L’idrovora e il dono

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[Su Aleteia]

A un certo punto della mia esistenza mi sono chiesto da dove provenisse la tristezza che sentivo dentro. Arrivava così, all’improvviso, e sembrava un’idrovora che ingoiasse la mia vita. Pareva invincibile: una specie di demone che si impadroniva del cuore e lo teneva in pugno.

Poi ho chiesto a Gesù. Gli ho detto: cos’è, Gesù, questo stato devastante, di fronte al quale non c’è contromisura né difesa che tenga? Ho lasciato che la risposta emergesse dal profondo, ed è arrivata.

Ho capito che la tristezza prendeva il sopravvento quando ero incompreso, contraddetto, rifiutato. Tutto crollava, in quei momenti, senza che potessi farci nulla. Il problema era la ricerca di gratificazione: se tutto andava bene, provavo una sensazione di benessere; ma in presenza di delusioni e fallimenti, l’idrovora tornava a macinare.

Cercare la gratificazione è la radice del male. L’unica risposta ai nostri desideri più profondi può venire da Dio, che è amore vero. Solo da Lui posso aspettarmi di non essere tradito, ingannato, abbandonato. Solo Gesù è disponibile a spiegare e ad aspettare. Lui solo può insegnarmi che “c’è più gioia nel dare che nel ricevere” (Atti 20,35).

Oggi, appena arriva l’idrovora della tristezza, mi chiedo: che gratificazione sto cercando? Quali attese sbagliate si sono impadronite del mio cuore? Così l’incubo di un tempo è diventato un modo di pensare a Dio, di chiedere a Gesù di gratificarmi di nuovo col suo amore, di insegnarmi a donare con gioia.

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L’amore finto del contraccambio (Lc 14, 1. 7-14)

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L’amore finto del contraccambio

Omelia di don Fabrizio Centofanti

Domenica 28 agosto 2016 (XXII Domenica del Tempo Ordinario – anno C) Continua a leggere

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Le celebrazioni eucaristiche di domenica 28/8 saranno alle ore 8.00 e alle ore 17.00 al Santuario nuovo

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Aprite quella porta (Lc 13, 22-30)

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Parliamo con Gesù

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Italo Calvino, in un suo racconto, ha scritto una frase che si attaglia al momento presente: “Non c’è più nessuno che ascolti nessuno. Solo la notte ascolta se stessa” (Un re in ascolto). Ci vuole poco a capire che la gente, oggi, ha un disperato e insoddisfatto bisogno di parlare. Poiché gli orecchi disponibili scarseggiano, le categorie più ambite sono quelle degli psicologi e dei preti.

Non di rado, però, si può uscire delusi anche da questi tentativi: la psicologia, a volte, complica la vita, anziché semplificarla; i sacerdoti sono spesso talmente indaffarati da non riuscire a dare spazio sufficiente ai colloqui coi fedeli.

L’uomo è un essere comunicativo: ha bisogno di condividere il suo mondo, di esprimere sentimenti e stati d’animo, esperienze e visioni della vita. Se non riesce nell’intento, trova altre strade per sfogare le energie: l’industria pornografica fa grandi affari grazie a una sorta di incomunicabilità globale, di un ripiegamento triste su se stessi.

In realtà, per il credente, ci sarebbe una soluzione quasi sempre trascurata, forse a causa di un’incompetenza addebitabile agli stessi direttori spirituali: parlare con Gesù, sostare con Lui e raccontargli quello che si vive. Solo in questo dialogo costante i nodi si sciolgono, i problemi si chiariscono, la pesantezza si muta in leggerezza. Gesù sta lí, in attesa di una scelta.

La guarigione nasce sempre da un racconto: che cos’è la Bibbia se non la grande narrazione dell’amore del Padre per suo figlio, del Creatore per la sua creatura? Il diavolo è muto, dice qualcuno, e non ha torto: lui vuole che il dialogo tra Dio e l’uomo si interrompa, che sia sostituito dal silenzio tombale della morte. Parliamo con Gesù, e la vita fiorirà di nuovo, per miracolo.

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Politically correct

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Il vero problema del credo cristiano, oggi, è il politicamente corretto. Gesù parlava secondo verità, e non guardava in faccia a nessuno. Oggi si guarda prima la faccia del destinatario e ci si regola di conseguenza, togliendo o aggiungendo a seconda della convenienza o del quieto vivere. In questo stile non c’è nulla del Vangelo, della parresia del cristianesimo, del compromettersi fino all’effusione del sangue. Se Gesù avesse voluto andar d’accordo con tutti, avrebbe fatto una brillante carriera. Non è stato così: si è inimicato i potenti, per sostenere i deboli, è stato giustiziato, per avere predicato un Dio che è amore integrale e non un idolo a compartimenti stagni, a sezioni intercambiabili. Il credente politicamente corretto si illude due volte: primo, di essere un discepolo di Cristo; secondo, di raggiungere qualche esito valido, con la sua edulcorazione del messaggio. In realtà riceve solo la paga di un intimo disprezzo, il sorriso ironico di chi conserva la propria identità e non la svende per nessun motivo.

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La Madonna coperta

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Al meeting ciellino di Rimini hanno coperto la Madonna: avrebbe potuto offendere le altre religioni. Un gesto simile offende, in realtà, la sola intelligenza. Per l’Islam, Maria è la Madre del Profeta di Nazaret, dunque non c’è nulla da nascondere. Ma anche fosse una provocazione, sarebbe un buon motivo per toglierla di mezzo? Temo che la Vergine sia invece sparita dal cuore di qualcuno. Il simbolo fecondo di una maternità che salva è troppo stridente in tempi di aridità spirituale, di cedimento al politically correct. La verità di una fede che valorizza il corpo, restituendolo alla purezza di una comunicazione reale, stona col dilagare della virtualità, in cui si è perso il senso di una vicinanza vitale e calorosa. Coprire la Madonna significa nascondere la vita, privarsi della via d’uscita a una violenza senza freni. Coprire Maria vuol dire esporre in bella mostra i nervi scoperti di una civiltà al tramonto.

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Fuoco! (Lc 12, 49-53)

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Omelia di don Fabrizio Centofanti

Domenica 14 agosto 2016 (XX Domenica del Tempo Ordinario – anno C) Continua a leggere

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Le celebrazioni eucaristiche di domenica 21 agosto saranno alle ore 8.00 e alle ore 17.00 al Santuario nuovo

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I 7 passi della conversione secondo il Salmo 50

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1) Secondo il Salmo, il primo passo è chiedere pietà: ecco l’importanza del Kyrie eleison, all’inizio dell’Eucaristia. Ciò è richiesto dalla relazione: non mi salvo da solo, ho bisogno che l’Altro mi si muova incontro, mi riscatti col suo amore.

2) Dio può cancellare il peccato: ciò è fondamentale. La trasgressione è un debito: se il debito non fosse condonato, ne saremmo schiacciati, finendo i nostri anni nella prigione del rimorso.

3) L’uomo, però, deve ammettere di avere questo debito, non può fingere che non esista. Non c’è misericordia senza la coscienza chiara del peccato. Perciò i tentativi di minimizzare la colpa, ostacolano la dinamica della trasformazione.

4) Dovremmo avere sempre avanti agli occhi il peccato commesso, per ricordare che siamo salvati. Tale consapevolezza crea in noi la virtù dell’umiltà, e ci predispone a perdonare gli altri.

5) Il peccato è sempre contro Dio: è un misconoscimento del suo amore, della relazione vitale con Lui. È l’opzione per l’idolo, l’esaltazione dell’ego.

6) Per superare questa fase narcisistica occorre la sincerità del cuore, la conoscenza di sé, dei propri limiti, delle tendenze peccaminose sempre vive, su cui bisogna vigilare.

7) Da qui nasce la sapienza vera, che sgorga dall’intimo, producendo la gioia profonda e autentica, capace di annunciare.

Testo

[1]Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.
[2]Quando venne da lui il profeta Natan dopo che aveva peccato con Betsabea.

[3]Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia;
nella tua grande bontà cancella il mio peccato.
[4]Lavami da tutte le mie colpe,
mondami dal mio peccato.

[5]Riconosco la mia colpa,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
[6]Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto;
perciò sei giusto quando parli,
retto nel tuo giudizio.

[7]Ecco, nella colpa sono stato generato,
nel peccato mi ha concepito mia madre.
[8]Ma tu vuoi la sincerità del cuore
e nell’intimo m’insegni la sapienza.

[9]Purificami con issopo e sarò mondo;
lavami e sarò più bianco della neve.
[10]Fammi sentire gioia e letizia,
esulteranno le ossa che hai spezzato.

[11]Distogli lo sguardo dai miei peccati,
cancella tutte le mie colpe.

[12]Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
[13]Non respingermi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.
[14]Rendimi la gioia di essere salvato,
sostieni in me un animo generoso.

[15]Insegnerò agli erranti le tue vie
e i peccatori a te ritorneranno.
[16]Liberami dal sangue, Dio, Dio mia salvezza,
la mia lingua esalterà la tua giustizia.
[17]Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode;
[18]poiché non gradisci il sacrificio
e, se offro olocausti, non li accetti.
[19]Uno spirito contrito è sacrificio a Dio,
un cuore affranto e umiliato, Dio, tu non disprezzi.

[20]Nel tuo amore fa grazia a Sion,
rialza le mura di Gerusalemme.
[21]Allora gradirai i sacrifici prescritti,
l’olocausto e l’intera oblazione,
allora immoleranno vittime sopra il tuo altare.

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