La mensa della Parola. 202

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Il banchetto

Gesù dice a Gabrielle di approfittare dei Suoi meriti. Fa l’esempio di un uomo che si è speso tanto per imbandire una tavola ricchissima, ma quando invita alla condivisione nessuno risponde, e molti si allontanano con gesti di disprezzo. Perché perdere una ricchezza così grande? Partecipiamo e invitiamo il più possibile: più condividiamo, più raccoglieremo.

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Bisogna

Cosa fare dei peccati? Gabrielle dice a Gesù che è pronta a raggiungerlo; ma i peccati? Lui le dice di darglieli: li laverà, ma bisogna che li dia.

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Il Vangelo del giorno 8. (Lc 12, 35-38)

Essere pronti significa, sostanzialmente, essere presenti, essere se stessi. Siamo noi stessi quando lasciamo convergere le tre dimensioni della personalità: il corpo, la psiche e lo spirito. La carne sente, la psiche orienta e lo Spirito trasforma. Rompere questa armonia significa alienarsi, dividersi interiormente. Se non sono unificato, non sono pronto, sono incerto su tutto, non so più con quale parte di me rispondere, e dunque non posso accogliere il Signore che viene per condividere la festa nuziale. Essere se stessi è impegnativo: bisogna cingersi la veste del servizio. Ma il Signore, nella sua benevolenza, partecipa a questo impegno: si cinge anch’Egli la veste, perché è venuto per servire; per questo il Padre gli ha dato il potere e il Regno.

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La mensa della Parola. 201

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La distanza

Vivere per piacere a Dio, dice il Cristo alla Bossis. È il decisivo spostamento dell’asse, nella nostra vita, la rivoluzione copernicana. Piacere a Dio o piacere a sé stessi: è la distanza tra il cielo e la terra.

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Il Vangelo del giorno 7. (Lc 12, 13-21)

Vorremmo che Gesù obbedisse ai nostri ordini (“di’ a mio fratello che divida con me l’eredità”), ma Gesù non c’è per questo. Anzi, c’è proprio per salvarci da questo, ossia dai vizi (qui, la cupidigia). La vita, ci ricorda, non dipende dall’avere, ma dall’essere. La parabola dell’uomo ricco, che vuole pensare solo a divertirsi, ha una morale trasparente: l’egoismo accumula tesori per sé, che perciò sono destinati a marcire. Bisogna arricchirsi per qualcun altro, anzi, l’Altro per eccellenza, il Signore. Siamo ricchi di ciò che abbiamo offerto: solo il gesto del dare mette in circolo le ricchezze dell’essere, salvandoci dalla ruggine dell’avere.

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La mensa della Parola. 200

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Di amore

Amare il prossimo come il nostro corpo, il nostro spirito, come tendendogli le braccia interiormente: è il consiglio del Cristo alla Bossis. Lui, di amore, se ne intende.

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XXIX domenica T.O.

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Il Vangelo del giorno 6. (Mt 12, 15-21)

Anche noi, forse, vogliamo cogliere in fallo Gesù: gli diciamo che le cose non funzionano, che permette il male, che i malvagi se la passano bene e i giusti soffrono. Gli rimproveriamo di non darci forze, capacità, aiuto. Gli riconosciamo di essere la verità, ma rinfacciandogli che tale verità si adatta male al mondo. Ammettiamo che nessuno lo mette in soggezione, ma i prepotenti l’hanno vinta, i potenti sfruttano il prossimo, i violenti spadroneggiano. In conclusione, gli poniamo la fatidica domanda: è lecito dare al mondo un tributo, scendere a compromessi, visto che il Vangelo appare impraticabile? Gesù conosce la nostra ipocrisia, sa che vorremmo salvare capra e cavoli, e dà una risposta che ci inchioda: date a Dio quel che è di Dio. Tutto è di Dio. Se qualcosa è fuori di Lui, è del nemico. Ecco perché san Paolo afferma che il denaro è la radice di tutti i mali. L’immagine di Cesare, del mondo, ha senso se è collegata col Creatore. Tutto ciò  che è sganciato da Lui, è esposto al caos. Ci sono cose al di fuori della fede: la burocrazia, le leggi umane, i meccanismi della vita civile. Ma nell’ottica di Dio, non c’è cosa che possa essere fuori dell’amore. Si tratta di portare alla coscienza il senso del tutto. Di riconoscere che Cesare è di Dio, non esula dal Suo progetto, altrimenti diverrebbe una realtà potenzialmente distruttiva.

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Domande

Perché non ci diamo interamente a Dio? Abbiamo riserve? Pensiamo ci sia qualcuno o qualcosa più importante di Lui? Ci sembra impossibile che si occupi di noi? Gesù fa a Gabrielle molte domande, ed è come le facesse a noi.

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Il Vangelo del giorno 5. (Lc 12, 8-12)

Riconoscere Gesù: è la priorità del Vangelo di oggi. C’è qualcosa, in noi, adibito a riconoscere la verità. Una volta riconosciuta, basta esserle fedeli. Staccandoci dalla verità, anch’essa si stacca da noi, di conseguenza. L’inferno è separarsi dalla verità, fino al punto da confondere il bene col male: è la bestemmia contro lo Spirito, che non sarà perdonata perché confondere gli spiriti impedisce al bene di agire. Se viviamo nella verità, non dobbiamo preoccuparci di difenderci: la verità si difende da sola, ha una forza intrinseca che si dispiega in favore dell’uomo.

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La celebrazione eucaristica di domenica 18 ottobre sarà alle ore 9.30 al Santuario nuovo.

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La parola

È questa la parola che ti serve,

lo so: mi fa risorgere dai morti,

ogni giorno. Ti sembra di smarrirti

tra sensazioni incongrue, nel dolore 

di un cuore crocifisso. Ma nel fondo

oscuro, nella scoria, dove niente

sembra vivere, eccetto la memoria –

anch’essa sofferente! -, nell’abisso

estremo dello spazio e del passare

del tempo, nella grotta senza forma,

ignota alle mappe dei potenti,

tra Maria e Giuseppe c’è il Bambino,

che nel fondo – nel fondo più perduto! -,

nell’abisso – l’abisso senza fondo! –

accoglie la tua storia, e la trasforma.

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La mensa della Parola. 199

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Da che parte

La gioia è nell’unità, dice Gesù a Gabrielle. Le raccomanda, per questo, di sentirsi partecipe della vita dei santi, di tutti coloro che hanno scelto l’amore. Due sono le vie: quella santa dell’amore e quella diabolica dell’odio. Non si può rimanere sulla soglia, bisogna decidere da che parte stare. Non c’è che l’amore, in cielo, e Gesù lo ha portato sulla terra.

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Il Vangelo del giorno 4. (Lc 12, 1-7)

Neppure un passero è dimenticato, davanti a Dio. Quindi possiamo stare tranquilli: siamo amati. Anche se avessimo sbagliato, anche se, alla fine della vita, ci accorgessimo che tutto è andato storto, non disperiamo: siamo amati. Possiamo stendere la nostra anima davanti a Dio, come un tessuto spiegato, e lasciare che ricucia gli strappi, lavi le macchie, restauri le rovine. Siamo amati da Dio: che cosa desiderare, più di questo?

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La mensa della Parola. 198

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Al centro

Tieniti al centro di te come il sole allo zenith, e le tue giornate saranno divine, dice il Cristo alla Bossis. È tutto in questa decisione: non lasciarsi sedurre dalla periferia, dalle paure, dai vizi capitali. Vivere ogni cosa con Gesù, che, chiamato, viene, desiderato, appare.

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