Siamo un popolo


Rimproveriamo i capi dei giudei, perché hanno fatto condannare Gesù; rimproveriamo la folla urlante, perché si è fatta trascinare nel rifiuto; rimproveriamo Pilato, per essersene lavate le mani; i soldati, per aver percosso e schernito il Nazareno. Rimproveriamo quelli che lo hanno abbandonato, tradito, facendone ciò che hanno voluto, sebbene il Cristo si fosse dato loro totalmente.
Ma anche oggi si dona, nell’eucaristia, e ne facciamo ciò che vogliamo: negligenti, distratti, indifferenti; pensiamo a tutto, tranne che al suo dono generoso, totale. Siamo un popolo di dura cervice, ora come allora. Ma a qualcuno, Gesù, toccherà il cuore.

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La celebrazione eucaristica di domenica 22 aprile sarà alle ore 16.00 al Santuario nuovo. Alle ore 11.15 alla Sacri.

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Servire Dio


A volte, tocchiamo con mano la mediocrità. Le giornate ci sembrano inutili, come se, impegno dopo impegno, il fare ci svuotasse, anziché riempirci. Gli altri ci ignorano, o ci sono ostili; le incompetenze superano le competenze, ci sentiamo inadeguati. Gli anni passano, la debolezza cresce, ci pare che tutto si inoltri verso il nulla.
Eppure una via d’uscita ci sarebbe. Prendo a caso dal deposito dei santi, che qualcosa della vita hanno capito. San Leonardo da Porto Maurizio dice questo: Oh, che gran verità abbiamo per le mani! Badate: noi siamo nati per servir a Dio. Che gran parola!
In effetti, se comprendessimo questo piccolo dettaglio, l’esistenza cambierebbe aspetto, per miracolo.

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Confidenzialmente


Se Gesù potesse lamentarsi, ne sentiremmo delle belle. Non credo che avrebbe da ridire su qualche sbavatura rituale o normativa, anche se la dottrina e il rito continuano a essere fondanti – e forse proprio per questo, oggi, vengono così demonizzati (sarà il demonio che li demonizza?). Penso che Cristo sarebbe addolorato per il fatto che non ci confidiamo, che non gli raccontiamo come va la vita, ciò che ci ferisce o ci consola. “Vi ho chiamati amici”, dice; ma noi teniamo le distanze, timorosi che rompa le uova nel paniere, che, se gli diamo un dito, si prenda tutto il braccio. Così Lui rimane là, a guardarci come chi si aspetta, da un momento all’altro, che qualcuno si decida a sbottonarsi.

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Chi è il Dio?


Noi credenti abbiamo un Dio. E un Figlio di Dio. E uno Spirito Santo. Roba da passarci la giornata, da riempirci le ore: con le Scritture, i sacramenti, le opere di carità.
E invece che facciamo? Pensiamo a noi stessi, ai nodi inestricabili dell’Io.
Verrebbe da chiedersi: ma chi è il vero Dio? Lui o noi? Se fosse Lui, avrebbe diritto a più attenzione. Un Dio lo è o non lo è: tutto il resto è noia, diceva quello.

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Le parole


Molti si affannano a cercare preghiere. C’è una gran quantità di libri che ne dispensa a iosa, come se nell’una o nell’altra si dovesse trovare la parola giusta, la formula magica capace di smuovere le leve decisive, di indovinare il metodo infallibile.
Ma la preghiera ce l’abbiamo, l’ha data Gesù. Ci sarà un motivo se ha messo in fila quelle frasi lì. Non dovremmo mai stancarci di ripetere il Pater: Dio stesso ha depositato nelle nostre mani le chiavi che aprono il suo cuore.

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Come si cambia


A un certo punto, nella vita, si affaccia la mania per i manuali. Cerchiamo regole che facilitino la vita quotidiana: come intessere buone relazioni, come imparare a cucinare, come scrivere un best seller. La manualistica è tra i generi editoriali di maggior successo. È il fascino, ad esempio, della Somma teologica di Tommaso d’Aquino: una trattazione cristallina della teoria e prassi cristiana della vita, che orienta pensieri, azioni e sentimenti.
In noi c’è un meccanismo creativo che ha bisogno di essere avviato: entra in azione quando diamo uno scopo all’esistenza, e usiamo l’immaginazione per vederlo realizzato. Non sono le idee a cambiarci, è l’esperienza; e un’esperienza immaginata nei dettagli è reale, per il cervello umano. È così che si produce ciò che potremmo definire il generatore automatico di virtù: si tratta di lasciare che a condurci sia la vera identità, permettendo allo Spirito di prendere la guida, di fare, detto in sintesi, la volontà di Dio, come un frutto prodotto spontaneamente dalla pianta.

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Sempre in mezzo (Lc 24, 35-48)

da qui

Sempre in mezzo
Domenica 15 APRILE 2018
III DOMENICA DI PASQUA (ANNO B)​ Continua a leggere

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Casa dolce casa


Gli altari, i paramenti, gli incensi, le grandi cerimonie: a volte, la religione è scenografica, simile a un film di Cecile B. De Mille, dove ogni parola risuona come dentro una grancassa. Oggi, quelle cose, non vanno più di moda. Anzi, in certi casi, si partecipa alla messa come alla sagra della pastasciutta, mancano solo gli stornelli e i balli popolari. Sarebbe bello trovare un equilibrio: considerare Gesù come uno di famiglia: scambiare un’occhiata complice, un bacio, un segno che ci sei, sei entrato nel mio mondo, che senza di Te non sarebbe più casa, intimità.

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L’amore


L’amore è un tema complicato. Ricordo una canzone dei “Giganti”, di qualche era geologica fa, che tentava di svolgerlo a più voci. Sarebbe bello confrontarsi, lasciare che ognuno dicesse la sua, secondo l’esperienza personale: un’opinione accanto all’altra, come in quel motivetto d’altri tempi. Fra le tante idee in proposito, è impossibile ignorare l’amore del Dio Uomo che si offre totalmente a noi, ricevendone in cambio indifferenza, scherni, bestemmie. È una pietra di paragone interessante.

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