o che il dire creerebbe problemi insormontabili. Con le parole si uccide ma come si concilia con il rispetto per l’altro e il suo bene, il silenzio che non fa crescere, che allontana, che genera rancori sempre più grandi che poi esplodono come ordigni di una guerra che volevamo seppellire o mai dichiarare? Si può sempre stare in silenzio per non offendere, per non far sentire la propria verità, ed è giusto? Gesù diceva verità che fanno male e non aveva paura, qual è il confine fra il dire e il silenzio perché io non pecchi contro mio fratello?
    Pensieri: mi verrebbe voglia di urlare, vi prego lasciatemi almeno i pensieri! Il pensiero a volte è uno sfogo per quel che non si può dire o avere, e se il pensiero offende la morale comune, le leggi degli uomini e quelle di Dio … ma come si fa a non pensare? Pensare è quasi come sognare ma non parlo del pensiero che medita e organizza come uno stratega il male e la vendetta. Il pensiero a volte è solo evasione per un copro che soffre imbrigliato fra ciò che è giusto e ciò che non lo è, ciò che vorremmo e ciò che abbiamo, ciò che sentiamo e non sentiamo espressione vera di libertà almeno interiore.
    Questa formula unita ad altre di alcune preghiere mi fa pensare a una chiesa che ti ricorda che devi morire, che ogni cosa è peccato e non devi far altro che mortificarti e vivere nel dolore … fino ad affermare che tutto questo essere sempre in colpa, sia solo un modo per controllare le menti e far affermare sempre il valore di pochi, questa è oppressione e allontana da Dio o almeno dal Dio cristiano, altri sono più tolleranti e altri meno, è vero. Una chiesa che sa puntare solo il dito è la chiesa di Gesù? Evangelizza o fa fuggire per amore del libero pensiero?
    Qual è il metodo, o il metro per non stare ore a contar cose ad un sacerdote e sentirsi dire, “vabbè andiamo avanti, questo non è peccato …” non sentirsi degli imbecilli finendo per omettere quel fatto che lo è davvero? Come posso vivere secondo l’amore di Dio se poi i miei sensi di colpa, propri o indotti, per aver pensato, detto, operato e omesso creano più male che bene in una spirale che non ha fine? Come distinguere per non fare il fariseo ma cercar di non essere nemmeno il pubblicano?

  6. pam ha detto:

    Anche a me conforta pensare all’ umanità di Gesù – del resto, per comprendere e liberare gli uomini non poteva che essere carne e sangue lui stesso – al suo bisogno di ritirarsi per trovare tranquillità e ascolto. E’ una lezione di equilibrio e umiltà e, in fondo, anche di quotidiano ‘saper vivere’.

  7. vi ringrazio.
    per l’agnostico: io vedo il pentimento in un senso positivo che libera.
    un’ecologia dell’anima.

  8. Roby (s.d a.) ha detto:

    Con l’ascolto di queste parole non posso che provare una sensazione di benessere e speranza: è bello pensare che nonostante ogni fragilità e debolezza, c’è un abbraccio che libera e rassicura, pronto ad accogliere quando forte è la necessità e umile il desiderio di riconciliarsi; un cammino laborioso, da fare nella consapevolezza e nella più profonda sincerità

  9. L'Agnostico ha detto:

    L’unica risposta rimane la nostra coscienza, l’ago della bilancia fra peccato, e non, in pensieri, parole, opere e omissioni. Sperando di averla una coscienza! ma soprattutto la grazia di averla sul filo logico del comportamento divino e unico giudice non rimane che Lui. Finchè il metro è questo, Dio, se un dio esiste, fatica molto e la grazia non è più l’eccezione ma la regola in una società che ha creato idoli per sfuggire alla coscienza. Il pentimento c’è se c’è coscienza del peccato, l’ecologia dell’anima è possibile solo se Cristo è il termine di paragone ma se l’autorità fa di Gesù un essere astratto e delle sue leggi l’unica verità, si perde il senso del peccato e la coscienza, ma sarebbe meglio dire la non coscienza, diviene un’arma pericolosa per l’anarchia comportamentale dove il male la fa da padrone, il diavolo se la ride e Dio continua a far una fatica immane arrivando a chiedersi, come Gesù che era più umano: “per quanto tempo dovrò ancora sopportarvi?” L’unica speranza allora per la sopravvivenze del genere umano è la sua misericordia.
    SM

  10. pamela ha detto:

    Non peccare in pensieri, parole, opere e omissioni….

    Ha un valore reale non in quanto un’istituzione ammonisce e punta il dito, bensì se è uno stile, un’etica di vita che sentiamo e facciamo nostri, addirittura al di là di essere cristiani, azzarderei. Solo così c’è un senso vero, così come Gesù si ama liberamente, altrimenti si tratta di rispettare una convenzione, un obbligo, talora anche un po’ ipocritamente, mi verrebbe da dire.
    Certamente – almeno per quanto mi riguarda, non mi vergogno a riconoscerlo – capita di incorrere nell’errore, nel peccato, a volte ci si rende conto a posteriori di aver sbagliato.
    E il pentimento ha un senso se lo si vive con la voglia di progredire come individui, come un cammino di crescita. L’atto della confessione per ”liberarsi” la coscienza non penso valga molto.
    Parole, opere, ma anche e, soprattutto, pensieri e omissioni: è proprio in questi, secondo me, che vediamo chi siamo realmente.

  11. vi ringrazio!
    la coscienza, appunto.
    l’autenticità della vita, potremmo dire.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...