Abbà


Temiamo la nostra debolezza: ci angoscia divenire coscienti di limiti a volte insuperabili. San Paolo ha pregato che il Signore gli togliesse una spina nella carne, ricevendo una risposta spiazzante: ti basti la mia grazia. Più siamo bambini che riconoscono la loro insufficienza, più Dio ci porta in braccio, come un padre. Abbà, grida lo Spirito, e il Papà non può non rispondere all’appello.

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Gridare


Abbiamo fame, fame di essere. Mi ha colpito, su Instagram, il video di una lontra che grida perché le diano il cibo. Facciamo come lei: gridiamo a Gesù, finché non ci esaudisca. Non sarà più pronto a soddisfarci che a negarci il dono? Dio lo conosciamo poco: c’è chi si augura che non esista, ma l’Essere è Lui. Qualcuno dovrà pure difendere il tesoro dagli assalti nemici. Se ci stringiamo a Cristo, riceveremo la sua essenza, saremo con Lui una cosa sola. Siamo fatti l’uno per l’altro: felicità, per noi, è conseguire questa meta.

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Il tuo tesoro


Dov’è il tuo tesoro, dice Gesù, là sarà anche il tuo cuore. Ma qual è il tesoro di cui parla? Oggi che regna il dio denaro, tendiamo a ragionare in termini economici: pensiamo a un gruzzolo messo da parte, a qualche proprietà, anche intellettuale. All’estremo opposto, si scade nel sentimentalismo, nell’affiorare melenso di sensazioni domestiche o romantiche. Ma il Cristo intende un’altra cosa: il tesoro è il presente, il momento in cui si vive. Se non apriamo a Lui questa esperienza, perdiamo quanto di più prezioso possediamo: il qui e ora della vita, l’adesso irripetibile.

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Preoccupazioni


Non siamo occupati, ma preoccupati. C’è sempre qualcosa che ci affligge, come ne avessimo bisogno. Ci svegliamo, al mattino, in cerca di ciò che non va, per mettervi riparo, parare i colpi, non essere fregati, come si dice in gergo. Un modo ci sarebbe, per non affogare in un mare di meschinità: pensare alle preoccupazioni di Gesù, alle anime smarrite, alla salvezza del mondo.

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Saldi di fine stagione


Espiare è una parola che non piace, soprattutto oggi, che una fede all’acqua di rose fa passare tutto e sorvola su tutto. C’è una sorta di euforia buonista che non vede più il peccato, che nega il male, nascondendolo sotto il tappeto di false sicurezze. Ma il peccato rimane, e va espiato. Se lo facciamo sulla terra, aderendo alle sofferenze di Gesù, è ancora più gradito a Dio, essendo un atto libero. In purgatorio sarà un atto necessario. Pensieri simili sembrano affondare in un medioevo morto e sepolto, e invece risplendono nel presente eterno di Dio, dove la verità se la ride delle riviste teologiche à la page.

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Ogni mattina


Chi dice la gente che io sia? Gesù lo chiede ancora. E voi, chi dite che io sia? Come reagiamo? Guai a relegarlo in un passato che non sfocia nel presente. Ancora oggi dice: seguimi. E noi, che rispondiamo? È davvero la persona più importante, il fine ultimo della nostra vita? “Perché non possiamo non dirci cristiani”, scriveva Benedetto Croce. Ma le domande sono più incisive di una riflessione: chi è per me Gesù? Sono disposto a seguirlo, lasciando tutto il resto? È la sfida che accende ogni mattina.

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La parola perduta


Gli israeliti non potevano avvicinarsi al monte del convegno: chiunque lo toccasse, uomo o animale, restava folgorato. Chi vedeva Dio, moriva. Poi è venuto Gesù, il riparatore, e ha detto agli apostoli: non temete, sono io. È la svolta dell’amore che supera ogni ostacolo, che decide di agire in qualsiasi condizione. Per definirlo, si è andati a ripescare una parola quasi perduta, come la dignità dell’uomo e della donna: agape, la carità che non ha limiti né fine.

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Farfalle


Dimentichiamo di essere felici, pensiamo sempre ad altro. Siamo bruchi che strisciano, oppressi dai cattivi pensieri. Chi striscia non può pensare bene: continuiamo a guardarci di traverso, mettendo in evidenza le mancanze, i limiti, i difetti. Quando lo sguardo del Creatore, il suo Progetto, ci trasformeranno; se faranno di noi farfalle nobili, agili, che volano con leggerezza sul campo della vita, sarà tutto diverso: gioiremo nella luce di Cristo, come fossimo nati in quel momento.

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La Patria (Mc 6,1-6)

da qui

La patria

Domenica 8 LUGLIO 2018
XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)​ Continua a leggere

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Misteri


La Trinità è un mistero. Famoso è l’aneddoto di sant’Agostino sul bimbo che, in riva al mare, cerca di riversarlo in una buca. Anche noi falliamo, ogni volta che proviamo a capire. La soluzione sta nell’accogliere l’immagine che suggerisce la tradizione della Chiesa: un abbraccio incandescente che brucia il nostro cuore, con un fuoco che divampa se siamo consapevoli del nostro nulla.

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