La celebrazione eucaristica di domenica 2 ottobre sarà alle ore 16.00 al Santuario nuovo.

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L’agenda di Dio

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Spesso ci interroghiamo su quale sia stata o possa essere la svolta nella nostra vita. Perché è innegabile che una svolta ci voglia: è qualcosa che sentiamo dentro, come fosse scritto da sempre che funzioni così. Da giovani pensiamo si tratti di obiettivi sufficienti a dare impulsi all’esistenza: una laurea, un matrimonio, un posto di lavoro.

Poi ci accorgiamo che queste cose incidono, ma non coincidono con l’intuizione che custodiamo in qualche angolo del cuore, come il presentimento di un destino. Deve trattarsi, dunque, di qualcosa di diverso. Da sacerdote, mi sono occupato a lungo di questo tema intrigante, finché ho scoperto che i Padri della Chiesa avevano già trovato la risposta: la svolta di cui parliamo è l’appuntamento che Dio ha stabilito da sempre per l’incontro con noi, segnandolo nella sua agenda.

Sì, in quell’agenda c’è anche il nostro nome. Dai secoli dei secoli, Lui ha stabilito che incontrassimo quella persona, vivessimo quella situazione, restassimo segnati da quella specifica esperienza, diversa da tutte le altre. Da allora, la vita è cambiata. Forse non ce ne siamo accorti, ma in quel giorno è stato messo un seme destinato a sbocciare per l’eternità.

I Padri hanno chiamato questa svolta la memoria dell’amore. Da allora in poi, troviamo qui la nostra identità, nel ricordo che apre il cuore, che fa scorrere di nuovo il flusso dello spirito. In questo senso, i libri sono utili, gli insegnamenti preziosi, ma nulla potrà mai sostituire quell’evento, quel tocco di Dio, che aveva stabilito di raggiungerci in quel giorno e in quell’ora, scritti da sempre nella sua agenda personale, a caratteri d’oro.

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Qual è il tuo nome? (Lc 16, 19-31)

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[questa ripresa è di Valeria Vezzil]

Qual è il tuo nome?

Omelia di don Fabrizio Centofanti

Domenica 25 settembre 2016 (XXVI Domenica del Tempo Ordinario – anno C) Continua a leggere

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La celebrazione eucaristica di domenica 25 settembre sarà alle ore 16.00 al Santuario nuovo

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La terapia del grazie

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Spesso la nostra vita si ingrigisce, e non sappiamo perché. È come se venisse rosa da un tarlo segreto, senza nome, che agisce contro il nostro benessere e la nostra volontà. La psicologia ha provato a dare nomi a questo malessere: disadattamento, nevrosi, sindrome maniaco-depressiva. Anche l’etica e la religione si sono impegnate a decifrare questa misteriosa malattia, attribuendole altri nomi: egoismo, demone del mezzogiorno, filautia.
Molte sono le soluzioni proposte per liberarsi di questa pesantezza: dalla psicoanalisi allo yoga, dalle filosofie orientali a tutti i cascami del new age, buoni soltanto a moltiplicare gli affari con gli ingenui.
La fede cristiana propone i suoi criteri. Si sa che Gesù ha indicato nella gioia la caratteristica precipua del credente. Ma tutti abbiamo fatto l’esperienza di quanto sia difficile trovare e conservarla, questa gioia: lo testimoniano certe assemblee cristiane, in cui il prete non riesce a strappare un sorriso neanche facendo il solletico ai fedeli.
Ciò accade perché non si lascia emergere l’anima profonda del Vangelo. Se si leggesse bene, si capirebbe che Gesù indica nella preghiera lo strumento per raggiungere la gioia. Ma anche pregando riusciamo a equivocare. Infatti, leggendo tra le righe, si comprende che il Signore raccomanda non solo di chiedere, ma di ringraziare. Anzi, il segreto della preghiera è ringraziare prima di chiedere. Se comincio a farlo mi rendo conto di tutto ciò che ho, dei doni straordinari che Gesù mi ha fatto. La gioia esplode prima che io chieda ciò che voglio avere, perché, ringraziando, mi accorgo del tesoro infinito che già ho, anzi, che già sono. E’ l’essere la felicità. Ma dell’essere mi accorgo solo se ringrazio Chi me lo ha dato. Questa si chiama terapia del grazie. Funziona meglio di ogni altro sistema creato a uso e consumo di chi la felicità la toglie, perché coltiva l’egoismo. Grazie, Gesù, perché mi hai dato questo, questo e questo (qui ognuno metta ogni giorno i motivi del ringraziamento). Aiutami a vivere ciò che mi hai donato così come tu vuoi.

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Le preghiere dello spirito

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Preghiera per accedere allo spirito

Signore, Tu vedi che il mio cuore è triste,
schiacciato da pesi che neanche riconosce,
chiuso da una pietra sepolcrale che nessuno è capace di rimuovere.
Le ho tentate tutte per uscirne,
ma umanamente non c’è soluzione.
Solo aprendomi a Te, al tuo Spirito vitale,
posso attingere alla tua Risurrezione.
Solo entrando nella tua Bellezza
posso emergere dalla bruttezza del peccato,
dagli effetti del materialismo.
Donami ciò che è Bello, Buono e Vero,
fammi comprendere che la sofferenza,
unita alla Passione tua e della Chiesa,
è una sfida a superare me stesso,
a lasciarmi alle spalle il mio egoismo,
a decidere finalmente di cambiare,
a gustare la bellezza intangibile della Pasqua eterna.

Preghiera per vivere nello spirito

Signore,
insegnami a fare silenzio,
a riconoscere ciò che si agita in me,
a guardare in faccia la mia ombra.
Aiutami a capire che non devo temerla,
ma solo rendermi conto
che da solo non posso liberarmene.
Fa’ che sosti, ogni giorno, davanti a Te,
in ascolto della dimensione profonda dello spirito,
la realtà sconosciuta che pure mi appartiene,
dove si trovano tutte le risposte,
le diverse prospettive,
da cui nascono parole e gesti nuovi,
che a loro volta innescano dinamiche diverse,
dando luogo a quel circolo virtuoso
che è la vita con Te.

Preghiera per accedere allo Spirito di Cristo

Signore Gesù Cristo,
fammi comprendere che l’accesso alla mia vera identità
è possibile solo aprendomi al tuo Spirito.
Permettimi di vedere con chiarezza
che posso trovare la mia strada
solo scoprendo che le tue vie non sono le mie vie,
e i tuoi pensieri non sono i miei pensieri.
Lascia che sorga in me il desiderio
di procedere nella direzione contraria
alle mie ossessioni.
Fa’ che in questo modo trovi definitivamente
l’identità autentica,
ciò che in me è inalienabile,
indipendente dagli eventi esterni,
corrispondente all’immagine
che da sempre ti sei fatto di me.

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Catechesi al Santuario del Divino Amore. 15

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I Pad, I Hope (Lc 16, 1-13)

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Avere o essere?

Riflessione di don Fabrizio Centofanti

Domenica 18 settembre 2016 (XXV Domenica del Tempo Ordinario – anno C) Continua a leggere

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Preghiera nella disperazione

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Anche se sono triste o disperato, Signore,
so che sei qui, vicino a me.
Se Tu sei qui, anche nella tenebra più fitta
si accende una luce.
E quella luce è il segno che la tua Vita è più forte.
E la tua Vita è così forte da rimettermi in piedi,
da asciugare le mie lacrime,
da spingermi a gridare al mondo
che perfino nella tristezza e nella depressione,
perfino nella disperazione che attanaglia il cuore,
c’è ancora un posto per la speranza,
c’è ancora un posto per Te che sei Luce,
Forza, Ottimismo irresistibile.

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Un metodo semplice di discernimento

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Spesso ci chiediamo quale sia il criterio di discernimento che possa aiutarci nelle nostre scelte, o anche solo nel respingere o accogliere un’idea, un pensiero, un sentimento. Per i Padri della Chiesa questo era un punto cruciale, tanto da consigliare di porre una domanda ad ogni impulso proveniente dall’interno: sei dei nostri o sei dell’avversario?

Nella storia della spiritualità cristiana ci sono molte proposte, in questo campo: una della più famose è quella di sant’Ignazio di Loyola, vero maestro di discernimento spirituale, come tutti sanno. Ma il suo metodo è complesso, e soprattutto richiede la presenza di un direttore spirituale.

C’è un’altra possibilità più semplice, ma altrettanto efficace; chiederci, quando si affaccia un pensiero o un sentimento: dove mi porta tutto questo? A soddisfare me stesso, anche sottilmente, a farmi sentire più importante, a procurarmi un vantaggio più o meno consapevole? Oppure mi aiuta a uscire da me stesso, ad andare verso l’altro, a farmi crescere nella capacità di amare?

Le ferite creano in noi dei meccanismi di difesa, che ci fanno vivere un poco più tranquilli, ma imbavagliano la nostra autentica personalità. Il demonio agisce su questi meccanismi, per impedirci di fare progressi nell’amore. Discernere nel modo suddetto ci orienta a superare le difese e le autoaffermazioni e a sperimentare quell’amore che libera e guarisce noi stessi e gli altri.

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