Il Piccolo manuale

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5 gradini per scavalcare la paura

1. La paura ha tante cause: un pericolo immediato, una situazione che fa sentire inadeguati, la malattia propria o di una persona cara.
2. Il risultato non cambia: una paralisi delle facoltà, una pesantezza di cuore, un’amarezza mista a rabbia.
3. Come sempre, anche in questo caso bisogna fermarsi e chiedersi: che mi sta succedendo? È conveniente farmi travolgere da questo sentimento?
4. Cambiando prospettiva, si affaccia la memoria buona: Dio mi ama, non permetterà che succeda nulla che non sia per il mio bene.
5. L’antidoto alla paura, dunque, non è il coraggio, ma la speranza in Dio, che mai abbandona.

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Tradizione

Il Cristo raccomanda alla Bossis di servirsi delle indulgenze: come, ogni giorno, bisogna spolverare i mobili, così occorre togliere la polvere dell’anima. Bellezza della tradizione: ha sempre un senso che sfugge ai modernismi del momento.

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Se togli il Crocifisso

di Raffaele Greco


Recentemente, discorrendo tra conoscenti, ho potuto notare la sorpresa e il disappunto sul viso di molti sentendomi dire che non trovo così scandaloso che qualcuno proponga di togliere il Crocifisso dalle sedi pubbliche, come ad esempio le aule scolastiche.

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La celebrazione eucaristica di domenica 19 gennaio sarà alle ore 9.30 al Santuario nuovo.

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Accettare gli altri in cinque passaggi

1. Che vuol dire accettare gli altri? Prima o poi, nella vita, dobbiamo prendere atto della difficoltà di questa operazione. Ci sono persone che ci fanno saltare i nervi, che non sappiamo come approcciare in modo sereno.
2. Proprio la mancanza di serenità deve essere un campanello d’allarme. Gesù vuole che restiamo nella pace, è il suo testamento: vi lascio la pace, vi do la mia pace. Dunque ciò che ce la ruba viene sicuramente dal nemico.
3. È l’avversario che cerca di farmi andare fuori dai gangheri. Sapendo questo, devo fermare i motori e chiedere a Gesù di non farmi portare via la Sua pace.
4. Come per miracolo, comincerò a vedere l’altro per quello che è: una persona con una storia, con delle difficoltà, con dei nodi irrisolti. Per la prima volta mi accorgerò che il suo atteggiamento non ha nulla in relazione con me, ma ha delle sue ragioni profonde.
5. A questo punto sono pronto per il grande passo: non mi concentro più sul mio fastidio, ma sui suoi problemi. E magari cercherò un modo per aiutarlo, sempre con l’aiuto di Gesù.

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Il passato

A volte siamo più realisti del re: ci maceriamo nel ricordo del passato, che appesantisce il cuore. Gesù dice a Gabrielle di evitare questo errore, di gettarsi fiduciosa, così com’è, spontaneamente, tra le Sue braccia, per gustarne la gioia. E aggiunge: posso darti altro?

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5 passaggi per superare la solitudine

1. La solitudine può essere un problema, soprattutto quando la avvertiamo come un’ingiustizia, un’offesa da parte degli altri, un abbandono. Ci sentiamo rifiutati, e non ci diamo pace. Perché cercano gli altri e non me? Cosa ho di cosi respingente?
2. Quando ragioniamo così, vuol dire che ci diamo troppa importanza: gli altri non perdono tempo a elaborare una raccolta di motivi per cui dovrebbero evitarci. Se mi considero il centro del mondo, mi basta che qualcuno non mi saluti come voglio per sentirmi ferito.
3. Un buon esercizio, quando crediamo di essere evitati, è osservare gli altri: non mi capiscono? Provo a capirli io. Non mi valorizzano? Cercherò di farlo io. In questo modo, crescerà in me  l’interesse per il prossimo, che me lo farà sentire più vicino.
4. L’essere umano vuole essere ascoltato. Se lo faccio, avrà verso di me un atteggiamento positivo, cercherà in me una compagnia. Tante solitudini dipendono dal fatto che non vogliamo essere i primi a porgere l’orecchio, ci aspettiamo che comincino gli altri.
5. Stiamo per comprendere che la solitudine non dipende dagli altri, ma da noi. Più siamo disposti a dare, più riceviamo. È una legge che caratterizza tutti gli aspetti della vita. Non vuoi soffrire la solitudine? Alzati e vai a fare compagnia a qualcuno. Siamo 7,7 miliardi, sulla terra.

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Pensieri

La vita dipende dai pensieri, dicevano i Padri. Per questo raccomandavano di chiedere sempre: sei dei nostri o sei dell’avversario? Anche il Cristo dice alla Bossis: abbi solo bontà nei tuoi pensieri, i tuoi atti saranno migliori. È quella che il Vangelo chiama vigilanza: la vita dipende dai dettagli, ci vuole molta cura.

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Come vincere l'orgoglio in 5 passi

1. L’orgoglio, per la Bibbia, è il grande peccato (Salmo 19,14}. È quella ferita sempre aperta, pronta a sanguinare appena riceviamo un messaggio negativo dall’esterno. Quando veniamo toccati là, siamo pronti a saltare, oppure ci maceriamo dentro, facendo finta di niente, ma ammalandoci giorno dopo giorno.
2. In questi casi, bisogna prendere il toro per le corna: riconoscere il malessere e ciò che lo provoca, comprendere che la sofferenza dipende da quello che riteniamo un delitto di lesa immagine.
3. Il punto è proprio questo: noi siamo a immagine di Dio. Come si è comportato Gesù, il Figlio di Dio, quando è stato insultato, ferito e ucciso? Riusciamo a vedere che in Lui l’orgoglio non ha potere, ma che è sconfitto dal potere più grande dell’amore?
4. È a Lui che dobbiamo guardare, dunque; è Lui che dobbiamo pregare per lasciar vincere a nostra volta la carità, che non tiene conto del male ricevuto.
5. Tutte le volte che l’orgoglio brucia dentro, ricordiamoci di Gesù nella passione: ogni stazione della via Crucis è la testimonianza che l’amore è più forte della morte, e che può vincere, se noi lo vogliamo, sul grande peccato.

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Fede

Le nostre preghiere, spesso, sono inutili, perché mancano di fede: moltiplichiamo le parole, ma come se non fossero udite. Gesù ascolta ed esaudisce, a modo suo, per vie misteriose. Chiediamo innanzitutto la fiducia: ne basta pochissima, come insegna il Vangelo.

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O Cuore Immacolato di Maria (seconda versione)

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Tardi ti amai (seconda versione)

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La pace in 5 passi

1. Siamo agitati? Ansiosi? Ci sembra che basti un nulla per metterci in subbuglio? Vuol dire che è urgente correre ai ripari.
2. È bene ricordare la tripartizione dei Padri: siamo corpo, psiche e spirito. Se vivo nella dimensione materiale, non posso fare a meno di preoccuparmi: l’avere si conquista e si perde, in una guerra senza tregua.
3. Anche se mi fermo nella dimensione psichica resterò impigliato, prima o poi, in pensieri che mi inquietano, producono conflitti, insinuano dubbi. Eccomi di nuovo di malumore e nervoso.
4. Ma posso decidere di scendere nella profondità di me stesso, in quella che santa Teresa chiama la settima stanza del Castello interiore dell’anima. Scoprirò che lì c’è il Re, Gesù, Colui che è la pace. L’incontro con Lui rivela la mia vera identità, mi permette di riconoscermi per quello che sono, un figlio di Dio.
5. È questo l’approdo. Come scrive García Lorca: verrà la pace come insegna Cristo, o non sarà mai possibile la soluzione del problema?
Sì, verrà, se lo voglio anch’io, oltre che Dio.

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Il Padre

Siamo un po’ intimiditi dal Padre. Lo confida Gabrielle a Gesù, il Figlio per antonomasia. Il quale la rassicura: tutto ciò che il Figlio ha fatto, lo ha voluto il Padre. Chi è amico del Figlio, chi lo ama, ama anche il Padre. Notizie che, come un balsamo, scendono nell’anima.

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5 passaggi per superare la rabbia

1. La rabbia, o ira, tende a prendere il controllo della persona, a imporsi su qualsiasi altra considerazione.
2. La prima cosa da fare è chiedersi: perché sono arrabbiato? Proprio perché è un sentimento totalizzante, fa perdere la misura delle cose, ingigantisce i contorni e incupisce i colori. Descrivere aiuta a dare proporzioni più equilibrate a qualsiasi evento.
3. La rabbia è energia. Il passo successivo è incanalare questa energia in qualcosa di costruttivo: una richiesta di spiegazioni, un impegno in qualcosa che interessa, una preghiera intensa.
4. Quando l’ira comincia a sbollire, bisogna provare a vedere gli aspetti positivi della situazione. Non ne esiste una che sia totalmente buona o cattiva.
5. In questo modo si passa dalla (auto)distruttività alla costruttività: siamo pronti per il passaggio dall’ira all’energia utilizzabile per la nostra giornata.

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Il pensiero di Cristo

La sindrome di Marta è l’affannarsi per molte cose. È una forma di mondanità. Gesù dice a Gabrielle di prestare attenzione a questo rischio, di non tornare al mondo se diventa mondana, perché non avrebbe più il Suo pensiero. Noi abbiamo il pensiero di Cristo, scriveva san Paolo, che aveva capito molte cose.

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O Cuore Immacolato di Maria

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I cinque gradini dell'umiltà

1. Si capisce che bisogna crescere nell’umiltà quando si sente la puntura dell’orgoglio, quando ci sembra di fare cose al di sotto delle nostre possibilità, quando qualcuno ci rivolge apprezzamenti che ci feriscono, e in genere quando c’è qualcosa che ci brucia perché sembra ledere la nostra dignità.
2. Appena sentiamo la puntura, dobbiamo chiederci: perché me la prendo? Cos’è che mi fa male? Mi ritengo così importante da ribellarmi a un ridimensionamento? È essenziale comprendere quali leve va a toccare l’evento che sembra nuocerci. Più precisamente si descrive ciò che sentiamo, meglio è.
3. Ora chiediamoci: vale la pena soffrire per questa cosa? Non conviene scendere di qualche gradino e accorgersi che non è poi così terribile?
4. Si scopre così che la gioia non dipende da condizioni esterne, ma da quello che sei. La grande lezione dell’umiltà è che non c’è niente di cui vantarsi, se non del fatto di essere amati da Dio, ed essere suoi figli.
5. L’ultimo passo è quello suggerito da san Paolo: non solo accetto di scendere i gradini, ma accolgo la sofferenza relativa come un trofeo, come l’unico, vero, possibile motivo di fierezza: di cosa mi vanterò, se non della croce di Cristo? Questa è l’umiltà che risuscita da ogni tipo di morte. Qui sta la vera grandezza del discepolo di Cristo.

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Semplice

Gesù insiste molto con Gabrielle sul fatto di rivolgersi a Lui in semplicità. Pensiamo, spesso, di doverlo fare con un linguaggio mediato, in forme preconfezionate. Ci convinceremo del contrario, prima o poi: Gesù tiene più di quanto immaginiamo al nostro affetto.

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